Così come appena fatto con i Dawes, Jonathan Wilson è nuovamente deus ex-machina di un ri-vernissage d’annata di una band country-rock – si parla in questo caso dei Deep Dark Woods, veraci canadesi che hanno scelto una capanna dell’Alberta per ritirarsi a registrare questo “Jubilee”, caloroso seguito del ruspante “The Place I Left Behind”.
Numerosi sono piovuti già i riferimenti alla celebre sessione di Dylan con la Band, di cui “Jubilee” riprende il carattere conviviale, da basement fumoso e appartato, in cui risuonano ovattati echi di Wurlitzer e slide (“A Voice Is Calling”).
È questa un po’ la caratteristica di tutti i dischi prodotti da Wilson, quella di suonare come session di professionisti illustri riuniti in consesso. Quando mancano le canzoni, però, viene in mente l’immagine della fuoriserie usata per fare la spesa. Le canzoni scritte dal frontman Ryan Boldt non sono di per sé scadenti, ma di sicuro – dall’inizio – molto canoniche, e non provviste di particolare freschezza o di soluzioni strumentali riconoscibili, se si esclude un educato citazionismo (che arriva a un cambio di lead vocals per avvicinarsi al timbro di padre Neil nell’iniziale “Miles And Miles”).
Insomma molto meglio, il tutto, col tono meno pretenzioso di “The Place I Left Behind”, che aveva anche qualche canzone in più, mentre qui sembra tutto annegato in un vago rimuginare baritonale.
10/10/2013
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