Elephant9

Arrival Of The New Elders

2021 (Rune Grammofon) | jazz-prog-psych

Sesto disco in studio per la band prog-jazz-psych norvegese Elephant9, trio formato da  Ståle Storløkken (Supersilent, Frode Haltli), Nikolai Hængsle Eilertsen (Needlepoint) e Nikolai Hængsle Eilertsen (Chrome Hill), da sempre croce e delizia dei critici per la dissonanza, a volte stridente, tra esuberanza tecnica ed elegante capacità di sintesi.

“Harbour” giunge dopo la pubblicazione del doppio capitolo discografico live, “Psychedelic Backfire I & II”, che ha brillantemente riepilogato il complesso percorso artistico della band, artefice di un mix di jazz-rock, progressive e psichedelia, abilmente amalgamato con un prospetto sonoro minimalista/massimalista, elaborato senza inutili esibizionismi tecnici che, pur con qualche caduta di tono, non ha mai smarrito il fascino dell’imprevisto e un pizzico di magia.
“Arrival Of The New Elders” è un album insolitamente riflessivo, lontano dallo spirito da jam session delle prove precedenti. Prevale un’atmosfera psych-fusion che si nutre di loop ed elettronica fluttuante, mentre il Fender Rhodes di Ståle Storløkken espande la materia lirica alla maniera del miglior Joe Zawinul (la title track).
Il viscerale scricchiolio che la band norvegese ha nutrito di contrasti stilistici e di forme espansive qui rivive nelle turbolenti geometrie ritmiche di “Rite Of Accession”, rese agili da un flusso ascetico alla Mahavishnu Orchestra, che non disdegna trame rock e funky: la natura più introspettiva e psichedelica del brano viene subito ripristinata con un groove jazz/electric alla Miles Davis.

Pochi istanti e il pulsante impressionismo sonoro di “Sojourn” e l’elegante fusion di “Tales Of Secrets” confermano lo stato di grazia della band, decretando “Arrival Of The New Elders” come l’album più maturo e coeso degli Elephant9. Ne è altresì testimone l’incredibile e suggestiva stratificazione lirica minimale di “Throughout The Worlds”, che si arricchisce di preziosi dettagli, Fender Rhodes e vellutati groove ritmici, creando una sequenza armonica nello stesso tempo fluida e ruvida. Pari intensità, pur con parametri molto diversi, offre l’atipica fuga hip-hop, space-jazz e psichedelica di “Chemical Boogie”, una travolgente esplosione di energia, contraddistinta da una sonorità di hammond al limite tra neo-futurismo e citazionismo vintage. 

Dai tempi dell’esordio “Dodovoodoo”, questo è senza dubbio il primo album della band che osa riscrivere i canoni della fusion, senza timore di essere imputato di inaridimento creativo. L’estetica lounge della surreale e virtuale colonna sonora per un immaginario horror di “Chasing The Hidden” e la fantasiosa dissolvenza a tempo di dub e suoni di hammond dalla duplice natura progressive/cosmic-music di “Solar Song” confermano che la scelta di conservare un’architettura complessa, e nello stesso tempo di sostituire ai barocchismi delle incantevoli armonie espanse, ha portato gli Elephant9 ai confini dell’ascesi e senza dubbio all’apice della loro intensità espressiva.

(02/09/2021)

  • Tracklist
  1. Arrival Of The New Elders
  2. Rite Of Accession
  3. Sojourn
  4. Tales Of Secrets
  5. Throughout The Worlds
  6. Chasing The Hidden
  7. Chemical Boogie
  8. Solar Song




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