Zoé

Sonidos de karmática resonancia

2021 (Universal Music) | art rock, psych-pop

Spesso costretti per ragioni tecniche e culturali a giungere a distanza di anni sulle tracce dei corrispettivi anglosassoni, vari musicisti rock non occidentali nel corso del Novecento non si sono posti troppo il problema di suonare "fuori tempo massimo" o di "tradire" dettami estetici di sorta, e i risultati per freschezza non hanno nei migliori casi nulla da invidiare a molti capisaldi d’Albione o nordamericani. Paradigmatico in questo senso è il caso dell’America Latina ispanofona, dove non solo si è sentita molta new wave di successo dalle chiare tinte progressive, o shoegaze dall’afflato arena rock, ma anche progressive rock di culto proposto in pieni Ottanta, o band come i messicani Caifanes, che tra fine 80 e inizio 90 spopolarono proponendo un drammatico post-punk dalle forti tinte gotiche.

Prosecutori proprio dell’approccio messicano al rock d'autore sono gli Zoé da Città del Messico, band dalla carriera e dal canzoniere così solidi da aver assurto di fatto a nome di punta della scena indipendente nazionale.
Formatisi a metà anni Novanta, e ispirata tanto da grunge quanto da britpop (anche qui, una commistione al limite dell’eretico per i ragazzi occidentali dell’epoca), la band capitanata dal cantante e principale autore León Larregui ha conosciuto la propria consacrazione artistica e commerciale con gli album “Memo Rex Commander y el Corazón Atómico de la Vía Láctea” e “Reptilectric” (entrambi dischi di platino e il primo per tre settimane al numero 1 in patria). Efficaci incontri tra rock alternative e psichedelico il primo, e indie di matrice post-punk/space il secondo, i due album sono anche stati per diverso tempo un lascito troppo complesso da replicare fino in fondo per gli stessi Zoé.

La "maledizione" è stata interrotta nel gennaio di quest’anno con la pubblicazione dell’Ep “Velur”, contenente cinque delle canzoni poi edite nell’album qui recensito. Il suono degli Zoé si è progressivamente allontanato dalle asperità chitarristiche di “Memo Rex” e anche dagli incalzanti e dritti ostinati kraut/new wave che avevano fatto la fortuna di alcuni loro classici, per stabilizzarsi su una formula sempre più incentrata sul songwriting di Larregui. Sia gli album solisti del cantante che canzoni come “Azul” dall'album "Aztlan" suonano benissimo e mostrano grande cura nell’arrangiamento, ma forse mancano dell’ispirazione dei tempi migliori.

La title track dell’Ep torna invece a sfoggiare una brillantezza notevole: i toni rilassati e sereni del nuovo corso si esprimono in incastri tra synth-bass e drum-machine anni 80, riff di chitarra appena distorta e un basso che più New Order non si può. La voce di Larregui sembra non conoscere il passare del tempo: pur avendo quasi cinquant’anni, il frontman può vantare una vocalità tenorile cristallina, spesso alternata tra voce piena e falsetto. Le restanti quattro tracce mostrano un eclettismo per niente semplice da gestire con tanta naturalezza: si passa dalla ballata singalong dominata da piano elettrico e chitarra acustica “El duelo”, ai giochi di dinamica tra chitarre e sintetizzatori in “Fiebre”, agli accenni pulpiani (vedasi alla voce “Help The Aged”) nel ritornello di “SKR”.

Su tutte spicca “Karmadame”, ibrido spericolato tra folktronica, funk, sintetizzatori trance e synth-pop; la canzone può oltretutto vantare una scrittura armonica per nulla regolare o prevedibile. L’altra metà di “Sonidos de karmática resonancia” esce il 16 aprile e non è certo mera appendice: le linee vocali e chitarristiche di “Popular” si fanno subito ricordare grazie all’immediatezza delle grandi melodie indie-pop in salsa britannica, “Tepoztlán” si inserisce nel migliore dei modi nel filone delle ballate acustiche della band (su tutte si ricorda “Poli” da “Reptilectric”), flanger circolari di chitarra avvolgono i momenti più emotivi di “Canción de Cuna Para Marte”, sempre in grado di sfoderare nuovi piccoli accorgimenti di scrittura per mantenere alta la tensione dell’ascoltatore. “Ese cuadro no me pinta” e “Bestiario” sono imbevute di umori psichedelici senza cadere vittime di cliché proto-noise tipici del genere, ma anzi confermando il perfezionismo che da sempre caratterizza il quintetto in fase produttiva.

“Sonidos” non porterà forse innovazioni sconvolgenti, inserito com’è nell’estetica indie che da una ventina d’anni rielabora new wave, post-punk, synth-pop, e psichedelia, eppure ogni singola canzone offre spunti melodici, cura negli arrangiamenti, classe interpretativa con una naturalezza che di rado nella storia del rock si è accompagnata alla maturità artistica.

(16/09/2021)

  • Tracklist
  1. Popular
  2. Karmadame
  3. Velur
  4. El Duelo
  5. SKR
  6. Cancion de Cuna Para Marte
  7. Tepoztlán
  8. Fiebre
  9. Ese Cuadro no me Pinta
  10. Bestiario