Sfera Ebbasta

Famoso

2020 (Universal) | trap, urban

Sfera Ebbasta corre più veloce del rap italiano. Più o meno da quando a inizio 2015 ha cominciato a macinare numeri da capogiro, la sua inarrestabile corsa al successo non ha conosciuto intoppi. Complice un’immagine carismatica e delle sempre puntuali strategie di marketing, oggi Gionata Boschetti è ufficialmente l’ambasciatore del nostro rap nel mondo. Per quanto ne dica lui, i compromessi commerciali ci sono stati, eccome, ma forse il gioco è valso la candela nel momento in cui a soli ventott’anni ti ritrovi a essere la più influente popstar italiana della tua generazione. Oggi, il rapper di Ciny si presenta al mondo - Stati Uniti in particolare - con “Famoso”, un disco dalle chiare mire espansionistiche e ricco di ospiti clamorosi, da J Balvin a Future, da Diplo a Offset dei Migos. Nessun artista italiano aveva mai fatto tanto.
 
Eppure è un silenzio assordante quello che regna al termine del suo nuovo album, un silenzio che per un attimo sovrasta l'incessante clamore mediatico che ne sta accogliendo l’uscita. “Famoso” lascia una sensazione di vuoto pneumatico nell’anima; niente a che vedere col vuoto maestoso che si respira nel silenzio di un paesaggio immenso e desolato, ma qualcosa di molto simile al vuoto esistenziale che lascia addosso lo stare in fila al supermercato alle due di pomeriggio. Quella sensazione di chi me lo fa fare.
Chi dice che sto scoprendo l’acqua calda, sbaglia, perché Sfera è un artista che, sempre in coppia col fido producer Charlie Charles, ha composto uno dei dischi più innovativi e uno dei più solidi nell’ambito del rap italiano degli anni Dieci (rispettivamente “XDVR” e “Sfera Ebbasta”); e con “Rockstar”, l’album della consacrazione, ha creato un precedente per chiunque, d’ora in avanti, vorrà tentare di piegare il pop alle regole della trap senza perderne in credibilità. Se il prototipo del rapper italiano non è più Fabri Fibra da Senigallia ma Sfera Ebbasta dai denti d’oro, un motivo c'è. 
 
La vittoria di Sfera Ebbasta sta anche nel fatto che i telegiornali lo annuncino puntualmente come “l’idolo dei vostri figli”, che oggi chiunque abbia in bocca “la trap”, che una rivista che si chiama OndaRock stia recensendo il suo album con la stessa passione che di norma dedica ai Pearl Jam; ma la sua sconfitta artistica sta nel fatto che sul suo disco non c’è proprio nulla da dire. Non c’è un punto di curiosità o di interesse che sia uno, se non il fatto che per la prima volta un rapper del calibro di Future sia presente in un disco italiano — cosa che, tra l’altro, non interesserà minimamente chi non ha familiarità col rap d'oltreoceano. Lo stesso pezzo, peraltro, intitolato “Abracadabra”, complice un debole beat tutto chitarrine giocattolo e bassoni coatti, non colpisce per nulla. Capito? I due più grandi artisti trap d’Italia e d'America si incontrano e ciò che esce è una canzone con zero inventiva. Siamo solo al secondo brano, ma la sensazione che lascia è emblematica di tutto ciò che andremo a sentire. 
 
Future non è il solo big americano presente nel disco, come si diceva. C’è anche Offset che dà lezioni di trap su una strumentale di London On Da Track (altro gigante della trap Usa), ed è forse l’unico altro sussulto di tutto il disco.
Per il resto, Diplo che si muove al limite dal plagio di “Lounge Act” e Steve Aoki che invece realizza un plagio fatto e finito di una canzone k-pop fanno un po’ la figura dei buzzurri. Lil Mosey non pervenuto. Si sta dimostrando una scelta indovinata, invece, il feat col titano del reggaeton J Balvin - unito a Sfera da una nota e sincera stima reciproca - dal momento che “Baby” sta pagando con un ottimo successo sia qui che in Sud America, se è vero che le classifiche di streaming non mentono. 
Tra i brani in solo, si fanno notare una specie di tributo poco colto allo swing italiano ("6 A.M.") e "Giovani Re", l'esperimento pop in salsa eighties pronto e impacchettato per il prossimo film di Muccino - anche se in quel campo domina già Tommaso Paradiso, e mica lo riesci a battere.
 
L'aspetto davvero deludente, in tutto ciò, è la totale mancanza di personalità da parte di Sfera, l'assenza di una qualche impronta che ci ricordi che questo è il suo disco, e non solo un occasione per fare un po’ di rumore invitando la gente giusta. Non so se questo lavoro possa realmente sfondare nel mondo, ma immagino che con la spinta incessante di Spotify si possa arrivare pressoché ovunque. Ne riparleremo eventualmente tra qualche mese. Si può già dire, però, che in “Famoso” non c’è un neanche l’ombra di un incontro tra mondi, non c’è l’Italia che prende il comando, ma solo quella che imita stilemi già perfettamente codificati; l’Italia che mette in rima “macarena" e “baila morena”, che anche quando prova a fare squadra (in “Tik Tok” ci sono Marra e Guè) tira fuori un ritornello che dice “faccio skrtt skrtt skrtt”. E di Gionata Boschetti, dei suoi sentimenti, pensieri, pregi e difetti, non c’è traccia.
Non è nemmeno quel disco che lanceresti fuori dal finestrino, è solo che scorre senza il minimo sussulto, come se non stesse suonando. Forse la cosa peggiore è provare a convincerci che alla fine lui ci tenga, alla sua musica, e quindi ecco in apertura e in chiusura “Bottiglie Privè” e “$€ Freestyle”, rispettivamente per ribadire che ha anche un animo sensibile e che sa ancora rappare, quando vuole, chiaramente.
 
Tutto ciò è per dire che io non ho capito cosa significhi, per Sfera, essere “Famoso". Forse significa avere la facoltà di pagarsi le strofe di rapstar straniere e fare due rime a caso su dei beat costosi come un villa a Desenzano, nella sicurezza che il disco sarà in ogni caso un successo, e allora mi arrendo in partenza. Il trionfo commerciale, in scioltezza, non glielo negherà nessuno. Ma se essere famosi significa anche essere il punto di riferimento di una scena, e quindi prendersi delle responsabilità, dei rischi, provare a sfondare porte nuove a suon di calci e non di mazzette, allora qua dentro non c’è nulla del genere. Solo tanto conformismo e altrettanta noia. 

(28/11/2020)



  • Tracklist
  1. Bottiglie Privè
  2. Abracadabra (feat. Future)
  3. Baby (feat. J Balvin)
  4. Macarena (feat. Offset) (Prod. London On Da Track)
  5. Hollywood (Prod. Diplo)
  6. Tik Tok (feat. Marracash & Guè Pequeno)
  7. Male
  8. Giovani Re
  9. Gelosi
  10. 6 AM
  11. Salam Alaikum (feat. 7ARI & Steve Aoki)
  12. Gangang (feat. Lil Mosey)
  13. $€ Freestyle




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