Ilenia Volpe

Radical chic un cazzo

2012 (Discodada) | alt-rock, post-grunge, songwriting

La prima volta in cui mi sono imbattuto nella voce e nella grinta di Ilenia Volpe fu poco più di un anno fa, durante l'ascolto di "Generazioni", il tributo al Santo Niente coordinato da Marco Gargiulo.
Dopo le prime due egregie tracce, interpretate da Giorgio Canali e Simona Gretchen, arrivò la mazzata di "Fiction", che rappresentò una prima collaborazione di Ilenia con il Giorgione nazionale (presente alle chitarre).
Fortunatamente quel sodalizio non si concluse lì, ma proseguì consentendo di far germogliare lo straordinario esordio della cantautrice romana, un disco che accanto a tracce già note a chi la segue da anni raccoglie convincenti episodi totalmente nuovi.

Non è mai troppo difficile realizzare un buon primo album, perché diventa una sorta di greatest hits di ciò che si è scritto in una vita, ma "Radical chic un cazzo" (fenomenale già dal titolo) ha davvero un passo in più rispetto alla media delle opere prime di casa nostra.
Ilenia decide di assumere le vesti della riot grrrl iperincazzata, figlia di quel movimento che ci riporta direttamente a Hole ed L7, ma innestandoci sopra una sensibilità tutta mediterranea, pronta a sfociare in ballate elettriche di grande coinvolgimento emotivo.
Su questa dicotomia si basa l'intera impalcatura di "Radical chic", che parte con l'impatto punk-rock dell'accoppiata "Gli incubi di un tubetto di crema arancione"/ "La mia professoressa di italiano" (il primo singolo estratto, con delizioso video che potete facilmente rintracciare in rete), in grado di conferire subito un tono quasi selvaggio all'intero lavoro.
Segue il primo break di calma apparente, con la poesia di "Mondo indistruttibile", uno dei segmenti più intensi della scaletta.
Da lì è un continuo alternarsi fra chitarre acide, e preziosi intarsi acustici, fra rabbia metropolitana e profonda introspezione.
Se "Prendendo un caffè con Mozart" è un assalto sonico che pare suonato con Kurt Cobain, "Direzioni diverse" (cover de Il Teatro degli Orrori) ha un furore che viaggia più sottopelle, se "Indicazioni per il centro commerciale" spinge sul gas di una vigorosa elettricità, "La crocifinzione" e "Le nostre vergogne" esprimono momenti di un'intensità più assorta e riflessiva.

Ma il momento più sorprendente arriva alla traccia n. 9, quando lo strumentale "Il giorno della neve" si staglia all'orizzonte rappresentando l'illuminante chiusura del cerchio, riuscendo a dimostrare che, oltre ad avere immense qualità d'interprete, Ilenia sa anche scrivere grandi pezzi svincolati dalla presenza delle parole.
Se analizzato attentamente, si presenta come una sorta di trait d'union fra le intersezioni chitarristiche dei Massimo Volume (è facile immaginarci sopra un testo di Emidio Clementi) e certe esplosioni soniche dei Motorpsycho di mezzo, quelli del periodo "Trust Us".
Un brano a tinte malinconiche scritto in un momento di difficoltà, quando Ilenia stava prendendo seriamente in considerazione l'ipotesi di smettere di suonare, forse perché vedeva il proprio start up artistico eccessivamente tortuoso, ma comporlo significò per l'autrice una sorta di rinascita.

Dopo la riproposizione di "Fiction", l'album si conclude con "Preghiera", composta a quattro mani con Steve Dal Col (già con Rossofuoco, Frigidaire Tango e molti altri), il quale consegnò la base a Ilenia già interamente suonata e arrangiata: il testo e la linea melodica del cantato sono frutto dell'estro della Volpe, ispirata probabilmente da certe ballate dolenti (e dannate) del Giorgio Canali solista.
E il cerchio si chiude, perché Canali qui è in cabina di regia e, a pochi mesi di distanza dal proprio efficace "Rojo", piazza due botte da knock out in poche settimane.
Sì, perché "Radical chic un cazzo!" fa degna coppia con un altro esordio italiano importante di questa prima parte del 2012, quello degli Operaja Criminale (sempre prodotto da Giorgio), nel quale Ilenia ha partecipato prestando la propria voce in molte tracce.

Fra amori disintegrati, attacchi al sistema, rabbia post-adolescenziale, disillusioni assortite e lacerazioni mai sopite, Ilenia Volpe genera un esordio fortemente caratterizzato, che lancerà la giovane cantautrice dai piccoli locali della capitale (frequentati sovente accanto a musicisti del calibro di Moltheni, Ginevra Di Marco, Linea 77, Pitch e Malfunk) ai palchi più roventi dell'intera penisola.
La catarsi è appena iniziata.

(13/02/2012)

  • Tracklist
  1. Gli incubi di un tubetto di crema arancione
  2. La mia professoressa di italiano
  3. Mondo indistruttibile
  4. Indicazioni per il centro commerciale
  5. Prendendo un caffè con Mozart
  6. Direzioni diverse
  7. La crocifinzione
  8. Le nostre vergogne
  9. Il giorno della neve
  10. Fiction
  11. Preghiera
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