Edda

Illusion

2022 (Al-Kemi/ Ala Bianca) | alt-rock, songwriter

Edda il cantante dei Ritmo Tribale, Edda con un passato da tossico, Edda che scappa in India, Edda l’Hare Krishna che non vuole reincarnarsi, Edda l’operaio dei ponteggi, Edda il cantautore alternativo che fa da badante al padre novantenne, Edda che vive a Milano ma lavora in smart working in un altro pianeta.
Con la sua voce elastica, il milanese biascicato, le inversioni del soggetto al femminile, i testi che sembrano fotografie sfuocate in cui un dettaglio salta all’occhio per diventare il centro della narrazione, Edda torna a raccontarci il suo universo.

 

Sicuramente quello che propone “Illusion" è uno Stefano Rampoldi in arte Edda in una fase di evoluzione artistica che smussa un po' di irruenza per lasciare più spazio a un lato intimo che ci fa venire voglia di intenerirci, piuttosto che di ballare come col precedente “Fru fru”, l’album della svolta pop, si fa per dire, considerando la spigolosità del personaggio.
Deus ex machina di questa correzione di rotta è il Re Mida del rock indipendente Gianni Maroccolo con cui era già uscito nel 2020 "Noio; volevam suonar.", con ragione sociale Edda e Marok. In “Illusion” alla barra di comando c’è l’ex-Ritmo Tribale, ma la mano esperta di Maroccolo, alla produzione e alla cura degli arrangiamenti, continua a indicare la via maestra. Marok spinge la voce di Edda in territori non ancora esplorati negli album precedenti, modellandola quasi come uno strumento, rendendo alcuni passaggi di “Illusion” davvero sublimi.

Ce ne rendiamo conto subito dal falsetto celestiale del singolo “Lia”, struggente dedica alle vite dei genitori prima di metterci al mondo, e poi se ne ha conferma nei momenti più evocativi, come “Trema” e “La croce viva”. Ma l’ex-bassista di Litfiba, Cccp e Csi convince anche Edda a suonare la chitarra in studio durante l’incisione al fine di ottenere la spontaneità e l’immediatezza della fase di composizione.
Ma è tanta la voglia di fondere elementi nuovi, come in “Alibaba”, storia di disagio sentimentale che unisce sitar alla Claudio Rocchi con il gelato al cioccolato di Pupo, o “L’ignoranza”, che si eleva da un robotico carillon strombazzante a molleggiate aperture pop.

 

La voce di Edda si innesta elegantemente anche nelle atmosfere rarefatte alla Csi di “La croce viva” e “Mirai”, nei sapori anni 70 in “Buonasera Signora”, nella propulsione funky di "Brown", negli accordi sgranati della chitarra di “Trema”, negli arpeggi riverberati dell’azzeccata apertura di “Mio Capitano” e nel l’arrembante rock sporco in “Carlo Magno”.
I testi, come sempre, sono visionari e poco lineari, lasciati molto alla libera interpretazione, esentati dalla zavorra del politically correct, svolazzano con leggerezza tra citazioni dei grandi del passato: dalla “Non è Francesca” di “Brown” e “l’Alghero” di “Carlo Magno” a passaggi ironici alla "Freak" Antoni (“Come bella l’ignoranza/ la coltivo dall’infanzia”), per passare alla forza dei grandi interrogativi di “Lia” (“Sai perché si muore? Non ti dirò di piu, di piu”).

 

Intensa come mai in passato, pensata e progettata (anche grazie all’aiuto di Flavio Ferri e Antonio Aiazzi) senza perdere di spontaneità, la nuova uscita di Edda è uno di quei dischi che richiedono qualche ascolto in piu, ma quando arrivano, ti prendono e ti si attaccano addosso, e non è un’Illusion.

(27/09/2022)

  • Tracklist
  1. Mio capitano
  2. Alibaba
  3. La croce viva
  4. L’ignoranza
  5. Signorina buonasera
  6. Trema
  7. Carlo Magno
  8. Gurudeva
  9. Lia
  10. Mirai
  11. Brown


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