Polar Bear

In Each And Every One

2014 (Leaf) | impro-jazz

Polar Bear è forse il prodotto più curioso e sorprendente di casa Leaf degli ultimi anni. A voler ben vedere, il quintetto che si definisce post-jazz alla corte di Tony Morley ci è arrivato con già tre solidi album alle spalle, il primo dei quali riuscì pure a ottenere un discreto successo di vendite grazie a una miscela cool-jazz che tutto avrebbe suggerito per il futuro meno che la deriva free che la band ha poi intrapreso. L'omonimo su Tin Angel fu il punto di svolta per l'act che alla batteria del leader Sebastian Rochford unisce il sax di Pete Wareham, il basso di Tom Herbert, la chitarra di Leafcutter John e le iniezioni di rumore di John Burton, datoché lì nacque quella miscela di atmosfere post-ecm e anarchia improvvisata che avrebbe squartato nel giro di pochi anni l'eleganza tradizionalista degli esordi.

A voler ben vedere, già il fatto che tre elementi su cinque facciano parte pure di un altro progetto meticcio con base presso Leaf – Melt Yourself Down – può suggerire in maniera inequivocabile la dose di eclettismo insita in partenza nelle fila del gruppo. E a trionfare in questa quinta puntata della saga Polar Bear è proprio quest'ultima: “In Each And Every One” è senz'alcun dubbio l'album più estremo, variopinto, sconnesso e altisonante della loro carriera, quello in cui la dimensione atmosferica raggiunge il suo apice e al contempo viene compiuta la maggiore distanza dal sound originario in direzione della pura free improvisation. Il tentativo è lodevole, il risultato è un saliscendi vorticoso che ad autentiche vette espressive alterna spunti quasi avant decisamente scontati e privi di mordente. Al punto tale che la partenza nei ghiacci dei dintorni Ecm (Jan Garbarek, ma anche Terje Rypdal) di “Open See” aveva illuso di trovarsi di fronte a qualcosa di sensazionale, e se si potesse saltare e arrivare direttamente al mantra tribal-cosmico della conclusiva “Sometimes”, l'impressione avrebbe pure potuto trovare un doppio fondamento.

A ridimensionare il pur confermato entusiasmo bastano già però il comunque interessante comeback al passato di “Be Free” e la coloratissima fontana minimalista di “Chotpot”. “They're All Ks And Qs Lucien”, curiosa alterazione di canoni bop dominata da un basso possente, tiene ancora il passo con un filo di originalità in più: è invece lo scontatissimo omaggio agli AMM di “WW” ad aprire le porte dei bassifondi, solcati in fila indiana pure dal tumulto industriale di “Maliana” e dalla rumorosissima e terrificante “Life And Life”.

La desolazione è meglio espressa nel quadretto blando e malsano delle due metà di “Lost In Death”, mentre “Two Storms” fa il verso al precedente passaggio simil-noise lasciando stavolta al sax il ruolo di sfidare apertamente la resistenza dei timpani dell'ascoltatore. Il punto è che di free-jazz di questo genere dai già citati AMM in poi ne abbiamo sentito fin troppo, riciclato nell'approccio quanto nei suoni e sempre spacciato per merce nuova. Si potrebbe dire lo stesso, a voler essere sinceri, delle divagazioni atmosferiche sulle quali un'etichetta ha addirittura costruito il suo impero: ma se queste ultime possono trovare nell'eleganza e nella classe un compimento ancor maggiore di quello (ormai impossibile) della pura originalità, il primo perde gran parte del suo senso e del suo fascino se sprovvisto anche di un solo sospiro di aria nuova.
Il potenziale, comunque, è confermato.

(12/05/2014)

  • Tracklist
  1. Open See
  2. Be Free
  3. Chotpot
  4. They're All Ks And Qs Lucien
  5. WW
  6. Lost In Death Part 2
  7. Maliana
  8. Lost In Death Part 1
  9. Life And Life
  10. Two Storms
  11. Sometimes
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