Un po' a sorpresa e piuttosto sottotraccia, nel maggio scorso il regista francese Fabrice Gobert aveva presentato a Cannes il thriller "Simon Werner A Disparu", pellicola ambientata nel 1992, al centro della quale si trova la sparizione misteriosa di alcuni collegiali nella periferia di Parigi. Il film, che in Italia non è stato distribuito (toh, che novità…), sarebbe probabilmente passato inosservato ai più se non fosse che la colonna sonora è stata curata niente popò di meno che dai Sonic Youth.
A distanza di oltre otto mesi dall'uscita del film, Thurston Moore e soci hanno inciso su disco le musiche composte ad hoc un anno fa per la pellicola, andando così ad arricchire la già foltissima discografia dei newyorkesi, che ci avevano lasciato nel 2009 con il non indimenticabile "The Eternal". Ma in questi tredici bozzetti strumentali composti su misura a commento del film, il quartetto è in forma smagliante. Le solite chitarre taglienti, feedback graffianti e balletti pianistici insoliti e sinistri ("Les Anges Au Piano", "Jean Baptiste a là Fenetre", "La Cabane Au Zodiac", "Jean Baptiste et Laetitia") si intrecciano a puntellare l'oscuro paesaggio di morte creato visivamente da Gobert, amplificando in maniera significativa il malessere e la suspence da esso suscitata.
Ovviamente è assai difficile dare un senso compiuto all'interezza del disco, visto che ogni brano funge da commento ai passaggi del film. Tuttavia è innegabile come in questo disco i Sonic Youth abbiano compiuto una sorta di riesplorazione di tutti i meandri della loro arte. Dai violenti sperimentalismi rumoristici degli esordi ("Theme de Jeremie", "Theme de Laetitia" o la roboante cavalcata finale "Theme d'Alice") alla "normalizzazione" verso un rock più melodico (si fa per dire) post-"Daydream Nation" ("Chez Yves", "Au Cafè"), è come trovarsi di fronte a un compendio dell'arte musicale di una delle band più influenti degli ultimi trent'anni, seppur privata – certo – di una delle sue componenti principali: la voce. Eh sì, perché la voce sessualmente suadente di Kim Gordon, quella da eterno adolescente di Moore o quella più riflessiva di Lee Ranaldo conferivano di volta in volta una pennellata, uno spessore diverso alle creazioni della Gioventù Sonica. Colorazioni diverse che inevitabilmente si vanno a perdere tra queste tracce interamente strumentali.
Tra dilatazioni post-rock, sferragliamenti lancinanti e spiragli di sole che si insinuano tra i palazzi della periferia parigina, i quattro moschettieri del noise-rock aggiungono alla loro maestosa carriera un nuovo capitolo, che poco di nuovo aggiunge rispetto a quanto fatto negli ultimi venticinque anni, restituendo una band ormai collaudata ma incapace di cadute di stile.
P.S.: Trattandosi di una colonna sonora, però, sarebbe da valutare l'impatto della musica nel fluire dell'azione filmica. Per un piccolo antipasto, cliccare qui per il trailer del film.
16/03/2011
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