Swans

What Is This?

2019 (Young God) | dark songwriter

E questo che cos'è? Un oggetto estraneo? Una sorta di memorabilia per i fan e collezionisti più accaniti? In verità, il fatto che “What Is This?” sia un tramite, uno scheletro di qualcosa che è ancora ignoto e di là da venire, in un certo senso rovina la narrazione che sino a qui ha contraddistinto almeno l'ultima fase del’epopea Swans.
Il perché è presto detto: dopo l'inattesa e sfolgorante reincarnazione del 2010, esondata in un trittico-monstre di scuro e divorante totalismo, il riassorbimento in una singola entità delle energie sovrumane messe in gioco avrebbe costituito un perfetto antipodo e “antidoto”, una riaffermazione del tormento individuale che anima la compagine statunitense da quasi quarant’anni, ovvero l’allucinato profeta Michael Gira.

E invece che cos'è? Un quaderno di appunti, una demo session, un tracciato per un successivo album corale che vedrà coinvolto un pirotecnico parterre di ospiti: tra questi i Necks, Ben Frost, Baby Dee, Anna von Hausswolff e alcuni precedenti collaboratori del side-project Angels Of Light.
La comunità dei connoisseurs e sostenitori (di vecchia data o meno) sembra aver accolto con una certa freddezza la raccolta fondi legata a questo disco: ma pur ammettendo che l’accoglienza post-reunion non avrà di certo lasciato vuote le tasche di Gira e soci, la loro ferma opposizione a qualsiasi piattaforma di streaming li mantiene legati a una logica di sostegno diretto alla causa, possibilmente svincolata da intermediari commerciali che ne ridurrebbero gli introiti in percentuale considerevole.
Ma una volta lasciate da parte le questioni “etiche”, la buona o la cattiva fede, non potremmo concentrarci sul fatto che l’estrema nudità di questa parentesi cantautorale la rende davvero difficile da ignorare? Colto alla sprovvista da una tale crudezza, nel corso di una settimana mi sono trovato a riascoltare ossessivamente queste dieci tracce per chitarra e voce, galvanizzato dal loro potere di evocare l’umano e il sovrumano, il miserevole e il divino al tempo stesso, in certi casi anche più delle annichilenti suite partorite negli anni passati.

Con tono gutturale Gira introduce il suo litanico canto alla perdita di sé con “Leaving Meaning”, ulteriore variazione su uno stato di volontario straniamento che da tempo ritorna con regolarità nelle sue liriche (“Somewhere, no place, let’s go/ Nowhere, this place, let’s go/ Reaching not being, let’s go/ Reaching not feeling, let’s go”), per poi affondare mani e piedi nell’ansiogeno solipsismo di “Hanging Man”: affilato come una lama di stiletto e giocato sull’alternanza tra mugugni inconsulti e grida da far accapponare la pelle, i dieci minuti dal ritmo cardiaco costante approdano a un categorico sipario ove riecheggia l’assonanza tra knot (nodo) e il negativo not.
Spogliata del suo incalzante martellare industrial, una nuova versione di “Amnesia” (da “Love Of Life”, 1992) pone l’accento su un testo che si rifà tragicamente presente nel descrivere l’odio e l’insensata violenza che sono tornati ad affliggere la società americana.

The President’s mouth is a whore
When there’s murder, the audience roars
There’s no room left here for the strong
And everything human’s necessarily wrong

Pur nello stesso spirito umbratile, “The Nub” offre una momentanea tregua grazie all’angelica voce della moglie Jennifer, già comparsa nei precedenti “To Be Kind” e “The Glowing Man”. I successivi take pongono ulteriori granitiche fondamenta per un lavoro in studio che, pur radicato nel songwriting, facilmente si produrrà in sessioni di trionfale visionarietà, come lascia intuire “Sunfucker”, un altro rito pagano eliocentrico dopo il roboante climax di “Bring The Sun/Toussaint L'Ouverture” (“With arms stretched out, I gather sky/ One thought, one mind:/ Sun Fucker eats the blind”).
Raggruppati nell’ultima parte della scaletta troviamo alcuni episodi più subdoli e riflessivi: “My Phantom Limb”, sorta di “Venus In Furs” delle tenebre, e una doppietta finale che con sé porta addirittura echi dell’umbratile menestrello Leonard Cohen (“It’s Coming And It’s Real”) o del più sommesso Josh T. Pearson (“Annaline”, già presentata in alcuni concerti solisti).

Tra idee riesumate dai cassetti della memoria e nuove infuocate trance, il canzoniere allo stato grezzo di Gira è attraversato da lampi d’ispirazione quantomai vividi e sfolgoranti, a disconferma della presunta esistenza di exploit interlocutori, slegati da quello che è invece un moto d’animo perenne e sovrabbondante, un flusso inarrestabile di trascendenza umana e artistica.

Where are you?
What can you do
To prove you exist?
What is this?
Who is this singing
That which no longer exists?

(30/03/2019)

  • Tracklist
  1. Leaving Meaning
  2. Hanging Man
  3. Amnesia
  4. The Nub
  5. Cathedrals Of Heaven
  6. Sunfucker
  7. What Is This?
  8. My Phantom Limb
  9. Annaline
  10. It's Coming And It's Real
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