Garcia Peoples

Nightcap At Wits' End

2020 (Beyond Beyond Is Beyond) | jam-rock, pscyh-rock, hard, blues

Evolutisi da trio a sestetto, i Garcia People sono eredi di quella tradizione americana che ha in Allman Brothers Band, Grateful Dead e The Band i referenti storici primari.
All’allargamento della formazione è corrisposta una crescente attenzione alla composizione e all’equilibrio degli elementi, una scelta che, senza sacrificare l’entusiasmo degli esordi, consolida il nuovo album “Nightcap At Wits' End” come il più completo e originale della band del New Jersey.

A dispetto di una formula stilistica che necessita spesso di una trasposizione live per esibire le proprie peculiarità e una più ampia seduzione, la musica dei Garcia Peoples non soffre della resa su disco, anzi, diventa substrato per evoluzioni impreviste e interessanti, come quelle messe in atto per questo quinto disco della band.
Nell’arco di soli due anni dall’esordio “Cosmic Cash”, la formazione americana ha messo in piedi un repertorio interessante e per nulla banale o prevedibile. “Nightcap At Wits' End” non solo conferma una costante qualità delle composizioni, ma presenta una più variegata messa in opera che apre nuovi orizzonti.
Il tono possente e heavy dell’introduttiva “Gliding Through” lascia senza fiato, grazie a una struttura in bilico tra heavy metal e progressive rock che offre comunque spazio a intuizioni chitarristiche dal tono lievemente grunge/blues-rock.

Sono sempre le chitarre le protagoniste delle variegate suggestioni dell’album, a partire dalla lisergica trasposizione moderna della psichedelia della Bay Area, quella che va dai Jefferson Airplane ai Grateful Dead, che anima l’eccellente “Wasted Time”, una traccia che paga un importante tributo anche ai meravigliosi intrecci vocali di CSN&Y.
Ma le sorprese non finiscono qui, i Garcia Peoples offrono un pregevole omaggio al fascino del folk inglese nell’articolata progressione armonica e lirica di “Altered Place” e nell’ancor più raffinata “Painting A Vision That Carries”, una preziosa ballata che mescola accordi di fingerpicking, suoni di mandolino e schitarrate alla Pete Townshend.

Quel che sembrerebbe appannaggio solo di una pur folta schiera di nostalgici si rivela essere materia vibrante e contemporanea: “Nightcap At Wits' End” offre quelle evoluzioni che Ryley Walker insegue, pur con buoni esiti, da tempo, e un’ambizione pari alla voglia di mettersi in gioco e sperimentare nuove soluzioni, favorite anche dall’alternarsi di voci (Danny Arakaki, Derek Spaldo e Tom Malach) che supportano con estro la policromia delle composizioni, a volte non esenti da cliché (le westcoastiane “One At A Time”, “Crown Of Thought”), nonostante ciò, pronte a sfidare i canoni, sposando l’oscurità del math-rock in “(Our Life Could Be Your Van)”, la contaminazione frutto dell’innamoramento della band per il kraut-rock in “(Sound Controls Time)”, fino a sfiorare il caos nella cacofonia controllata di “(Litmus)”. Quest’ultimo trittico di tracce dai toni più arditi, incornicia la seconda parte dell’album, una sequenza che sfocia in una jam-session dai tratti sperimentali, con una magica “A Reckoning”, che trascina le suggestioni folk nelle braccia dei Popul Vuh, e una bucolica e malsana ballata psych-folk “Shadow”, che suggella l’album più completo e ambizioso della band.

(15/11/2020)



  • Tracklist
  1. Gliding Through
  2. Wasted Time
  3. Altered Place
  4. Fire Of The Now
  5. Painting A Vision That Carries
  6. One At A Time
  7. (Our Life Could Be Your Van)
  8. Crown Of Thought
  9. (Sound Controls Time)
  10. A Reckoning
  11. (Litmus)
  12. Shadow




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