Lingua Ignota

The Caligula Demos

2020 (Sargent House) | neoclassical, liturgical-noise

I primi due album di Kristin Hayter si erano caratterizzati per una mirabile sintesi tra studi classici e un canto sperimentale aggressivo che dava nuove coordinate all'idea stessa di musica estrema. Sonate di piano classico che convivono con assordanti muri harsh-noise, canto liturgico che si alterna a urla disperate e rumori industrial. In questa dicotomia il recente “Caligula” aveva rappresentato una parziale eccezione, contenendo maggiori dosi dell'elemento aggressivo che prendevano il sopravvento sulla seconda anima del progetto Lingua Ignota.

Come a controbilanciare e ridare un equilibrio all’album, Kristin Hayter pubblica “The Caligula Demos”, i primi abbozzi acustici di quello che poi diventerà l’album definitivo. Due anime che stavolta si separano per poi riunirsi proprio ascoltando questi demo che segnalano, ancora una volta, la cantautrice americana come artista autentica e profonda, dotata di una voce potente e, per certi versi, unica. Bastano quasi sempre il piano e la voce a dare tragicità alle parole di Hayter, ma a questo si aggiunge una teatralità spiccata, più chiaramente percepibile proprio in questa versione spoglia ed ermetica dell'album.

E’ proprio questa riduzione dei suoni a permettere all’ascoltatore di concentrarsi maggiormente sulle potenzialità vocali dell'autrice e sulla struttura classica di gran parte dei brani, rendendo più evidenti alcuni aspetti che potevano sfuggire ai tanti che hanno conosciuto Kristin Hayter solo nel 2019, col violentissimo “Caligula”. Proprio quest'album, se da una parte è stato quello che le ha dato una maggiore notorietà, dall'altro aveva messo sotto traccia l'aspetto classico e melodico dei suoi brani che resta comunque imprescindibile nella sua poetica. 

E' quindi notevole ascoltare i lunghi momenti liturgici di piano e voce di brani come "All Gods Love Means Nothing Now", "Failure" o la sonata classica di "Fucking Deathdealer". Due soli brani abbandonano l'acustica per rientare nel noise puro, i due minuti di "Beast" e soprattutto la splendida "Kyrie", vero momento religioso/liturgico degno del "Kyrie" della pietra miliare dei Popol Vuh, "Hosianna Mantra".

(05/01/2021)

  • Tracklist
  1. All Gods Love Means Nothing Now
  2. Beast (Praise Me)
  3. Butcher
  4. Failure
  5. Crown//Tears
  6. Kyrie
  7. Fucking Deathdealer
  8. Poison/Dogs (Aileen)
  9. Poison/Dogs (Christine)
  10. Sorrow
  11. Spite
  12. Tears




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