Squid

Bright Green Field

2021 (Warp) | art-punk, post-punk

Il nuovo post-punk è una giungla. Districarsi nella miriade di uscite di genere che ci piovono addosso a cadenza settimanale è come avventurarsi in un tortuoso labirinto di citazioni, ibridi, rivisitazioni e influenze transgenerazionali, che suonano spesso come pallide imitazioni del modello originale e solo raramente, grazie alla personalità dell'interprete di turno più che a un sound in una qualche misura innovativo, spiccano e meritano un ascolto attento.
Ci sono quelli che rifanno i Fall, c'è la tipa che sproloquia come Kim Gordon mentre la band disegna spigoli aguzzi come Wire, ci sono quelli che rifanno i Fall, ci sono quelli che ci mettono dentro uno scatenato ritmo balcanico, ci sono quelli che rifanno i Fall, ci sono quelli che ci mettono il sassofono (almeno finché non hanno iniziato a mettercelo tutti), ci sono quelli che rifanno i Fall.
Battutacce a parte, l'impressione è che, passata la sbornia, le band di quest'orda sbraitante e fragorosa che resisteranno al tempo sono davvero poche. Molte scompariranno lasciando ai posteri un disco soltanto, nel migliore dei casi un paio. Sarà interessante leggere cosa, di tutti questi capolavori, penserà la stampa che ogni settimana alimenta la bolla glorificando nuovi messia a suon di voti sproporzionati e toni biblici.

Gli Squid da Brighton, che si sono fatti un bel nome a suon di Ep e live esaltanti, sono certamente tra i nomi più bollenti del momento, caldeggiati da una stampa internazionale estasiata, adorante, talvolta esagerata. Arrivano dunque al primo Lp sospinti da lodi sperticate e amore incondizionato. Insomma, tutte cose che, dati i recenti precedenti, qualche dubbio lo fanno sorgere.
Al netto di qualche fisiologica acerbità, questo "Bright Green Field" sembra però valere il costo del biglietto. Rispetto agli Ep, il quintetto espande qui le proprie influenze e mire. L'atteggiamento da scuola dell'arte che fa tanto Wire (l'algida e concettuale "2010" su tutte) e le chitarre affilate come lame, sintetizzate dai decenni che connettono Television e Ought, rimangono centrali. Continue trasformazioni ritmiche, aggiunte elettroniche e incroci chitarristici pericolosi virano però verso le danze sghembe dei Talking Heads ("Boy Racer") e al funk più contundente (l'immensa "Pamphlets" posta a perentoria chiusura del disco).
Tra i riferimenti più recenti è innegabile quello agli Lcd Soundsystem, che in "Peel. St." vengono accelerati, shakerati ed esacerbati dai riff isterici della cornetta di Laurie Nankivell.

Così come gli altri debuttanti più adorati dell'anno Black Country, New Road, che sono usciti su Ninja Tune, anche gli Squid esordiscono per un colosso dell'elettronica, ovvero nientemeno che Warp. A giudicare dalla capacità che la band mette in mostra di fermare le canzoni e congelarle in bozzetti industrial-ambient ("Paddling") o di fare scivolare un brano in quello successivo mediante intermezzi sintetici, ma anche data la forte propensione dance-punk di molti episodi del disco, questo posizionamento contrattuale stride meno di quello dei succitati colleghi.
Per farla breve, è bello ricredersi. Il range di influenze degli Squid è ben più largo di quello di tanti colleghi, ma a sorprendere è soprattutto l'organicità della loro messa a sistema, nonché la personalità del risultato finale. Un esempio su tutti? Lasciatevi fagocitare dagli otto minuti e mezzo di "Narrator", un deliquio di cortocircuiti elettronici con dentro la no-wave di James Chance e "The Dark Side Of The Moon" privato del suo rigore lirico, strappato alla volta celeste e sbattuto sul terreno divelto.

Gioca innegabilmente a favore della band la grande preparazione dei suoi membri ai rispettivi strumenti, su tutti quella del leader in pectore Ollie Judge, al contempo batterista metronomico appassionato di ritmi dispari e vocalist sull'orlo di una crisi di nervi.
L'impressione è dunque che la band abbia le carte in regola per durare ben oltre la classica settimana del buzz giornalistico, che talvolta è anche riuscita a spingere un disco fino al primo posto in classifica inglese (l'unica ancora ricettiva a questo genere di suoni) per poi vederlo dimenticato quella successiva. Che gli Squid abbiano il cosiddetto quid (ho inziato con una battutaccia, lasciate che chiuda con un altrettanto tremendo gioco di assonanze) per costruire una carriera solida e dalle rotte imperscrutabili.

(13/05/2021)

  • Tracklist
  1. Resolution Square
  2. G.S.K.
  3. Narrator (feat. Martha Skye Murphy)
  4. Boy Racers
  5. Paddling
  6. Documentary Filmmaker
  7. 2010
  8. The Flyover
  9. Peel St
  10. Global Groove
  11. Pamphlets


Squid su OndaRock
Recensioni

SQUID

Town Centre Ep

(2019 - Pias / Speedy Wunderground)
C'è un suono post-punk originale che vibra tra Brighton e Londra

Squid on web


Questo sito utilizza cookie tecnici (propri o di terze parti) per monitorare l'esperienza di navigazione degli utenti
Cliccando sul pulsante Continua si autorizza l'utilizzo dei cookie su questo sito. Clicca qui per avere ulteriori informazioni sui cookie.