Eiichi Ohtaki

A Long Vacation 40th Anniversary Edition

2021 (Niagara) | city pop, new music

Il 21 marzo 1981 esce nei negozi “A Long Vacation” di Eiichi Ohtaki, un disco che per impatto sulla cultura giapponese può essere equiparato a ciò che significò per quella italiana “La voce del padrone” di Battiato.
 
Fino a quel momento Ohtaki era sconosciuto al grande pubblico. Aveva fatto parte degli Happy End, oggi ritenuti una delle band fondanti della musica giapponese contemporanea, ma all’epoca sciolti a causa dello scarso riscontro.
In seguito, aveva tentato la carriera come solista, con quattro album a nome proprio e una serie di progetti collaterali con la Niagara Records, sottoetichetta che lui stesso dirigeva. Nessuno fra i dischi in cui era coinvolto riuscì però a raggiungere la pur modesta soglia delle 30mila copie: sostanzialmente, si accorsero di lui giusto gli addetti ai lavori e il sottobosco degli appassionati più esigenti.
La registrazione di questo album, a ben quattro anni da quella di “Niagara Calendar”, con un mondo della musica nel frattempo radicalmente mutato, e con il cambio di distributore dalla Columbia alla Sony, segna sostanzialmente un nuovo inizio.
 
Un nuovo inizio che parte però dalle proprie radici: al disco partecipano infatti, seppur in quote differenti, tutti gli ex-membri degli Happy End. Takashi Matsumoto scrive i testi di nove canzoni su dieci, Shigeru Suzuki suona la chitarra in quattro e Haruomi Hosono compare al basso in una.
Accorrono anche altri nomi di spicco, quali il chitarrista Makoto Matsushita (la sua carriera come solista non è mai decollata, ma è rimasto fra i turnisti più richiesti anche negli anni a venire) e il polistrumentista Masataka Matsutoya, a dirigere gli archi. Ohtaki non tocca strumento, ma oltre a cantare, compone, arrangia e produce tutti i brani in proprio.
 
In contemporanea all’album, viene pubblicato un 45 giri che ne contiene due estratti (“Kimi wa tennen shoku” sul lato A e “Canaria shotou nite” sul lato B), che si ferma però al numero 36 in classifica. 
Questo non significa che i due pezzi non attecchiscano, ma spiega semmai il target particolare che Ohtaki agganciò con il suo album, quello della new music.
Sin dal successo di storici cantautori come Yosui Inoue e Takuro Yoshida all’inizio degli anni Settanta, si è delineata una tipologia di artista particolare, rivolta a un pubblico giovane e urbano, cultore della musica e che nutre grande considerazione per il formato Lp, in quanto opera d’arte al pari di un romanzo o di un’antologia di poesie. Al contrario, i 45 giri, pur senza essere demonizzati, vengono ritenuti oggetti più inclini al compromesso commerciale e quindi di minore interesse.
Questa ondata di giovani artisti, che guardano alla musica occidentale spaziando dal folk-rock al pop più sofisticato, vengono indicati appunto come new music e sembrano rifondare il mercato locale, dominando le classifiche degli album, ma facendo solo saltuarie comparse in quelle dei singoli.
Molti di loro si comportano coerentemente con questo ruolo, rifiutando l’immagine di idoli da rotocalco e le apparizioni televisive: comunicano col proprio pubblico solo tramite concerti, passaggi radiofonici e interviste a giornali di rilievo.
Questo spiega lo scarso riscontro del 45 giri di Ohtaki, le cui canzoni vengono però trasmesse di continuo in radio, così come un po’ tutto l’album, che inizia quindi a scalare la classifica, dove rimane per 88 settimane, diventando un bestseller.
Il 31 dicembre vince il premio come uno dei tre dischi d’eccellenza del 1981 ai Nihon Record Taisho (gli altri vincitori sono pezzi di storia quasi altrettanto imponenti, quali “Mizu no naka no Asia e” di Yumi Matsutoya e “We Are” degli Off Course).
 
Il disco si apre con “Kimi wa tennen shoku”, un travolgente baroque pop che ripesca a piene mani dagli anni Sessanta anglofoni: il muro di suono dell’arrangiamento cita le produzioni di Phil Spector, mentre gli assoli di tastiera e chitarra al centro sono un omaggio ai Tornados di Joe Meek
Il genio di Ohtaki risiede proprio nel far suonare perfettamente adatti agli anni Ottanta approcci al pop che sembravano essere stati spazzati via dalle rivoluzioni stilistiche e tecnologiche. Grazie a una serie di accorgimenti strategici – in particolare a livello ritmico, fra la batteria con il gated reverb e il basso slappato influenzato dalla jazz fusion – e alla superba disposizione dei suoni in fase di registrazione, il pezzo risulta sia nostalgico, sia contemporaneo.
 
A seguire, una serie di gemme che farebbero la fortuna di qualsiasi canzoniere pop di razza: “Velvet Motel” stupisce per i suoi rompicapo ritmici, con la batteria che infila una serie di pattern controsterzo; “Canaria shotou nite” vanta un ritornello corale degno del sunshine pop più sognante; “Waga kokoro no Pinball” rappresenta il momento più rock, con almeno un paio di chitarre distorte sovrapposte, pur ben levigate dalla produzione; “Ame no Wednesday”, in cui suona Hosono, sembra unire le armonie pianistiche di Burt Bacharach a quell’ibrido fra West Coast americana e jazz fusion che oggi viene indicato come yacht rock (il brano era già stato citato su OndaRock in occasione dell’articolo sugli inni del city pop).
Ciliegina sulla torta è la voce di Ohtaki, che si esprime con linee limpide e potenti, giostrando fra voce piena, falsetti alla Beach Boys, levigatezze soul e persino yodel con reminiscenze country.
In “Koi suru Karen” la melodia degli archi e l’andamento ricordano “The Sun Ain’t Gonna Shine Anymore” (classico del pop scritto nel 1965 dalla premiata ditta Bob Crewe/Bob Gaudio per Frankie Valli, ma reso poi famoso dagli Walker Brothers, e stando alla sonorità è forse la loro versione il riferimento di Ohtaki), mentre la conclusiva “Saraba Siberia tetsudou” sembra una risposta a “Johnny Remember Me” di John Leyton, altra vecchia produzione di Joe Meek. 

Ohtaki gioca con dei rimandi molto pesanti, ma invece di finirne schiacciato, li assorbe e li veste di un’estetica scintillante, dall’inconfondibile odore del capitalismo tipico dell’era yuppie, diviso fra i valori di un passato da cui non vorrebbe staccarsi e la spinta rinnovatrice del futuro ultratecnologico. Parliamo non a caso del disco che incarna il periodo in cui il Giappone è cresciuto a livelli mai visti prima, in una bolla economica che sarebbe poi tragicamente esplosa di lì a qualche anno.
Questo contrasto si avverte in ogni aspetto dell’opera, inclusi i testi e la copertina, curata dal celebre illustratore Hiroshi Nagai. Il collegamento è stato ben descritto dal giornalista Akira Katayama in un editoriale per Ok Music, nel 2014: “Un bordo piscina senza gente, come nel primo pomeriggio dopo la fine delle vacanze estive. O è lo scenario di un pomeriggio dopo che l’umanità è stata distrutta? Sembra estivo […] eppure ti fa desiderare di indossare un maglione. […] Anche se le canzoni d’amore occupano la maggior parte dell’album, sembra un amore che difficilmente si realizzerà, un amore consapevole che privilegia la ragione alla passione, che ti fa dire che è imbarazzante essere sexy. Dietro le belle canzoni d’amore percepisco relazioni incompatibili e un mondo assurdo”.
 
L’album viene oggi ristampato in varie versioni: con la stessa scaletta dell’originale per lo streaming e il vinile, con l’aggiunta di un disco di demo per l’edizione in cd, oppure in un costoso cofanetto comprendente quattro cd, due vinili, un Blu-ray, una cassetta e due libri (uno dei quali di illustrazioni).
Il suo culto si è negli ultimi anni parzialmente espanso anche all’infuori del Giappone grazie al web, in particolare sulla scia della riscoperta del city pop da parte di una nicchia di pubblico occidentale. Per paradosso, in Giappone la maggior parte del pubblico ignora che questo tipo di musica venga da noi indicato come city pop: in patria il termine è infatti noto soltanto a giornalisti e appassionati.

Per concludere, è forse utile fare un po’ di ordine sul volume delle vendite dell’album, visto che in rete si trovano dati contrastanti. 
Oricon attesta “A Long Vacation” come il sesto disco giapponese più venduto durante gli anni Ottanta, con un milione e 9mila copie divise fra vinili e cassette (al primo posto “Reflections” di Akira Terao, con un milione e 648mila).
La cifra è corretta, ma parziale: se durante quel decennio ci furono cinque album con vendite superiori, nessuno di questi nel corso del tempo ha dimostrato la resistenza di “A Long Vacation”, che ha finito col superarli tutti. 
Vanno quindi aggiunte le 10mila copie della versione strumentale uscita nel luglio 1981, il mezzo milione certificato dalla Riaj per la ristampa del 1991, le 96mila registrate da Oricon per l’edizione del 2001 e le 22mila per quella del 2011.
Il disco è poi rientrato in classifica nel gennaio 2014, in seguito alla morte del cantante, cumulando almeno 15mila copie.
Limitandosi a quanto attestato da Riaj e Oricon, si è sopra il milione e 650mila copie. Va però considerato che l’album venne stampato in cd già nell’ottobre 1982 (fu uno dei primi al mondo), mentre Oricon iniziò a includere i cd nelle sue classifiche solo nel febbraio 1984. Mancano pertanto all’appello le vendite del primo anno e mezzo su cd, le vendite di catalogo prima della nascita delle certificazioni Riaj (l’album continuò a smerciare diverse migliaia di copie l’anno anche dopo essere uscito dalla top 100 di Oricon) e tutti i download digitali.
Le stime che lo vogliono sopra i due milioni di copie sono quindi del tutto verosimili, e la cifra andrà ad aumentare, contando la ristampa oggetto della recensione, che ha appena riportato l’album al numero 5 di Oricon, con circa 33mila copie vendute nelle prime due settimane. Per l’occasione il disco è stato peraltro inserito, per la prima volta in veste ufficiale, nei servizi di streaming.
Curiosamente, nonostante la sua fortuna duratura e nonostante sia il disco simbolo degli anni Ottanta giapponesi, “A Long Vacation” non ha mai raggiunto il primo posto in classifica: all’epoca infatti si scontrò direttamente con il sopraccitato “Reflections”, che lo costrinse ad accontentarsi del numero 2.

(10/04/2021)

  • Tracklist
1. Kimi wa tennen shoku (君は天然色)
2. Velvet Motel
3. Canaria shotou nite (カナリア諸島にて) 
4. Pap-Pi-Doo-Bi-Doo-Ba monogatari (Pap-Pi-Doo-Bi-Doo-Ba 物語)
5. Waga kokoro no Pinball (我が心のピンボール)
6. Ame no Wednesday (雨のウェンズデイ)
7. Speech Balloon (スピーチ・バルーン)
8. Koi suru Karen (恋するカレン)
9. FUNx4
10. Saraba Siberia tetsudou (さらばシベリア鉄道)


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