Lana Del Rey

Blue Banisters

2021 (Polydor) | songwriter

You made me trade my violets for roses
You tried to trade in my new truck for horses
Don't forget all of these things that you love are the same things I hate
A simple life, I chose this
("Violets For Roses")
C'era veramente bisogno di un altro album di Lana Del Rey? La domanda è alquanto spontanea. A quanto pare, nell'arco di un anno Elizabeth Woolridge Grant si è data molto da fare. Tra rimandi, post criptici sui social e abbandoni repentini di questi ultimi che hanno gettato nello sconforto milioni di fan sparsi lungo il pianeta, è arrivato l'annunciato nuovo disco del 2021, "Blue Banisters", che segue l'accattivante e parimenti discusso "Chemtrails Over The Country Club". Un flusso produttivo che in parte contraddice le mai sopite accuse di una carriera artistica progettata a tavolino, musicalmente inconsistente. Argomentazioni che ormai appartengono al gossip, soprattutto ai detrattori della prima ora. Ormai Lana Del Rey sembra aver acquisito la stessa valenza di Elton John negli anni 70 con una produzione copiosa e liricamente sempre all'altezza.

Annunciata con un post su Instagram il 10 aprile e poi 17 giorni dopo con tanto di titolo e annessa clip della title track, l'opera è stata frutto di continui ripensamenti, come anticipato poc'anzi, e alla fine Mike Dean, spacciato come primo produttore, è responsabile di un unico brano. I primi tre singoli, "Wildflower Wildfire", "Text Book" e "Blue Banisters", hanno sollevato fin da subito qualche buona critica, senza, tuttavia, suscitare eccessivi clamori. E come se non bastasse, svariati brani sono stati poi recuperati dal cassetto dei ricordi, mentre alcune delle tracce incluse nelle prime tracklist sono scomparse. Si tratta di "Fine China", "I Can Fly", "Rock Candy Sweet" e "Wild One". Scarti che confermano la tipica volubilità della Del Rey.

Ma veniamo al resto. Ciò che cattura fin dalle prima note, è l'ancoraggio netto, in particolare nella prima parte dell'album, alle trame di "Norman Fucking Rockwell!", al suo pianismo, alle sue atmosfere. "Blue Banisters", al di là del marchio indelebile dell'artista, offre inoltre spunti di riflessione. E ciliegina sulla torta: elementi di "novità". Il più evidente è che per la prima volta Lana Del Rey rinuncia spesso al consueto languore interpretativo per una più matura e versatile agilità espressiva. Il canto è terribilmente pulito. Si prendano da esempio i vocalizzi di "Arcadia" e "Beautiful". In "Dealer" addirittura l'ugola muta a seconda dell'occasione come mai in passato.

La prima sequenza mette in fila i già noti singoli, ossia lo spirito soul-noir-jazz di "Text Book" e il canto soave, limpido che troneggia in "Blue Banisters". Un passo che diventa patriottico in "Arcadia", con archi in piena libertà. Il trittico "Black Bathing Suit", "If You Lie Down With Me" e "Beautiful" segue al contrario la scia intrapresa in "Chemtrails Over The Country Club". Sono canzoni dalla scrittura solida che sfumano una nell'altra, dando qui e là l'impressione di ritrovarsi all'interno delle stessa pellicola. O meglio: una soundtrack di una storia immaginaria, tra rimpianti, sorrisi, strofe birichine, metafore erotiche e romantiche effusioni.
Basta poi un attimo e l'ottava opera di Lana Del Rey svolta verso l'estasi, offrendo nell'altra metà del piatto una delle canzoni più belle della sua discografia: "Violets For Roses". L'avvio è epico quanto il crescendo del refrain. È una ballata indimenticabile fin dal primo ascolto. Un instant classic, per farla breve. Poco più di quattro minuti al piano da tramandare ai posteri. L'ennesimo miracolo di una Dea che ha il dono di paralizzare il tempo e addolcirlo con poche note.

Quello che accade in seguito è uno strano cambio di registro inaugurato da "Dealer", brano in prima istanza concepito per l'abortito progetto in collaborazione con i Last Shadow Puppets, per un duetto con Miles Kane, che oltre a spezzare con una sezione ritmica più solida l'atmosfera soffusa del disco, beneficia di un'interpretazione sopra le righe di Lana, per l'occasione perfetta interprete oltre che autrice. E non stupisce che anche la successiva "Thunder" provenga dalle stesse sessioni. Una canzone scritta con Zach Dawes e dalla melodia ancora più accattivante. È l'altro piccolo grande miracolo del lotto. Con "Wildflower Wildfire", Lana ripristina poi il consueto mood irresistibile da gatta morta, sognando magari Kate Bush (!), prima che un delicatissimo gospel-soul marchi i sentieri di "Nectar Of The Gods", in uno slancio blues che apre nuove frontiere.

È in questa conversione a getto continuo che "Blue Banisters" assume le fattezze del grande album. Un disco dalle due facce, dalla doppia anima. E solo a primo acchito univoco. Cosa dire infine della coda di "Living Legend" con la voce che emula un'armonica a bocca, suggellando una ballatona acustica d'altri tempi? E delle lacrime trattenute in "Cherry Blossom" - rilasciata come singolo due anni fa - o quelle asciugate in "Sweet Carolina"? Lana canta come una musa felice di lasciarsi travolgere dal proprio destino. Sogna una vita semplice, una fattoria e un mondo appartato. Il breve (ed evitabile) interludio in omaggio a Morricone ne è la prova.

Insomma, con "Blue Banisters" Lana Del Rey ha definitivamente bruciato ogni rancore. E lo sguardo fermo in copertina, seduta sul terrazzino con i suoi due bei pastori tedeschi, rimarca l'umore del momento e l'amabile consapevolezza di una cantautrice che continua a essere tra le firme più ispirate e autentiche dei nostri giorni.

(22/10/2021)

  • Tracklist
  1. Textbook
  2. Blue Banisters
  3. Arcadia
  4. Interlude - The Trio
  5. Black Bathing Suit
  6. If You Lie Down With Me
  7. Beautiful
  8. Violets for Roses
  9. Dealer
  10. Thunder
  11. Wildflower Wildfire
  12. Nectar of the Gods
  13. Living Legend
  14. Cherry Blossom
  15. Sweet Carolina




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