Mentre su riviste cartacee e webzine ancora si tessono lodi sul debutto dei Geodetic di Claudio Rocchetti e Jukka Reverberi, i due hanno già pubblicato con la berlinese Instruments Of Discipline il loro personale “The Return”, ovvero l’Ep “Cold Lights”, che svela un processo di mutazione sonora in nuce, nonostante i titoli proseguano la serie numerica romana di “Broken Consonance”.
E così, se nell’esordio scoprivamo tracce del malsano dadaismo a nome Cabaret Voltaire, nelle abrasioni dance di “VII” riassaporiamo invece i fiocchi di quella nevicata acida del ’91 che i Coil scatenarono in “Love’s Secret Domain”, i cui effetti si riverberano nel synth-punk di “VIII”, attraversato da ridondanti allucinazioni mediorientali à-la Muslimgauze.
Il collage industrial-techno su cui poggia la trama disturbante di “IX” sfiora l’esasperazione nelle stridule manipolazioni sonore della finale “X”, che vede i Clock Dva di “Buried Dreams” al confronto con la virata dark-ambient di Shackleton.
Non c’è che dire: la ditta Rocchetti-Reverberi sa come divertirsi e farci divertire, pescando i nomi giusti dal calderone della sua cultura musicale e regalandoci ottime rielaborazioni d’autore di glorie ormai (tra)passate o che cercano, in un modo o nell’altro, di reinventarsi.
31/10/2017