Italiano Jay-Z, mando questi rapper a spasso, sì, come Daisy
Non utilizzo ghost, Patrick Swayze
Guè non deve più preoccuparsi di inseguire il successo e può permettersi di pubblicare il suo ottavo album, poco più di un anno dopo il “natalizio” “Gvesvs” (2021), per tributare il sound con cui ha trovato la chiave d’accesso al mainstream prima con i Club Dogo e poi da solista. Con la fondamentale collaborazione delle produzioni del veterano Bassi Maestro, ritornato all’hip-hop dopo un doloroso allontanamento, questo “Madreperla” è una dichiarazione d’amore per la musica con cui il rapper è cresciuto, italiana e internazionale, in un misto di nostalgia e rievocazione.
I synth glaciali di “Prefissi” sono buoni per un hardcore-hip-hop minaccioso ed elettronico, dove Guè può sfoggiare la sua fantasia nel wordplay e una totale padronanza del flow. È solo l’inizio di altri brani minacciosi e oscuri come “Tuta Maphia” (con Paky), uno street-rap da manuale che rivaleggia con l’ego-trip di “Lèon (The Professional)” o con l’amara “Free” (con Marracash e Rkomi). In “Da 1k in su” arriva persino Benny The Butcher, dalla Griselda dove milita anche Conway The Machine, per un lugubre hip-hop senza luce.
C’è spazio, però, anche per il divertimento, innescato dal campionamento ottantiano di Ron in “Mi hai capito o no?”, dalla rilettura di “Here Comes The Hotstepper” di Ini Kamoze (“Mollami pt.2”) o dall’ignorantissimo beat in stile crunk di “Cookies N’ Cream” (con Anna e una comparsata di Sfera Ebbasta). Spassoso anche il modo in cui Shablo e Bassi Maestro riescano a trasformare i Tiromancino in un beat dal sapore dub per “Chiudi gli occhi”.
Anche il lato più introspettivo e sensuale trova il suo spazio, con un vertice nell’intima “Lontano dai guai” (con Mahmood).
Guè si concede un regalo, omaggiando la musica che ama, facendo del suo ottavo album un esercizio di stile portato avanti con la professionalità di un rapper d’esperienza. Il tributo, che spesso confina con l’auto-tributo, è un buon pretesto per tornare con la mente all’hip-hop di una ventina d’anni fa, giocando a cogliere citazioni e rimandi ma anche godendosi lo scorrere senza intoppi di una scaletta saggiamente limitata a meno di 38 minuti.
L’esperienza vintage solleticherà la retromania di tanti appassionati dell’hip-hop, mentre per gli altri il tutto potrebbe suonare semplicemente obsoleto e derivativo.
26/01/2023