Qualunque sia la vostra opinione sulla musica anni 80 o sui fenomeni punk e new-wave, non riuscirete mai a negarne le proprietà seminali: quanto abbiano veramente inciso etichette come Postcard, Zoo, Cherry Red, El, Sarah, Rough Trade, Kitchenware, Subway Organitation, Factory e soprattutto la Creation è un dato storico inconfutabile. La mitica fanzine che raccontò questa era ricca di promesse, “Are You Scared To Be Happy” (edita dallo stesso Matt Haynes che in seguito fondò la Sarah Records), viene omaggiata rubandole l’intestazione per questa ricca antologia della prima era indie-pop targata '80-'89.
È un viaggio emozionante in un catalogo di lost band che hanno dato vita a un fenomeno comparabile solo alla prima ondata rock’n’roll: come già accaduto per gli anni ‘50 e ’60, si fa spesso fatica a ricordare i nomi dei protagonisti ma non le loro canzoni, e questa è una sensazione spesso evocata dall’ascolto di questa antologia in cinque cd della Cherry Red.
"A Story of indie-pop" recita il sottotitolo della compilation. È sempre difficile venire a capo con una definizione precisa, elitaria ed insindacabile che racchiuda in un concetto tutta l'essenza di un genere e tutto quello che esso rappresenti. Provammo a suo tempo a tracciarne una linea guida per tutti quelli che volessero avvicinarsi al genere, rimarcando le sue radici nel post-punk e nel punk UK e sottolineando le enfasi e gli accenti su tutti quegli aspetti che lo circondavano: come quell'eccessiva e poi tacciata femminilità, il mondo delle fanzine, i singoli su 45 giri come mezzo principe di stampa e via dicendo.
La verità è che l'indie-pop in sé ha più una valenza come attitudine che come genere vero e proprio, anzi, musicalmente parlando è facile scontrarsi spesso con le decine di sotto-"generi" che esso racchiude: shambling, fey, cuddlecore, twee, anorak, jangly, p!o!p, dream, noise-pop etc. Per non parlare poi di tutta la "scena" (non è mai stata una scena vera e propria, ma questo è un altro discorso) nata attorno alla C86. Noi nel nostro piccolo scegliemmo dieci dischi fondamentali che potessero in qualche modo rappresentare l'indie-pop in tutte le sue sfumature. Sono pochi ma a completarci ci pensa oggi la Cherry Red con questa compilation che racchiude (o cerca di farlo) tutto lo scibile del decennio 80-89 inglese (sebbene dei nostri 10 dischi non ci sia nulla).
134 canzoni e altrettanti protagonisti che demarcano un'era ben precisa, ovvero la tempesta creativa prima dell’avvento del fenomeno Oasis, che con le dovute proporzioni ripropose la stessa ascesa a status di star che con i Beatles trasformò il rock’n’roll ribelle in un manifesto generazionale. In verità l’industria discografica aveva spesso attinto all’immenso parterre di artisti indipendenti, con un'incoscienza e un animo inconsapevole che spesso impedì evoluzioni e reali sviluppi creativi.
Gli Aztec Camera (qui rappresentati grazie al primo singolo “Oblivious”), Lloyd Cole & The Commotions (presente una rara versione self-released di “Are You Ready To Be Heartbroken”) i Prefab Sprout (con il primo singolo "Lions In My Own Garden (Exit Someone)"), gli Everything But The Girl e i James rappresentano quella sparuta schiera di artisti che riuscì a veicolare la loro musica a un pubblico più ampio grazie alla sinergia tra etichette indipendenti e major. L’attitudine parassitaria della grande distribuzione ha spesso gettato un'ombra sulla reale entità della fenomenologia musicale anni 80, e la sua ricerca affannosa della next big thing ha dato risalto agli aspetti meno interessanti di quella stagione creativa.
Il dato più evidente del contrasto tra ciò che quegli anni furono, e di come li svendettero le major è racchiuso in un elemento che sembra quasi superfluo e sotterraneo, ovvero la diversa rilevanza della sessualità. Duran Duran, Spandau Ballet, Wham!, Eurythmics e perfino i Pet Shop Boys (tutti ovviamente assenti da questa compilation) assaltarono le classifiche proprio grazie a un'identità sessuale ben precisa, che è invece aliena a molta produzione indie.
L’amore imberbe degli Orange Juice (purtroppo assenti), oppure quello ingenuo dei Bluebells e dei Friends Again non ha nulla in comune con l’appeal sessuale del pop da classifica Eighties: anche gli stessi Smiths raccontavano con toni più marcati una sessualità sofferta e decontestualizzata.
Questa peculiarità naif è la vera caratteristica della musica indipendente anni ’80: Revolving Paint Dream, Bad Dream Fancy Dress, Marine Girls, Fantastic Something e Pastels (anch’essi assenti) hanno cantato l’amore senza sesso, una rivoluzione culturale che sorrideva anche alla volontà di ribellione e di rifiuto dei canoni pregressi che sottendeva una rivoluzione politica strisciante e destabilizzante. Scars, Tv Personalities, Josef K, Jesus & Mary Chain, Wedding Present e altri artisti inclusi non tardarono a ribaltare anche le prospettive politiche partendo da nuovi fronti di analisi sociale che demolivano l'istituzione della famiglia per rinnovare la centralità dell'individuo.
Scardinando la musica dal contesto più ampio che questa antologia rappresenta è necessario focalizzarsi anche sulle scelte fatte da John Reed: compilatore della tracklist. Cosa può essere definito indie-pop in questa compilation e cosa no? Dovessimo seguire il pensiero di certi estremisti (ogni genere li ha, anche l'indie-pop, e sono particolarmente agguerriti), ovvero di gente che per il solo fatto di aver incollato a mano le copertine di qualche 7" negli anni 80 oggi si sente in diritto di dire qualunque cosa, affermeremmo che parecchi pezzi sono stati infilati a caso.
Gli estremisti che per intenderci sono quelli che amano solo i My Bloody Valentine dei primi due singoli, quelli che "la cassettina C86 è stata la morte dell'indie-pop", quelli che la Creation dal 1985 in poi è andata solo in declino, quelli che la miglior etichetta indie-pop di sempre è stata la Subway Organization e via dicendo (sono anche quelli che per tutti gli anni 80 hanno evitato di fare l'amore perché aderivano strettamente alle regole di asessualità dell'anorak-pop). E tu, che andavi due volte al mese a investire gli avanzi della paghetta in costosissimi 12" import e qualche album da venerare negli anni a venire, scoprivi che l'indie-pop è sempre stato questione di 7" e quindi gli album fanno tutti invariabilmente schifo, insomma che hai sbagliato tutto sin dall'inizio. Se fossi stato veramente cool saresti andato a Londra a sentire i Talulah Gosh nel 1985, invece stavi in camera ad ascoltare.. gli Smiths? E nell'86 invece che ballare sotto il singolo di "I Could Be In Heaven" dei Flatmates ti ascoltavi... "London 0 Hull 4"? Battute a parte, dicevamo, certi brani sembrano essere un po' dei piccoli outsider, in special modo tutti quelli che poi andarono ad esaltare la grande era dell'oro del britpop inglese: Stone Roses, Pulp, La's, Pale Fountains e via dicendo. La realtà dei fatti è che "Scared to Get Happy" non ha paura di mostrare il germe imberbe di un'Inghilterra sulla rotta delle grandi major e dunque lo spavaldo esordio dei Pulp con “Everybody’s Problem”, il seme ancora incolto degli Stone Roses di “The Hardest Thing In the World”, l’intensità sanguigna degli House Of Love e la loro “Shine On” sono alcuni dei più noti nadir del’ascesa del fenomeno culturale indie.
Ma ci sono pagine meno note di un'era musicale ricca di infinite sfumature culturali eppur stranamente omogenea, che meritano però attenzione: i Cherry Boys di “Kardomah Cafè”, la psichedelia dei The Bachelor Pad, il misterioso pop dei Gol Gappas, il cristallino riverbero anni 60 degli Art Objects, la fragilità degli Hepburns, il candore degli Another Sunny Day con tutta la poetica dell'abbandono (che è alla base della Sarah Records) di "I'm In Love With a Girl Who Doesn't Know I Exist" sono il manifesto di una più complessa architettura della discografia di quegli anni, il cui caos è sicuramente inferiore alla moltiplicazione produttiva dell’era digitale-liquida, ma dotato di un’energia pura e intensa che nonostante il tentativo di dismissione prodotto dagli anni 90 resta ancora fonte di nutrimento per il decennio Zero. Merito particolare della selezione è quello di non aver scelto i brani più ovvi di certi gruppi (già raccolti in altre compilation come la famosissima Rough Trade Indiepop 1) ma di saperli alternare evitando quindi di creare inutili copie. Groove Farm, Popguns, The Clouds, Jesse Garon and the Desperadoes, Talulah Gosh, This Poison!, McCarthy etc. sono stati selezionati con pezzi "nuovi" tutt'ora seminali.
Assimilata praticamente tutta la C86 originaria, anche qua con brani diversi, ad eccezione però dei gruppi Rod Jonhson: Stump, Bogshed, The Shrubs, A Witness e The Mackenzies, che anche al tempo ebbero poco a che vedere con quella scena che NME stava cercando di creare. Meritevole anche l'inserimento dei "grandi assenti della C86": i BMX Bandits di Duglas T. Stewart che, dopo aver spedito un brano a NME per l'inclusione nella cassetta e dopo essersi visto rifiutare il brano, decise di intitolare il primo album della sua band "C86" (a quanto dice Stewart l'idea andava oltre: "Volevo che ogni canzone dell'album avesse per titolo il nome di un gruppo sulla cassetta di NME. Ma il resto della band mi ha convinto che era un'idea ridicola"). Straordinario anche il confronto con il CD86 edito nel 2006 da Bob Stanley (Saint Etienne), il quale non va considerato erroneamente come una ristampa della cassettina, anzi. I doppioni in questo senso sono ridotti praticamente all'osso, quasi assenti.
Si va dai più incredibili gruppi del sottosuolo inglese (The Raw Herbs, One Thousand Violins, The Siddelays, The Desert Wolves…) perfettamente rilasciati su un'altra compilation summa che testimonia anch'essa quanto prolifico fosse il sottobosco ed in particolar modo quello che gravitava intorno alla C86: la Sound of Leamington Spa (sette volumi per questa compilation edita dalla Cloudberry Records) fino a buona parte dei gruppi Sarah (Orchids, 14 Iced Bears, Wake, Another Sunny Day…). Dai pionieri dell'indie-pop (June Brides, Marine Girls, Dolly Mixture…) passando per il catalogo della Subway Organization (Rodney Allen, Chesterfields, Flatmates, The Charlottes, Razorcuts, Bubblegum Splash, Shop Assistants, Soup Dragons…) fino a tutti quei gruppi che poi ottennero anche un discreto successo commerciale (Girls at Our Best, The Primitives, Darling Buds...).
Davvero poche le assenze fondamentali, alcune dovute solo a problemi di diritti (Orange Juice, Pastels, Felt, Field Mice, My Bloody Valentine, Smiths) altre perché più ampia di così era difficile crearla (Louis Philippe, Candy Skins, Stray Trolley, Perfect Disasters, Moss Poles, Jane From Occupied Europe), ma nonostante non sia la prima antologia che raccoglie i frutti più vivi di quegli anni, "Scared to Get Happy" gode di una splendida impaginazione che la rende molto più ricca delle precedenti non solo a livello di numero.
Una raccolta fondamentale per qualsiasi collezionista; una summa di un periodo incredibile ed alla base di tutto quello che oggi viene considerato "indie"; un punto di partenza per chiunque voglia approfondire il genere; un punto di passaggio per chiunque lo conosca già bene ma volesse rituffarvici. Don't be scared to get happy.
16/07/2013
Disc 1:
Disc 2:
Disc 3:
Disc 4:
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Nata nel 2008, l'etichetta londinese si è imposta negli anni come riferimento in un vasto ambito che guarda al progressive del passato non come fonte di suoni, ma di atmosfere e approcci
Quasi scomparse dalla circolazione fino a una dozzina di anni fa, le sonorità fusion e smooth jazz sono oggi ubique. Dal metal alla vaporwave al pop di alta classifica, cinquanta brani per scoprire i molti versanti di questo revival nascosto
Londra ma non solo Londra: la rinascita del suono interetnico che avvicina jazz e ritmi ballabili
Tra folk, indie-rock, indie-pop e chamber-pop, una playlist di rarità provenienti dal mondo del nuovo cantautorato in lingua inglese
Il ritorno degli Arcade Fire a un sound orientato al mainstream suggerisce di dare uno sguardo al filone rock più ascoltato (e più bistrattato) del decennio appena trascorso
Visto da parte della critica come dozzinale costola del post-rock, il soft/loud è un filone ricco, capace di emozionare una fanbase eterogenea
Una seconda playlist ricca di rarità, singoli e outtake provenienti dal mondo del cantautorato degli ultimi anni
Da Brel a Bowie, da Reed ai Japan, dai Cure ai Clash, dagli Style Council agli Interpol, passando per una ricca sezione italiana: il rapporto tra musica e città nella nostra nuova playlist
1981-1991 sono gli anni che per il giornalista Michael Azerrad hanno scolpito e definito "the American Indie Underground"
Camaleontici, avventurosi, ma inguaribilmente pop. Guardando a Queen, Beatles e Broadway, una compagine di artisti sta ridefinendo i confini dell'indie
Roma raccontata attraverso le voci e i generi più distanti, da Venditti a Gabriella Ferri, dagli Ardecore all'hip-hop di Noyz Narcos, fino al nihilist suicide pop degli Spiritual Front e alle allucinazioni di Bobby Joe Long's Friendship Party
Accordature e temperamenti non convenzionali sono in questi anni alla frontiera della sperimentazione progressiva, elettronica, metal. 50 tracce per scoprire il panorama.
Venti brani che testimoniano il legame tra la popular music e il mondo del pallone
Trenta brani per tracciare le diramazioni del pop/prog/wave più ingegnoso degli ultimi dieci anni
Venticinque tracce per rievocare il mito della lista di culto per gli amanti del rock sperimentale
Tra prog, wave e stravaganze sintetiche, lo stile che non avete mai conosciuto ed è sempre stato lì sotto al vostro naso
I pionieri del punk tricolore, tra testi demenziali, provocazioni e sonorità taglienti
Cover dark di brani non dark: 22 riletture d'autore, da Nico a Siouxsie, dai Joy Division ai Sisters Of Mercy, dai Bauhaus a Nick Cave, dai Diaframma ai CSI. Ascolta online
Dalla Scandinavia all'Indonesia, trenta brani per raccontare la rinascita del sound sinfonico
In tempi di scenari distopici - tra pandemia, guerra e disastri naturali - una playlist a tema, che cerca di rievocare ed esorcizzare quegli incubi
Folk, rock, soul, d'avanguardia: uno sguardo femminile sul ricchissimo scenario autoriale dal profondo Nord, in una selezione a spasso tra i decenni
La nostra nuova playlist è una raccolta di canzoni invernali di autori vari: da Cohen a De André, dai Cure ai Diaframma e ai Lycia, passando per Kate Bush, Bjork e Marissa Nadler
Venticinque gemme per scoprire il frutto più raffinato della Summer Of Love
Quali sono stati i migliori album italiani usciti nel 2022? L'abbiamo chiesto ai nostri lettori e il risultato è stato netto: trionfa Max Fuschetto con "Ritmico non ritmico"
Il paginone delle classifiche vi mette in soggezione? Scoprite i dischi dell'anno con le playlist della redazione
Quaranta brani per un percorso che connette Stevie Wonder a Thundercat
Dal prog selvaggio alla psichedelia elettronica, trenta tracce per scoprire storia e diramazioni della cultura che connette figli dei fiori e rave party
Venti canzoni per scoprire l'attuale scena scozzese, tra nomi noti, gemme nascoste e talenti emergenti
Suoni sintetici e pomposità a fiumi, in salsa radiofonica. Chi ha stomaco per il genere più fuori moda di tutti i tempi?
Suggestioni lusitane dall'indie al prog, dal folk al trip-hop: 40 brani per un viaggio in Portogallo che si snoda da lidi più confortevoli verso terre via via più avventurose
Sulla scorta del recente successo televisivo, ripercorriamo le molte volte in cui elfi, stregoni e hobbit hanno ispirato la musica pop
Ventidue brani per iniziare a conoscere le band più rappresentative della nuova scena post-post-punk
Dai Big Star ai Replacements, fino ad arrivare agli Weezer: la gloriosa epopea del power pop in 50 canzoni irresistibili
Prima dell'abbuffata delle classifiche dei migliori album di fine anno, un antipasto con le playlist della redazione sui migliori brani del 2022
Venti canzoni senza barriere di genere o generazione per raccontare l'esperienza della genitorialità
Monarchia sì o no? Il pop e il rock tra strofe di consenso e ritornelli di dissenso
In omaggio alle classifiche, in barba alle graduatorie, una scaletta alternativa di un decennio discusso
Il calo d'interesse che si trasforma in perdita di potere quando non addirittura nella fine dei giochi
L'inventore, il musicista, l'ispiratore e i suoi figli (tanti, tantissimi)
Suggestioni paradossali e danzanti da parte di profili generalmente considerati "artistici"
Il ritorno di Kelela ridisegna ancora una volta i contorni della canzone che si sposa con i club più avanguardisti
Venerati e sdegnati da chi troppo spesso dimentica gli occhiali, nel tempo hanno generato un mondo a parte da ricordare
La musica progressiva che genera il rock alternativo: dalla bestemmia alla certezza
Una tradizione anglofona reinterpetata da altre, e piuttosto alte, culture
Gli spettacolari quadri di un sottogenere che ha dato nuova linfa al metallo e catturato anche interessi esterni
Non si può sempre far finta di nulla, non è possibile rispondere sempre con la facile ironia, serve qualche base
Accordi ruggenti, soli sempre improvvisati, memorie lucide e obiettivi precisi... che commozione che tenerezza
Serve ancora ai giorni nostri progettare e pubblicare un disco di cover? Il tributo deve essere rispettoso o rivoluzionario?
Il salone che ospita le leggende della musica popolare, per molti un titolo assoluto per altri l'ennesima baracconata a stelle e strisce
Le coincidenze dell'autunno, uscite tricolori nazionali, tra nomi classici e novità inattese
Prog e punk, una storia caratterizzata da poche carezze e tanti insulti. Ma quelle ferite non erano reali...
L'anno azzurro per antonomasia raccontato da differenti prospettive
Lo Stivale ha il polso della situazione sul fronte pop-rock e dintorni? Scopriamolo dando uno sguardo ai giudizi esteri
La stagione aurea del pop rock e non solo, anche e soprattutto per le spinte costanti verso il futuro
Stavolta chi ha vinto? La destra. Sarà quindi la sinistra musicale a rifarsi viva con il suo classico piglio?
Steven Wilson guida la nutrita ciurma dei "traditori" dell'idea di gruppo
Gli ascolti difficili nelle parole di Marco e Davide.
A 30 anni dal disco di debutto degli Stone Roses, Davide e Marco fanno un excursus sulla Manchester degli anni 90. Ascolta la puntata
Cristiano Alberici di Ho Fame e X-Mary ospite live.
Il progressive più oscuro ripercorso con Marco Sgrignoli e Valerio D'Onofrio
Sound & Vision, una storia che si rinnova, tra vecchi ricordi e nuove uscite cinematografiche
Le novità degli over 60
Pictures Of Me, con Paolo Ciro alla scoperta delle nostre prime volte musicali
I primi 40 anni di un disco magistrale
Prima puntata del "Come eravamo" dedicato al 1980
Le novita del pop elettronico targato 2019.
Le commistioni fra letteratura e musica nell'ambizioso viaggio radiofonico di Davide e Marco.
La nuova frontiera della musica nera, con ospite Giuliano Delli Paoli della nostra redazione.
Federico Guglielmi ospite a tutto volume, fra punk e hardcore.
La stagione del dream-pop, iniziata negli anni 80 e mai realmente finita
Ascolta online le novità dell'attuale scena pop italiana
Davide e Marco alle prese con una puntata tutta al femminile, con ospite Cinzia La Fauci dei Maisie.
Le versione più stravagante del pop è la protagonista di questa puntata.
Davide e Marco trattano dei redivivi del rock con il loro ospite Alberto Rezzi.
L'ultma puntata della stagione: l'inquietudine sociale messa in musica
Il Neapolitan Power rivisto da Davide e Marco.
Il ritorno degli Ac/Dc apre le porte al racconto di un genere oggi un po' in affanno
Dalla doppia uscita dei SAULT del 2019 un excursus nei meandri della musica black (e non solo)
Altre storie dal decennio musicale più chiacchierato di sempre
L'improvviso, inatteso cambio di registro: quando un album cambia le carte in tavola su tutti i fronti
Le strade che portano al dancefloor sono infinite e ogni volta diverse
Le ricette di seconda mano ma sempre gustosissime di un astuto cantautore australiano
Le classifiche 2020 targate Ondarock, proprio loro!
Un brusco risveglio, la fine dei giochi che però riprendono a girare, in un gioco di agganci sintetici tra passato e futuro
Nulla si inventa tutto si ricrea, anche il senso estetico di una volta (quando tutto era più bello?)
A Londra la musica è sempre verde, tra colori naturali e artificiosamente creati
Cambiare è anche un po' morire, fino alla prossima resurrezione
Storie e misteri dentro le trame del techno pop dalle parole e dalle note di un protagonista
Equivoci fisico-artistici, pregiudizi che nascono e si diffondono al primo sguardo, che però mente
Il ritorno del rock rumoroso, che non era mai andato via...
Uno sguardo alla filosofia shoegaze, 30 anni dopo "Loveless"
Il dilemma tra sentimento e romanticismo risolto dalla canzone d'autore italiana
Carlo Basile, l'amico delle rockstar, il discografico di Bowie e Reed ospite da noi.
Percorsi letterari celebri e meno famosi declinati in musica
A 35 anni dalla pubblicazione di Joshua Tree, piccola sintesi di ugole ruggenti, autorevoli, prepotenti
La Scozia raccontata da alcuni dei suoi cantori, famosi o meno
Sintesi impossibile del decennio caotico per eccellenza
La crisi di un mondo, quello della canzone classica e dei suoi eroi, sembra ormai definitiva
Hit dimenticate che nascondono artisti comunque inconsueti e poco raccontati. Fino a ora
La seconda settimana di agosto ci regala i nuovi singoli di Tom Waits, The Smile, Oasis e Xiu Xiu.
L'epico concerto di quattro corazzate metalliche
La band reggiana fa fronte con classe ai problemi di acustica allo Hamlin Fest
Sbarca a Bologna il talento americano Bill Callahan
Una line-up letteralmente schizofrenica per la terza edizione della tappa berlinese del Lollapalooza
Abbiamo seguito la serata con King Hannah, Thurston Moore Group e Horse Lords
La band scozzese festeggia quarant'anni di carriera
Modernità, tradizione e reinvenzione in affresco jazz tra Londra e il Bahrein
Volteggianti confessioni da camera nel nuovo melodioso album dell'outfit statunitense
I rocker di Correggio tornano con un concept-album sul cervello umano, che racconta la mente attraverso testi ambiziosi e dinamiche sonore suggestive
Nuove metamorfosi per Haley Fohr, che completa la trasmutazione da artista art-pop a nuova musa goth
Monumentale box-set ricco di demo, outtake e versioni alternative che documentano in maniera esaustiva il processo di realizzazione del disco
Soffici storie d'amore dalla super-coppia del pop americano a tinte latine
L'album più dolente e introspettivo di Richard Russell