Dopo aver già collaborato nel progetto Orcas, i due musicisti statunitensi Benoît Pioulard e Rafael Anton Irisarri tornano nuovamente insieme nel recente progetto nominato Gailes.
Da due maestri dell’elettronica contemporanea – il primo più contaminato dal cantautorato folk e da elementi post-rock, il secondo vero pilastro dell’elettronica più austera e descrittiva – non ci si può che attendere grandi cose. Se il progetto Orcas partiva dall’idea di creare una nuova pop-folk-music ambientale, coniugando in un perfetto equilibrio le diverse anime dei due musicisti e riuscendo a tessere trame seducenti e romantiche, nel progetto Gailes sembra che Rafael Anton Irisarri prenda il sopravvento e che sia la sua poetica a emergere maggiormente.
Basti ascoltare il primo brano: la lenta ma imponente crescita di “Requiem For An Airport Television Newsreader” è tipicamente irisarriana nell’incedere e nello sviluppo. I synth cosmici di “Surface Variations In The Snowfall” inizialmente citano i maestri tedeschi (Schulze in primis) ma successivamente la chitarra e il piano manipolati sembrano trasportarci dall’elettronica degli anni 70 a quella contemporanea in pochi secondi. Anche qui la crescita costante assume aspetti drammatici, ma è un dramma che è intriso dell’elemento romantico più caro a Benoît Pioulard.
“That Name (Again)” è composta da poche note in loop che si disperdono in un canto inconsistente, note cariche di emotività ma di estrema semplicità; potrebbe essere definita, come ci insegna Brian Eno, musica come arredamento, ma è un arredamento che non lascia indifferenti, che scava così in profondità nell’animo che non è possibile ignorarlo. Nei cinque minuti di “On Distant Fields” Pioulard influisce positivamente; da un iniziale vento elettronico nasce un arpeggio di chitarra non manipolato su cui si inseriscono brevi note di chitarra elettrica e di piano che portano l’ambient in un contesto quasi onirico e psichedelico. E’ il momento più breve ma più avvolgente, persino il più originale; il canto in lontananza è quasi religioso e ricorda da vicino la voce mistica dell’italiano Juri Camisasca.
“Seventeen Words” è un buon lavoro, ma interlocutorio nella carriera dei due musicisti, un progetto parallelo che farà da preambolo all’imminente uscita del nuovo, attesissimo, Lp solista di Rafael Anton Irisarri, che vedrà la luce a fine agosto.
08/08/2017
Un nuovo, delicato intreccio tra pianoforte ed elettronica
Ambient-techno e carezze dreamy in un'emozionante sintesi elettronica
L'angosciante storia del lago Salton ispira la nuova opera ambient del polistrumentista californiano
Solo sessanta copie per questo piccolo gioiello firmato dall'impressionista americano
L'artista americano firma un disco-emblema dell'attuale avamposto della musica atmosferica
Ibridazione perfetta nell'inedita collaborazione di uno dei maestri dell'elettronica contemporanea
L'impietosa descrizione della moderna società americana diventa l'emblema degli attuali "anni senza vergogna"
Dopo la mezzanotte emergono lievi barlumi di luce nell'estetica del compositore americano
La colonna sonora del giorno del giudizio e della "mezzanotte" dell'umanità
Il compositore americano arricchisce il suo catalago di musica per ambienti
Il compositore americano descrive la paura e l'angoscia per gli inarrestabili cambiamenti climatici
Seconda collaborazione tra New York e Buenos Aires dei due compositori
Un apparente punto di svolta per l'affermato compositore americano
Due lunghe suite elettroniche registrate nel 2019 che ripropongono il tema della solastalgia
Dall'archivio del compositore statunitense, due brani tratti da una compilation pubblicata sulla rivista The Wire nel 2010
La collaborazione tra il musicista italiano e quello americano ne esalta le rispettive qualità
Le riflessioni intrise di pessimismo sulla fine del sogno americano ad opera del compositore ambient
Il musicista americano registra i suoni più tristi che la musica ambient abbia mai prodotto
Ritmi grind alla ricerca degli Oblomov del ventunesimo secolo
La cantautrice statunitense ingaggia Robert Smith ed è sempre più persa tra i suoi patemi d'amore
Un incontro artistico all’insegna della spontaneità per l’inedito duo violino/pianoforte
Come fare a "pezzi" Thelonious Monk, tra delirio e devastazioni
Tra Dead Can Dance e Tinariwen l'esordio dei siciliani è un piccolo capolavoro avant-folk
A nove anni da “Hug of Thunder”, il collettivo canadese torna con un album smooth costruito su lunghe jam session
L’intimità del suono acustico per un quasi esordio d’autore
Un equilibrio raffinato tra canzone, ambient e orchestrazioni nel nuovo convincente lavoro dell'artista californiana.