Dream Theater

The Astonishing

2016 (Roadrunner Records) | prog-metal

Come sempre, la pubblicazione di un nuovo album dei Dream Theater è preceduta da rulli di tamburi e squilli di tromba pronti a risvegliare l'attenzione dei milioni di fan sparsi in ogni angolo del globo, in fervida attesa di tutti i nuovi lavori dei propri idoli.
Mai come nel 2016 gli squilli e i rulli sono stati tanto altisonanti. Petrucci e compagni mostrano un'ambizione che supera ogni limite passato e lo fanno proponendo questa nuova concept/opera rock preceduta da periodiche "fughe" di notizie ben dosate nel tempo, rilasciate appositamente per creare la giusta attesa. Anticipazioni sul numero dei brani (addirittura trentaquattro), sulla durata (due ore e dieci minuti), sull'ambientazione - un futuro distopico che ha più di un debito con "2112" dei Rush - e sugli otto diversi personaggi, di cui ci vengono svelati i volti un po' alla volta e le cui storie si intrecciano nel corso di una lunga trama che ha come idea centrale l'amore per la musica e la libertà.
L'attesa è tanta, tutto sembra pronto per grandi spettacoli live e per iniziative di merchandising (cartine del The Great Northern Empire of the Americas, figurine dei personaggi con robottino in vendita a "soli" 254,99 euro); il grande carrozzone prog-metal, brand esportato in ogni angolo del globo, lavora a pieno regime.  
La domanda giusta da porsi è questa; cosa c'è dietro questo grande tendone, questo moderno spettacolo multimediale? C'è solo un prodotto commerciale o c'è davvero musica intesa come arte?

Fin dal loro esordio del 1989, i Dream Theater sono stati i pionieri di una nuova forma di progressive che, fondendo sapientemente le sonorità del prog classico con quelle del metal, ha mostrato idee ben più innovative rispetto a tutto il neo-prog degli anni Ottanta e Novanta. Il loro ipertecnicismo - tanto sfrontato ed esibito quanto sorprendente - è stato un modello da seguire per un nuova generazione di musicisti che ha visto in Petrucci una sorta di nuovo guru da adorare e imitare senza discussioni. Nell'arco degli anni hanno anche mostrato una discreta capacità di cambiamento; questo almeno fino al poco amato "Train Of Thought" (2003), album che - nella sua estrema durezza e oscurità - aveva comunque aperto una nuova via al progressive metal. Dal 2003 in poi i Dream Theater sembrano essersi persi, la loro crisi di ispirazione appare abbastanza evidente e, se si esclude la bellissima suite "Octavarium" (2005), si salva davvero poco della loro recente discografia. 

Il nuovo "The Astonishing" mostra un gruppo dotato di grandi ambizioni, che trova il coraggio di registrare più di due ore di musica e creare una storia molto complessa che ha certamente richiesto un sforzo non indifferente. Purtroppo l'audacia può non bastare se non è accompagnata da grandi idee. "The Astonishing" appare troppo pomposo e ridondante, prolisso e ripetitivo; dietro questo grande spettacolo c'è sempre la solita carenza, ormai cronica, di idee e capacità di innovarsi. Il cambiamento in effetti c'è stato, ma è solo apparente. Questo sta nell'ipersempliflicazione del vecchio stile "Dream Theater", scrematura di gran parte dei lunghissimi assoli tanto amati/odiati, ridotta durata dei brani (tutti intorni ai quattro minuti), decisa propensione verso la forma ballad e - in pratica - la creazione di una sorta di mainstream pop-prog-metal di cui non si sentiva la mancanza.

In effetti "The Astonishing" più che un viaggio nel futuro assomiglia più a un viaggio nella preistoria. Il suono dei nuovi Dream Theater è quanto di più vecchio e datato oggi si possa sentire; più della metà dei brani sono ballad che molto spesso è arduo distinguere tra di loro. In ben centotrenta minuti era lecito attendersi grande varietà di suoni e stili; questa non c'è assolutamente, l'album non riesce mai davvero a sorprendere, mai un guizzo, mai uno slancio innovativo, mai nulla di diverso dal solito, dal "già sentito".
Se esaminiamo i testi, tralasciando il fatto che i Rush con "2112" (1976) avevano già scritto una storia molto simile, questi sembrano rivolti più che altro a un pubblico di adolescenti appassionati di giochi di ruolo; da un gruppo di maturi quarantenni al loro tredicesimo album in studio ci si dovrebbe aspettare qualcosa di più. I Dream Theater che tracciavano nuove strade sembrano ormai scomparsi; questa multinazionale prog-metal, marchio/brand da esportare in giro per il mondo, non può e non deve stupire, deve solo far contenti i suoi milioni di fan.

La piattezza dei brani è molto spesso disarmante; "A Savior in The Square", "The Answer", "Act Of Faythe", "The X Aspect", "When Your Time Has Come", "Begin Again", "Losing Faythe", "Hymn Of A Thousand Of Voices", "Wispers On The Wind" sono esempi (non gli unici) di semplici cloni del formato ballad di tre-quattro minuti, che risultano spesso stucchevoli, ridondanti e per nulla all'altezza di musicisti tanto dotati.
Interessante la strumentale "Dystopian Overture" che, pur non aggiungendo nulla alla storia dei Dream Theater, ne conferma le grandi capacità tecniche. "Three Days" è uno dei momenti più evocativi e tragici, dove melodia e pathos trovano un punto di congiunzione; l'intro di "A Life Left Behind" è l'unico momento davvero diverso dal resto dell'album, peccato che dopo poco più di un minuto si perda nella solita ballata sdolcinata. Molto potenti e tipicamente "Dream Theater" sono "Moment Of Betrayal" e "The Walking Shadows". Il tutto si chude con il riff liberatorio di "Our New World" e con la title track, un tentativo mal riuscito di brano epico, che illude con una intro solenne ma si risolve nell'ennesima melodia già sentita.

"The Astonishing" è stato una grande scommessa che probabimente non poteva essere vinta. L'ambizione di Petrucci stavolta ha superato le sue capacità. Creare un Lp tanto lungo, con trentaquattro brani (davvero troppi), richiede da parte dell'ascoltatore una fatica che non è giustificata dalla piattezza dell'album. Probabilmente un gruppo cosi a corto di idee avrebbe fatto meglio a puntare su un album molto più breve, con poche idee ma meno disperse in questo infinito mare di riempitivi. C'è da chiedersi se i Dream Theater fossero stati meno attenti a tutti gli aspetti extra musicali - merchandising, edizioni "deluxe" - e meno rinchiusi nel loro micro-mondo in cui sembrano incapaci di uscire, forse oggi avremmo di fronte un prodotto meno pomposo ma di maggiore qualità. Ma con i se e con i ma non si fa la storia; quello che è certo è che se non ci saranno veri cambiamenti, forse sarebbe meglio calare il sipario su questo stanco mega-carrozzone che ormai non sembra avere più nulla da dire.

(21/02/2016)



  • Tracklist
  1. Descent Of the NOMACS 
  2. Dystopian Overture
  3. The Gift Of Music 
  4. The Answer 
  5. A Better Life
  6. Lord Nafaryus 
  7. A Savior In The Square 
  8. When Your Time Has Come 
  9. Act Of Faythe 
  10. Three Days
  11. The Hovering Sojourn 
  12. Brother, Can You Hear Me? 
  13. A Life Left Behind 
  14. Ravenskill
  15. Chosen
  16. A Tempting Offer 
  17. Digital Discord 
  18. The X Aspect 
  19. A New Beginning 
  20. The Road To Revolution 
  21. 2285 Entr'acte 
  22. Moment Of Betrayal 
  23. Heaven's Cove 
  24. Begin Again 
  25. The Path That Divides 
  26. Machine Chatter 
  27. The Walking Shadow 
  28. My Last Farewell 
  29. Losing Faythe 
  30. Whispers On the Wind 
  31. Hymn Of A Thousand Voices 
  32. Our New World 
  33. Power Down 
  34. Astonishing


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