DESIRE - Escape

2022 (Italians do it better)
darkwave, synth-pop

Modelle magrissime eternamente imbronciate e fotografate solo in penombra, nubi di vapore che coprono il pavimento, guanti di latex ad accarezzare tastieroni spaziali: passerà mai la moda del synth-pop?

Sotto al nome di Desire, la canadese Megan Louise e il solito Johnny Jewel avevano dato alle stampe un omonimo capitolo già nel 2009 – li ricorderete sicuramente per il famoso singolo “Under Your Spell”, inserito nella colonna sonora di un film-simbolo del movimento come “Drive” e campionato anche da Kid Cudi. Ritrovarli nuovamente in carreggiata tredici anni più tardi fa comunque uno strano effetto; ora che gente come The Weeknd e persino Harry Styles domina le classifiche mondiali impiegando alcuni pattern di questo collaudatissimo stile sonoro, c’è il rischio che il tutto finisca in un asfissiante corto circuito dove diciture quali “vintage” e “già sentito” rimbalzano all’infinito dentro un metallico gated reverb.

In un certo senso, “Escape” è anche questo e negarlo sarebbe inutile. Ma non si può mai davvero dar per perso il misterioso Johnny Jewel, uomo eternamente avvolto da paturnie e pericolose ossessioni che sfociano miracolosamente nel poetico. Impossibile non farsi trasportare dall’attacco di “Zeros”, con stridule cascate di synth intinti nell’argento vivo. O ancora quando “Ghosts” lancia sbertucciate scorie digitali contro un ritmetto squadrato. E poi c’è l’ossessiva “Black Latex”, che apre le danze sulle fitte trame shock-horror di un’asfissiante drum machine, la voce di Megan scorrazza serafica come una Leslie Winer in preda al più poetico degli sbalzi ormonali.

Presto si atterra sul sicuro tappeto synth-pop di sempre: “Telling Me Lies”, “Liquid Dreams” e “Days & Nights”, purissime confetture con lacrimevoli piogge di sintetizzatori e giri circolari di cassa dritta ai bordi di una pista rigorosamente deserta. La voce di Megan fa esattamente quel che deve fare: lamenti solitari, sussurri diafani, poche frasi ripetute ad libitum, sciantosa e intristita ma meglio morta che fotografata col trucco sbavato. Certo, la title track infila una invidiabile combo strofa/ritornello da manuale, come se Omd e Philip Oakey scrivessero canzoni per Diana Est.

Forse quaranticinque minuti di “Escape” sono un filo troppi, almeno quando il lavoro sembra far poco altro se non reintrodurre la solita estetica già ampiamente illustrata sotto ai progetti dell’ombrello Chromatics nel corso di un ventennio di uscite. Ma un po’ come la dialettica dei colleghi Beach House, talvolta l’innovazione non sta nell’istrionico cambio di stile a tutti i costi quanto in un costante perfezionamento della propria arte. Anche se il progetto Desire non è forse la creatura più memorabile o importante, “Escape” è un altro piccolo tassello dedicato alla causa.

Apparentemente ignari di tutto e tutti, Johnny Jewel e la sua musa Megan Louise continuano a lavorare incessantemente, scalpello incollato alla mano come scultori che devono togliere dal blocco tutto quello che non è statua – emergono dal lavoro tre delicate ballate, tessute al piano e tastiera con cura invero particolarmente amorevole: “Dark Age”, “The Young & The Restless” e la conclusiva “Friends & Enemies”. Non un trionfo, né una grande sopresa, ma certamente un porto sicuro.

08/09/2022

Tracklist

  1. 1. Black Latex
  2. 2. Telling Me Lies
  3. 3. Liquid Dreams
  4. 4. Love Is A Crime feat. Mirage
  5. 5. Zeroes
  6. 6. Dark Age
  7. 7. Haenim feat. Ether
  8. 8. Ghosts
  9. 9. Escape
  10. 10. The Young & The Restless
  11. 11. Dasy & Nights
  12. 12. L'amulette de la vie
  13. 13. Friends & Enemies

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