Tony Hadley

The Mood I'm In

2024 (Revolver Records)
pop, swing

Diciamoci la verità: da quando si è messo in proprio, Tony Hadley non ha mai combinato granché, limitandosi a vivacchiare sugli allori di una formidabile ugola esaltata di volta in volta dai prosperi arrangiamenti dell'orchestra di turno. Nel 1989, subito dopo l'uscita di "Heart Like A Sky", l'allora frontman degli Spandau Ballet aveva salutato i suoi storici compagni d'avventura per tuffarsi in un prosieguo di carriera che si sarebbe però rivelato avaro di soddisfazioni, quantomeno a livello di vendite. Spogliatosi dei costumi giovanili di ribelle e idolo delle ragazzine, il cantante ha tirato fuori dal guardaroba giacca e cravatta per reinventarsi crooner elegante e ricercato. Così, eccezion fatta per l'album di debutto solista "The State Of Play", dall'approccio Adult-oriented, in seguito ha preferito adagiarsi fondamentalmente in comode riletture, sia di standard della tradizione jazz di mezzo secolo addietro sia delle maggiori hit da juke-box contemporanee, da "Save A Prayer" degli eterni rivali Duran Duran a "Woman In Chains" dei Tears For Fears passando per "Wonderful Life" di Black, "Slave To Love" di Bryan Ferry e chi più ne ha più ne metta.

Per carità, nulla di speciale ma se paragonato alla qualità media di operazioni commerciali simili, sempre di allori si tratta, a giudicare dalla facilità di esecuzione e dalle impressionanti capacità vocali, senza dimenticare che tra le cosiddette star degli anni 80 è uno dei pochissimi ad aver preso ripetizioni a scuola di musica. Eppure, sino all'ultimo "Talking To The Moon" del 2018, era rimasta sempre latente quell'amara sensazione di occasione persa e di enorme potenziale inespresso, come se mancasse la voglia o in fin dei conti non gli convenisse osare più di tanto, preferendo svolgere senza infamia il compitino.
La lode arriva finalmente con questo sesto album in studio "The Mood I'm In", dove il copione di base tutto sommato resta invariato ma l'asticella artistica si alza. Hadley adesso si immedesima con tale consapevolezza nel personaggio che le dieci tracce in scaletta suonano lucide come se fossero creazioni autografe nuove di zecca, quando a ben vedere, ad eccezione dell'inedita "Walk Of Shame", sono per la maggior parte anche stavolta ripescaggi di grandi classici sentiti e strasentiti, metà dei quali peraltro ("Bewitched, Bothered And Bewildered", "Wait For You", "I Wanna Be Around", "Just A Gigolo" e la stessa "The Mood I'm In") già rielaborati in passato e utilizzati in un paio dei suoi dischi precedenti, oltreché proposti spessissimo dal vivo. In altre parole ciò che cambia ora è appunto il mood, e quell'antipatica filigrana da karaoke natalizio che aveva contrassegnato i vecchi lavori viene cancellata da emotività calda e passionalità in sfarzosa chiave swing.

Il brano d'apertura "Touch Me" è una scelta audace ma vincente, dal momento che mantiene inalterati gli ottoni della versione rock psichedelica del 1969 firmata da Robbie Krieger dei Doors e li arricchisce di una possente performance sinfonica che restituisce le atmosfere delle favolose big band americane del Novecento. Va ancor meglio la trascinante "Walk Of Shame" (questa sì scritta da Hadley di suo pugno) che si candida a radio-tormentone in virtù delle scatenate movenze caraibiche che ammiccano alla salsa e invitano a ballare.
Ottime anche la solare "That's Life", da un'idea di Dean Key e Kelly Gordon portata poi in gloria da Frank Sinatra e qui reinterpretata con spavalderia da primo della classe, e "Feeling Good", che fa brillare di luce positiva, capovolgendone l'inquieto significato originale, un capolavoro pensato nel 1965 da Anthony Newley e Leslie Bricusse per il musical "The Roar Of The Grasepaint - The Smell Of The Crowd" e reso immortale da Nina Simone, che nello stesso anno ne registrò una propria versione inserendola in "I Put A Spell On You".
"One For My Baby", composta da Harold Arlen e Johnny Mercer per il comedy del 1943 "The Sky Is A Limit", è un altro delizioso omaggio al mito di Frank Sinatra, che insieme a Duke Ellington, Tony Bennett, Ella Fitzgerald e Jack Jones ha rappresentato sin da ragazzo una delle massime fonti d'ispirazione, sarà per questo che malgrado Tony Hadley venga ricordato nelle classifiche internazionali come paladino dei new romantic, le attuali vesti signorili da cotton club gli calzano addosso altrettanto a misura.

La seconda parte dell'album è caratterizzata da tonalità decisamente più intime e riflessive, come si può evincere ad esempio dal notturno sentimentale da localetto jazz "I Wanna Be Around" o dalla delicata "Bewitched, Bothered And Bewildered", accarezzata dal violino di Julian Leaper e dal piano di Adam Wakeman, figlio di Rick Wakeman degli Yes.
Quindi le cadenze tornano d'improvviso giocose con l'intramontabile "Just A Gigolo" (composta nel 1929 dal pistoiese Nello Casucci su un testo di Enrico Frati) e con la contagiosa title track "The Mood I'm In", sulle quali i riflettori si accendono e spengono con intelligenza, ora solo sul leggìo del protagonista ora sul rigoglioso incedere degli strumenti in poderoso crescendo.
Chiusura in bello stile con "Wait For You": è un riadattamento in inglese di "Je ne pourrai jamais vivre sans toi" del duo francofono Demy/Legrand, guidata sapientemente dal contrabbasso iniziale attraverso una fitta coltre di fiati prima che possa calare serenamente il sipario.

"The Mood I'm In" probabilmente non farà sfracelli, ma suona piacevolmente spontaneo, colto e divertente allo stesso tempo. Quasi quasi viene voglia di riascoltarlo, ed è già questa una ghiotta novità.

04/05/2024

Tracklist

  1. Touch Me
  2. Walk Of Shame
  3. Feeling Good
  4. That's Life
  5. One For My Baby
  6. The Mood I'm In
  7. Bewitched, Bothered And Bewildered
  8. Just A Gigolo
  9. I Wanna Be Around
  10. Wait For You

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