Lice

Wasteland: What Ails Our People Is Clear

2021 (Settled Law Records) | post-punk, industrial

Dopo aver pubblicato nel 2018 un paio di Ep per l’etichetta dell’amico Joe Talbot (Idles), ecco giungere il dirompente debutto full-length dei Lice dall’evocativo titolo “Wasteland: What Ails Our People Is Clear”.
Sorretto da uno scenario che conserva sostanzialmente l’imprinting post-punk degli esordi, il geniale concept-album costituito da infinite sfaccettature e da folle eclettismo spazia sorprendentemente tra spregiudicati impeti sonori, che navigano tra industrial, noise, metal e hardcore, per toccare addirittura elettronica, minimal-wave, progressive-rock e psichedelia, mai manifestando cedimenti e conservando una brillantezza davvero rara per analoghi allestimenti.

Il singolare e inconsueto quadro musicale va a fondersi con l’acuta satira sociale che il gruppo architetta per i complessi ed eccentrici contenuti, dove un selvaggio e distopico racconto, che sembra nato dalla penna di William S. Burroughs, fonde fantascienza, realismo e scampoli d’assurdo. La narrazione tratta dell’avventura del protagonista (The Conveyor) e della sinistra figura del Dr. Coehn, entrambi immersi in un’ambientazione ultraterrena con il compito di seguire un oscuro piano strategico denominato R.D.C., che prevede l’autoannientamento della razza umana per mezzo di stravaganti personaggi mutevoli sia nei pensieri che nelle sembianze: viaggiatori nel tempo, spettri ectoplasmatici e addirittura genitali parlanti.
I Lice dimostrano che attraverso la sperimentazione di una delle forme comunicative più diffuse e potenti come il testo-canzone è possibile oltrepassare le canoniche cronache del bene contro il male, per promuovere analisi più sfumate sulle forme implicite di pregiudizio e iniquità che affliggono il mondo odierno.

I testi sono recitati in prosa e si deformano come i citati improbabili protagonisti, passando da poesie strutturate sulla tecnica del cut-up, soliloqui e persino momenti di chiaro stampo drammatico, particolari che hanno costretto i Lice a realizzare un apposito libretto (scaricabile online o inserito materialmente nei supporti in vendita) con tutti i testi commentati e specifici focus sui temi approfonditi, fondamentale strumento per permettere la perfetta comprensione degli articolati pensieri trattati.
Le sorprese non sono finite: ennesima e visionaria idea dei Lice è l’uso dei cosiddetti "intonarumori", una serie di pionieristici apparecchi meccanici ideati nel 1913 dal compositore e inventore italiano Luigi Russolo, capaci di sviluppare suoni disarmonici e d’avanguardia (per quell’epoca e non solo), inseriti a mani basse dalla band inglese all’interno delle sontuose trame musicali.

Il brano d’apertura “Conveyor” mette subito in chiaro le cose con un feroce groove post-punk originato dalla fragorosa batteria di Bruce Bardsley e dalle chitarre distorte di Silas Dilkes: l’appropriata colonna sonora per uno scenario catastrofico, che trova una perfetta istantanea nella daliniana landa desolata utilizzata come immagine di copertina. La solfa non cambia per le minacciose “Arbiter”, “Deluge” e “R.D.C.”, ma il tourbillon di inquietanti effetti opposti a lunghe sezioni meno muscolose, dove il proscenio è lasciato alla recitazione prosaica di Alastair Shuttleworth (“Espontàneo” e “Serata”), resta il filo conduttore dell’intera opera.

L’elettronica con la quale si apre “Persuader”, congiunta alla drum machine che accompagna i riff d’elettrica e le straordinarie tessiture del basso di Gareth Johnson, progrediscono su standard più riflessivi. La lettura quasi a scioglilingua predomina e muta il brano su sembianze proprie del monologo teatrale, mentre la conclusiva “Clear” inietta una percezione esistenziale di terrore, per mezzo di ripetitive armonie, che inducono ad accelerazioni d'indole quasi carnevalesca e culminano in un crescendo di chitarra math-rock: brano di forte impatto, impreziosito dalle voci di Katy J. Pearson, Holly Hole e Lottie Cream delle Goat Girl.

“Wasteland: What Ails Our People Is Clear” è un disco laborioso e coinvolgente, che assorbe l'ascoltatore con una molteplice varietà di dettagliate situazioni musicali e di contenuti lirici non stereotipati, chiaro segnale d’indubbio spessore artistico. L’esperimento offerto dai Lice è fresco, innovativo e sorprendentemente riuscito, e si unisce legittimamente a un nutrito elenco di selezionati album pubblicati negli ultimi anni, che seguitano a mostrare i possibili sviluppi del mondo musicale, coinvolgendo contemporaneamente variegate forme d’arte.

E’ abbastanza chiaro che i Lice non resteranno confinati all’interno della singola, seppur autorevole, cerchia post-punk, e sarà decisamente interessante osservare quale sarà il loro percorso evolutivo, successivo a questo imprevedibile e straordinario esordio.

(15/01/2021)

  • Tracklist
  1. Conveyor
  2. Imposter
  3. Espontáneo
  4. R.D.C.
  5. Pariah
  6. Persuader
  7. Arbiter
  8. Serata
  9. Deluge
  10. Folla
  11. Clear


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