Quarant’anni dopo, che nella musica sono ere geologiche, ci rendiamo conto che la lezione impartita dal boss della Mute Records è quantomai attuale. Prendiamo per esempio quel lungagnone di Neil Arthur, sconosciuto alle grandi masse ma ben presente nei cultori del pop elettronico di matrice eighties. Il suddetto, dopo un breve periodo di gloria e tre ottimi album nei primi anni 80 come Blancmange insieme al sodale Stephen Luscombe, si era dato alla macchia per decenni, per poi ricomparire come se niente fosse nel 2010, portando nuova linfa al progetto. Da allora Arthur risulta più attivo delle api sul miele, firmando a getto continuo nuovi dischi targati Blancmange, side-project e collaborazioni varie, come se non ci fosse un domani.
Forse per farsi perdonare il tempo trascorso a bighellonare beatamente, sorseggiando Martini e gustandosi i favolosi tramonti della campagna inglese. È di questi giorni, per esempio, una nuova collaborazione con Mange, programmer dei Maths (partner pure di John Foxx), e il tutto prende il nome di Fader per un disco, “First Light”, che fin dal titolo, passando per la sleeve e arrivando al nocciolo della questione, cioè le canzoni, riprende fedelmente la lezione della wave elettronica britannica di fine anni 70. Li citiamo tutto d’un fiato, come se fosse la formazione ideale della nostra squadra del cuore, e quindi Miller aka The Normal, Gadget, Foxx, primi Human League, Cabaret Voltaire, Omd, Sound, Joy Division, Ultravox di Ure e ovviamente Blancmange.
Non è nemmeno esatto dire che i Fader rileggono lo spartito alla luce del nuovo millennio, perché lo spartito è lo stesso, e perché questo disco suona esattamente come suonava un disco del 1979, con gli stessi arrangiamenti ridotti ai minimi termini, come se il punk ci fosse appena stato, le stesse atmosfere ammantate di dark e industrial, la stessa durata (breve) dei singoli brani, lo stesso cantato cupo, recitativo e spesso monocorde, con Revox e motorik beat a far da padrone.
Tra i brani midtempo, si vada senza indugi ad ascoltare roba tipo “3D Carpets”, “Check The Power”, con i Blancmange che rifanno i Blancmange, l’omaggio agli Omd di “I Prefer Solitude” e “Wonderland/Warm Leatherette”, mentre la Lega Umana più gelida e crepuscolare fa capolino tra i versi e la musica di “Way Out”, e con l’omonima “First Light” si possono addirittura sentire i primi vagiti di Ebm.
Diciamo che non è esattamente il disco in cui aspettarsi chissà quali aperture melodiche, eccezion fatta per la pregevole ultravoxiana periodo-Ure “Trip To The Coast” in cui viene a galla un certo romanticismo, subito segato peraltro dall’incedere robotico e marziale della successiva “Winter Garden”.
La storica compilation “Some Bizzare” di inizio 1981, che vedeva i Blancmange all’esordio insieme a band del futuro calibro di Soft Cell, The The, B-Movie e Depeche Mode, è un certificato di garanzia indelebile.
31/07/2017