Mars Volta

The Mars Volta

2022 (Clouds Hill) | art-pop, art-rock, prog-rock

Se avessi avuto la possibilità di porre una sola domanda a Cedric Bixler-Zavala e Omar Rodríguez-López, quando seppi della notizia di un loro ritorno come Mars Volta, sarebbe stata molto semplice: “Cosa dovremmo aspettarci da un vostro nuovo disco?”. Fortunatamente è stato lo stesso Rodríguez-López a risolvere ogni possibile dubbio. Durante una recente intervista di presentazione, il chitarrista portoricano ha chiarito tutto in modo lapidario: “Un disco pop”.
A dire il vero, l’ultimo capitolo distribuito dai Mars Volta prima del loro scioglimento, il controverso “Noctourniquet” del 2012, aveva già alleggerito alcune delle spigolose complessità degli esordi, quegli schemi che avevano forgiato una peculiare visione del progressive-rock, contaminato da miscellanee spazianti dal jazz, alla psichedelia, dal funky, all’amato punk, il tutto avvolto in salsa latina, a forte richiamo delle origini centro e sudamericane dei due protagonisti.
Questa volta, però, la realtà ha praticamente superato ogni possibile fantasia. L’ascolto di “The Mars Volta” è spiazzante. Il risultato è paragonabile a quello che si ottenne al cospetto del loro esordio full length, quando il duo proveniente dalla scissione degli At The Drive-In disintegrò ogni afflato post-hardcore con “De-Loused In The Comatorium”, che nel 2003 lasciò i seguaci della band di El Paso esterrefatti, sorpresi nel non trovare un segno di continuità con l’aggressivo repertorio del passato.

Ma davvero siamo di fronte a un disco pop, come sostenuto dal buon Omar?
La loro inimitabile mistura di fragranze resta un marchio di fabbrica chiaro, ma è innegabile che nei quattordici brani che compongono questa sorprendente rimpatriata, siano decisamente lampanti le stimmate della massima accessibilità, e non solo per la durata dei brani, che non supera praticamente mai i quattro minuti o per la presenza di strofa e ritornello in quasi tutti gli episodi.
Il bello è che tutto sembra funzionare alla grande.
Le parti cantate in inglese e spagnolo da Bixler-Zavala (come al solito autore anche dei testi, anch’essi velatamente più immediati rispetto al passato) non sono più relegate in secondo piano, ma sono parificate a quelle strumentali, ideate dal sempre magistrale Rodríguez-López, egregiamente coadiuvato dal fratello Marcel (sintetizzatori e percussioni), da Eva Gardner al basso e dal virtuoso Willy Rodriguez Quiñones alla batteria.

Nei singoli apripista "Blacklight Shine" e “Graveyard Love”, i modelli comandati da Rodríguez-López conservano una forte influenza latineggiante, che prevarica la strumentazione propriamente rock, e se da un lato si nota una netta semplificazione delle strutture armoniche, dall’altro sembra che il duo voglia comunque concentrare in un ridottissimo minutaggio tutto l’estro che l'ha sempre contraddistinto. Un rischio (calcolato?) decisamente significativo e suggestivo.
Il terzo singolo lancio è “Vigil”, dei tre quello meno spigliato perché parco di succulente intuizioni, ma ci si rialza abbondantemente con “Blank Condolences”, un taglio di tre minuti e mezzo che potrebbe essere preso a riferimento assoluto su come incasellare l’art-pop odierno, un brano ammiccante che tra percussioni dispari, eleganti linee di sintetizzatore e svisate chitarristiche si eleva tra i pezzi trainanti in scaletta.
I momenti salienti sono molteplici: "Cerulea", che possiede il ritornello più autorevole dell'intero album, il folk-prog sixties di "Palm Full Of Crux", con tanto di mellotron e minaccioso refrain, l’acustica ariosità di "Tourmaline" e gli atipici quanto saporiti saliscendi di “Flash Burns From Flashbacks” e “No Case Gain”, brano, quest’ultimo, che in poco meno di tre minuti attraversa mutamenti di tonalità e genere senza mai apparire pretenzioso o sconclusionato.

 

I Mars Volta hanno realizzato un disco rassicurante, seppur divisivo, ma che non prescinde dal comprendere tonnellate di classe e qualità. Non c'è una traccia che possa definirsi fine a se stessa, perché il concetto di base che lega “The Mars Volta” esula, questa volta, da velleità forzatamente di ricerca e di esperimento.
Questa nuova incarnazione della band è diametralmente opposta alla precedente, ma forse in grado di regalare un disco che - sia consentito usare questi termini per Omar e Cedric – appare più fruibile e se vogliamo più ordinario, ma di livello superiore, una chiave, per restare indicativamente nella stessa estrazione stilistica, che sommi artisti quali Muse o lo Steven Wilson solista, per differenti motivi, non sono ancora riusciti a trovare.

(18/09/2022)

  • Tracklist
  1. Blacklight Shine
  2. Graveyard Love
  3. Shore Story
  4. Blank Condolences
  5. Vigil
  6. Que Dios Te Maldiga Mi Corazon
  7. Cerulea
  8. Flash Burns from Flashbacks
  9. Palm Full of Crux
  10. No Case Gain
  11. Tourmaline
  12. Equus 3
  13. Collapsible Shoulders
  14. The Requisition






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