For Those I Love

For Those I Love

2021 (September Recordings Limited) | elettronica, conscious hip-hop, abstract

Tutti gli album d’esordio posseggono interessanti retroscena, ma la storia dell’omonimo debutto di For Those I Love - lo pseudonimo del cantautore, produttore di Dublino David Balfe - è davvero straziante. Le registrazioni erano in corso quando Paul Curran, il suo migliore amico, poeta e collega, membro del collettivo punk irlandese Burnt Out, si è tolto la vita. Impantanato nell’angoscia, nella rabbia e nello sconcerto, “For Those I Love” è il secondo album in 18 mesi ad affrontare la morte di Curran. I compagni dublinesi Murder Capital avevano già dichiarato che ogni singola canzone inserita in “When I Have Fears" era in qualche modo collegata alla sua morte, mentre l'album citava, proprio nel titolo, un celebre sonetto elisabettiano del sommo John Keats, il preferito dal povero Curran. Mentre i Murder Capital scelgono d'impostare i propri scenari su gelido post-punk, l'ispirazione di Balfe è una sorta di bedroom-dance, sulla quale si infiltra un pungente spoken word.

Affiora un'eco nella sua interpretazione, quasi un’aguzza cantilena che trae appigli dall'ondata di vitalità che le band post-punk di Dublino stanno recentemente mostrando (Murder Capital, Fontaines D.C.), anche se Balfe condivide il proprio metodo avvicinandosi maggiormente allo schema narrativo del rapper inglese Mike Skinner (The Streets), portando in evidenza dettagli apparentemente banali come il suo recondito interesse per la vita di ubriachi, stolti, stravaganti, accentuandone i toni con un approccio più netto e persino nichilista.
Balfe colloca la morte di Curran sullo sfondo d'incidenti e ferite tipiche della tarda adolescenza. Non permette mai all'ascoltatore di sottovalutare l'idea che l’abuso di alcol e l’assunzione di droghe siano una fuga effimera e temporanea, e non manca mai di sottolineare le motivazioni per le quali le si ricerca come evasione totale dal dolore, senza dimenticare che il disco era nato addirittura come ode all’amicizia e poi rimodellato nel corso dei lavori in una tragica nuvola funesta.

La traccia d’apertura, “I Have A Love”, rompe la brechtiana quarta parete con un effetto spiazzante; una toccante e diretta dedica di Balfe che immagina di ascoltare questo stesso brano in macchina di notte, al cospetto del caro amico sorridente seduto al suo fianco. “Birthday” è una cupa rappresentazione che Balfe visse in prima persona, quando da bambino incontrò il corpo di una vittima di omicidio nella sua tenuta, mentre “The Pain” e “Top Scheme” ricordano vagamente l’hip-hop di Plan B per la rabbia esternata con forza pura e flagellante.
Talvolta le sonorità tendono verso l'inquietante post-dubstep di Burial, non da ultimo nel nadir emotivo dell'album, “The Myth/I Don't”, un assemblaggio sparso di urla echeggianti sulle quali Balfe descrive qualcosa che assomiglia sospettosamente a un esaurimento nervoso. Il brano possiede uno dei momenti chiave dell'album, quando l'oscurità lirica è impostata su una musica stranamente euforica, intrisa dello spirito hardcore vecchio stile.

Spogliata delle parole, l'elettronica scintillante di “To Have You”, costruita sui campioni accelerati di “Everything I Own” dei Bread, funzionerebbe perfettamente come materiale da dancefloor di punta. Allo stesso modo, in “You Stayed/To Live”, per quanto si cimenti a descrivere squallide circostanze che ricordano vecchie scorribande e piccoli atti di vandalismo alla luce della morte di Curran, è ancora del tutto possibile immaginare una folla che impazzisce allegramente con un cocktail in mano e un inno trance sullo sfondo.
Ricucito insieme a ovattati frammenti di conversazioni telefoniche, il disco termina con la nota di speranza offerta da “Leave Me Not Alone”, dove il cantautore irlandese ricorda che solo le persone che ti amano davvero possono aiutare a risollevarsi dal baratro esistenziale.

Il tono risoluto colpisce al cuore, anche in un mondo musicale strapieno di cantautori confessori che si rovesciano le budella in modo catartico con le loro storie.
Pure per i tanti riferimenti ai problemi sociali del sottobosco culturale di Dublino - già ben fotografati dai più famosi concittadini Fontaines D.C. - nel messaggio di Balfe c'è un'universalità di emozioni; la musica, finemente elaborata, è abilmente allestita per attenuare gli angoscianti argomenti trattati nei testi, confermando senza alcun dubbio la valenza dell’etichetta, dai più già assegnatagli, di acuto poeta del dolore irlandese.
“For Those I Love” è un'opera celebrativa straordinariamente autorevole, cruda, passionale, dedicata all’amico perduto; uno scongiuro di dolore perpetrato in una pista da ballo, atipica ambientazione entro cui Balfe dimostra che è possibile trattare temi quali morte, confusione e disperazione, con speranza e note da clubland.

(29/03/2021)

  • Tracklist
  1. I Have A Love
  2. You Stayed / To Live
  3. To Have You
  4. Top Scheme
  5. The Myth / I Don't
  6. The Shape Of You
  7. Birthday / The Pain
  8. You Live / No One Like You
  9. Leave Me Not Love


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