Peaking Lights

E S C A P E

2020 (Dekmantel) | psych-dub, wave, electro-pop

Forse è perché si sono conosciuti nel giro alternativo di San Francisco, ma Aaron Coyes e Indra Dunis, marito e moglie nonché adesso genitori di due pargoli in tenera età, hanno sempre avuto quell'aura da freakettoni fuori tempo massimo. Nomadi tanto nella vita quanto in campo discografico sotto al marchio Peaking Lights, hanno passato in rassega le assolate atmosfere della West Coast, i risvolti psichedelici del pop vintage e le decostruzioni elettroniche del dub più scheletrico. Oggi li troviamo ad Amsterdam, a incidere per Dekmantel.
Passata la sbornia alt-disco più ritmicamente propulsiva del (bellissimo) "The Fifth State Of Consciousness", il duo riapproda su una formula sintetica nebulosa e cangiante. Ci sono tracce di wave, di post-punk, di ambient-techno anni 90 e dei feedback dello shoegaze, ma il tutto viene intinto in un bagno psichedelico chill che non perde mai la calma; come se i Flaming Lips e gli Ultramarine, di ritorno da un rave, si perdessero in macchina per qualche stradina di campagna e finissero ospiti in casa dei Beach House a dormire sul divano.
 
Vige comunque la regola che permea l'intero catalogo Peaking Lights: ascoltare un loro disco è un'esperienza più coinvolgente a livello sensoriale che non per l'analisi del singolo dettaglio musicale. I minutaggi sono sempre considerevoli, la scrittura si impalla su ipnotici mantra ripetuti ad libitum, i giri di basso e tastiera formano insondabili gorghi sonori e le sussurrate interpretazioni vocali di Indra si muovono sull'eterno confine tra lo schivo e lo scafato.
Queste nuove tredici tracce si dipanano come spire di serpente in un eterno midtempo scandito dalla drum machine, la cura sonora dell'intero lavoro avvolge l'ascoltatore in un profumato batuffolo di cotone idrofilo. Misticheggiando tra wave e madchester, "Dharma" è come un sabba messo all'ingresso per preparare spiritualmente l'ascoltatore; il disco scorre quindi tra le sabbie mobili di un terso synth-pop ("EVP"), s'incastra su un onirico dub alla Lee "Scratch" Perry ("Eyes Alive"), frigge nelle notti dark dei primi anni 80 ("Soft Escape" e "Innerterrestrial"), pesta di synth-rock ("Traffic") e arriva a planare sul finalone di "Change Always Comes", ambient d'atmosfera totalmente beatless con la voce di Indra che galleggia sopra un manto di tastiere rigonfie di vapore. Sarà anche solo assuefazione, ma una volta finito l'ascolto viene quasi spontaneo premere nuovamente play.
 
Da sempre impermeabili all'ascoltatore casuale, i Peaking Lights hanno impiegato un decennio abbondante di fitte pubblicazioni per crearsi attorno un microcosmo che ormai è più uno stile di vita che non una semplice scelta musicale - e nel far ciò, si sono guadagnati il lusso di sguazzarci dentro, incuranti di qualsiasi cosa accada al di fuori. Questo fa del duo un nome di nicchia che pare quasi non evolversi mai, e sicuramente ne spiega il seguito di pubblico: ristretto, mediamente maturo, nostalgico di una certa era socio/politica, eternamente fedele ai propri punti fermi.
Resta il fatto che la musica dei Peaking Lights funziona al meglio quando viene vissuta come un'esperienza; chiudete browser e schermi e mettetevi a fare qualche faccenda di casa che richieda entrambe le mani (cucinare, potare le ortensie, lucidare gli argenti, riordinare i capi nell'armadio per colore e stagione), e presto queste trame sonore inizieranno a dispiegarsi come i petali di un fiore che dal digitale passa in 3D. Bassi avvolgenti, carezzevoli punteggi di tastiere, maliconiche linee vocali, paesaggi immaginifici belli come quell'orizzonte da lacrime in copertina, ve lo suggerisce pure il titolo: "E S C A P E".

(27/05/2020)



  • Tracklist
  1. Dharma
  2. Peace
  3. EVP
  4. The Damned
  5. The Caves
  6. Soft Escape (Moonman Mix)
  7. Eyes Alive
  8. Innerterrestrial
  9. Dreams
  10. Silver Clouds
  11. Enchanted Sea
  12. Traffic
  13. Change Always Comes
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