Marker Starling

High January

2020 (Tin Angel) | pop, jazz, soul, fusion

Più che un disco, “High January” è un master, un corso di perfezionamento sulla perfetta composizione pop, un incontro tra due continenti e scuole di pensiero teoricamente diverse. Il rock del canadese Chris A. Cummings (qui alle prese con il suo alter ego preferito Marker Starling), figlio di quella scuola che ha negli Steely Dan lo zenith espressivo, e l’avant-pop del musicista irlandese Sean O'Hagan, qui in veste di produttore e alchimista degli arrangiamenti, sono il materiale didattico di questo corso accelerato e altamente professionale e qualificato.
Le teorie di Brian Wilson, le sperimentazioni in laboratorio di Todd Rundgren, il corso di perfezionamento di Donald Fagen e Van Dyke Parks e gli aggiornamenti scientifici di Stephin Merritt e Stereolab sono i testi di riferimento per uno degli album più lussuosi e lussuriosi dell’era moderna. Marker Starling ha palpato l’utopia di ogni autore pop e, estasiato da tanta bellezza, ha lasciato la presa per appuntarne segreti e alchimie non noti a tutti.

Non tentate di trovare un funky-soul più elegante e malinconico di “Coin Of The Realm”: i vellutati fraseggi ritmici e il tintinnio di poche note di fender rhodes sono da tesi di laurea sulla sessualità nel mondo pop-rock. Una magia che si ripete nella sensuale bossa nova in chiave pop-soul-jazz di “Wait The Night”, che rimanda alle prime incisioni di Michael Franks, e nell’esteriormente più convenzionale pop-jazz alla Manhattan Transfer/Donald Fagen, con tanto di coretti doo-wop, di “Drop And Pierce”.

Qualcuno si chiederà dove la mano dell’irlandese, già teorico dell’enciclopedia del modern pop a nome High Llamas, sia più presente, dimenticando che i due musicisti sono figli della stessa scuola di pensiero. Le uniche differenze sono quelle legate a una meno marcata struttura degli arrangiamenti, che alla fine è il vero beneficio apportato da O’Hagan nel macrocosmo di Cummings. A beneficiarne sono soprattutto l’estrosità armonica della magica “Waiting For Grace”, che sposa le moderne alchimie di lounge music, elettronica e funky-soul, ospitando la voce di una Laetitia Sadier in gran forma.
“High January” è invece un omaggio alla musica come arte: si ascolti con attenzione il testo della title track, un brano ambizioso senza essere mai eccessivo o ruffiano, un prezioso capitolo di quell’arte del songwriting che spesso latita nella musica pop mainstream.

L’eleganza concettuale dell’articolata “Move It On” e l’affascinante sintesi di 50 anni di pop music di “Starved For Glamour” sono i due estremi sui quali Marker Starling crea un disco esteticamente sublime e strutturalmente ricco di eccellenti intuizioni armoniche. Il congedo finale è affidato al brano che più di qualsiasi altro mette al centro la passione comune di Cummings, O’Hagan e Andy Ramsay (Stereolab), ovvero la soleggiata California dei Beach Boys, tra il suono dei synth, i cori tipici della musica surf e una leggerezza melodica e vocale che ancora una volta lascia il segno, suggellando la miglior prova del musicista canadese.

Ovviamente se siete sintonizzati su sonorità grezze e ruspanti, astenetevi dal frequentare questi lidi: potrebbero provocare nausea o modificare per sempre la vostra concezione della musica. Io vi ho avvisato.

(16/06/2020)



  • Tracklist
  1. High January
  2. Wait The Night
  3. Drop And Pierce
  4. Waiting For Grace
  5. Move It On
  6. Starved For Glamour
  7. Coin Of The Realm
  8. A Little Joy




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