Snow Patrol

Fallen Empires

2011 (Fiction) | alt-pop

Strana storia, quella degli Snow Patrol. La band formatasi in Scozia (sebbene molti componenti provengano dall'Irlanda del Nord), negli anni Novanta viveva all'ombra di colleghi come i Belle And Sebastian ai margini della scena indie, con un'etichetta - la Jeepster - che mai ha creduto veramente nelle sue potenzialità. Firmato un contratto con una major, sono arrivati singoli e album di successo, un premio Ivor Novello e più di recente anche l'opportunità di accompagnare gli U2 in tournée.
Sempre in equilibrio tra riff spumeggianti e momenti più riflessivi, Gary Lightbody e soci si sono attirati anche una discreta dose di antipatie - i critici con la puzza sotto il naso li considerano la "versione indie-rock di Phil Collins", mentre Nicky Wire dei Manic Street Preachers pochi anni fa denunciò la scarsa originalità della loro proposta. Troppo safe, per i suoi gusti. "D'altronde Terry Wogan è un loro fan", disse, con il chiaro intento di denigrare tanto loro quanto il veterano presentatore radiofonico. Ma a quanto pare non vedremo mai il buon Gary perdere le staffe, e in quell'occasione si limitò a far notare che la loro musica può sembrare noiosa solo se ascoltata superficialmente. Poi si è messa di traverso anche una singolare inchiesta di Travelodge, che ha stabilito che gli Snow Patrol (al terzo posto, sul podio insieme ai Coldplay e a Michael Bublé) sarebbero i "most sleep-inducing artists" secondo i clienti della catena internazionale di alberghi...

Dopo il grande successo di "Run" e di "Chasing Cars" non è stato facile scegliere con leggerezza quale nuova strada intraprendere. Che fare? Si può cambiare la squadra che vince? E se poi il rischio è quello di perdere i tanti fan conquistati grazie alla serie "Grey's Anatomy"? Le pressioni sono state parecchie, e il writer's block di Lightbody ha reso per qualche mese il lavoro molto più complicato del previsto. Gli Snow Patrol avevano già inserito qualche elemento di novità nel disco precedente e soprattutto nel singolo di lancio della doppia antologia "Up To Now", e stavolta sembrano abbracciare con più convinzione, in alcuni episodi chiave di "Fallen Empires", sonorità elettroniche.
Ma la loro non è una vera e propria svolta - i fan delle loro ballads malinconiche e dei loro inni da stadio non si allarmino: non siamo di fronte ad un nuovo "Achtung Baby", come certa stampa suggerisce, e men che meno davanti al "99.9 °F" del 2011. E già, perché il loro alternative rock edulcorato e le liriche emozionali scritte da Lightbody sono ancora un marchio di fabbrica, e il risultato è semmai molto più accostabile alle atmosfere del disco "Whatever You Say, Say Nothing" dei Deacon Blue di Ricky Ross, prodotto da Steve Osbourne e Paul Oakenfield (e del singolo successivo, "I Was Right And You Were Wrong"). Elegante, senza esperimenti stravaganti, con un synth-pop che è solo il vestito nuovo adattato a un songwriting familiare e ormai ben collaudato.

Accantonato il poco accattivante titolo "Where We Make Our Home", "Fallen Empires" è un disco che vive di ricordi d'infanzia, di rimpianti, di microcosmi, di sentimenti e di desideri (compreso quello della paternità che emerge nella toccante "Life-ning"), fatto di poesia schietta e senza pose, che non teme di sconfinare pur occasionalmente nel melenso. Il produttore è ancora una volta Jacknife Lee, che di recente ha lavorato con i Cars, i Drums, gli R.E.M., i Wombats e il supergruppo alternative-country Tired Pony (che vede coinvolto, insieme a Peter Buck del gruppo di Athens, proprio il cantante degli Snow Patrol).
La partenza è vigorosa: "I'll Never Let Go" e "Called Out In The Dark" (singolo corredato da un ironico videoclip), con l'ospitata di Troy Van Leeuwen dei Queens Of The Stone Age, ci conducono subito nella nuova direzione intrapresa e il risultato convince. Interessante anche "The Weight Of Love", con un ritornello che fa sposare gli Editors con un coro gospel (c'è il losangelino Inner City Mass Choir a dare alla canzone ancora più forza e pathos). Il secondo singolo "This Isn't Everything You Are" ci riporta subito a casa e ci dimostra che la band, tra chitarre robuste, un canto implorante e i crescendo orchestrali, sa ancora comporre ballate rock di forte impatto.

Non tutte le canzoni sono contraddistinte dal nuovo, fresco approccio: lo dimostrano la delicata "The Garden Rules", sull'amore mai dichiarato per un'amica d'infanzia, "New York" e "The President". Michael Stipe ha fornito qualche spunto per i testi, mentre la cantautrice Lissie si occupa del controcanto vestendo i consoni panni della Lorraine McIntosh della situazione. Dopo l'impetuosa title-track arriva uno strano e ridondante interludio quasi sigurrossiano, intitolato "Berlin".
"In The End" è in linea con alcuni dei più recenti brani degli U2, ma i sottili tocchi elettronici non sembrano mescolarsi bene nel contesto, e il risultato finale è stranamente ampolloso. Meglio la fascinosa "Those Distant Bells", che si colloca tra il miglior David Gray e la loro hit "Set The Fire To The Third Bar" incisa insieme a Martha Wainwright. Poi c'è "The Symphony", bella e strana con una strofa alla OMD che sfocia poco dopo in un oceano di chitarre e cori antemici.

I ragazzi se la sono cavata anche questa volta, anche se il nuovo disco risulta sempre troppo in bilico tra voglia di novità e la necessità di aggrapparsi alle formule affinché i brani suonino sempre e comunque riconoscibili. Tutto questo rende il lavoro poco spontaneo, transitorio, a tratti pure incoerente. Un po' come lo era il predecessore "A Hundred Million Suns".
Nuovi e classici, energici e letargici, gli Snow Patrol sembrano non voler scontentare nessuno, ma non sempre gli accostamenti tra uno stile e l'altro riescono felicemente. Magari una scaletta alleggerita di due o tre pezzi funzionerebbe meglio. Forse. Non risulta difficile, tuttavia, immaginare che anche stavolta troveremo (con buona pace di Nicky Wire...) queste canzoni nelle radio e nella serie televisive di turno. E diversi ritornelli aspettano di essere cantati a squarciagola durante i concerti.

(27/11/2011)

  • Tracklist
  1. I'll Never Let Go
  2. Called Out In The Dark
  3. The Weight Of Love
  4. This Isn't Everything You Are
  5. The Garden Rules
  6. Fallen Empires
  7. Berlin
  8. Life-ning
  9. New York
  10. In The End
  11. Those Distant Bells
  12. The Symphony
  13. The President
  14. Broken Bottles Form A Star (Prelude)
Snow Patrol su OndaRock
Recensioni

SNOW PATROL

Wildness

(2018 - Polydor)
Dopo sette anni, il bel ritorno della band di Dundee

Snow Patrol on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.