“The Town That Cursed Your Name” non è un album solo per nostalgici di Byrds, Smiths, Field Mice, Television Personalities e Rem: il pop suburbano dei Reds, Pinks & Purples è tra i più eccitanti e genuini degli ultimi tempi. Dodici canzoni che trasudano emozione, pathos e un lieve disincanto, che dona una velata ironia e che ne stempera lo zuccherino romanticismo.
Una ventata d’energia e un vigore indie-rock caratterizzano questa nuova raccolta dell’autore americano, un disco che è una sentita riflessione sullo stato della musica e dei suoi protagonisti, sulle difficoltà di restare a galla nello spietato mondo della discografia e anche sui tanti fallimenti.
I toni agrodolci del midtempo di “Too Late For An Early Grave” e quelli più crepuscolari di “Here Comes The Lunar Hand” sono piacevoli aggiornamenti del canzoniere di Donaldson, ma sono molti gli elementi di novità di “The Town That Cursed Your Name“.
Il graffio noise-shoegaze tratteggiato dai synth nella splendida “Burning Sunflowers” e i feedback chitarristici di “Life In The Void” sono un deciso passo negli anni 90 dell’indie-rock americano. Un flusso energetico che trova ulteriore sbocco nella trascinante e quasi post-punk “What Is A Friend?” e nell’urgente malinconia shoegaze di “Mistakes (Too Many To Name)”.
La sagace scrittura di Donaldson sottolinea con intelligenza frustrazioni e sconfitte di una generazione di musicisti schiacciati dall’esigenze del mercato: non confondano il tono spensierato di agrodolci e tremule ballate jangle-pop (“Leave It All Behind”, “Waiting On A Ghost To Haunt You”) o il tono quasi dimesso di brani come “Almost Changed”: non c’è molto da essere ottimisti.
23/04/2023