BITOI - Sirkulu

2025 (Supertraditional records)
art-pop, avant-folk, choral

Come interpretare l’acronimo BITOI? Certo, non ci vuole molto a reperire le informazioni necessarie per decifrarlo: è proprio Cassius Lambert, bassista svedese di ascendenze etiopi e fondatore del progetto, a svelare sul sito del gruppo che il suo significato è “Bass Is The Original Instrument”, ovvero “il basso è lo strumento originario”. Non “originale” in quanto manifestante originalità, si badi bene – benché quest’ultima sia sicuramente una caratteristica dell’album di esordio della formazione a quattro, a partire dall’organico: lo stesso Lambert come unico strumentista, più tre coriste, la svedese Alexandra Shabo e le danesi Lise Kroner e Anja Tietze Lahrmann. Ma in che senso, allora, “originario”?

Il musicista spiega che si tratta di un riferimento esplicito a Joan La Barbara, sperimentatrice vocale formatasi negli anni Settanta alla corte dei minimalisti newyorkesi, la cui opera prima, uscita nel 1976, si intitola appunto “Voice Is The Original Instrument”. Lo scopo di Lambert è dunque quello di risalire al codice sorgente della capacità umana di emettere suoni, per effettuarvi un’ambiziosa manipolazione: il risultato è un innesto cyborg, in cui le corde vocali vibrano insieme a quelle, metalliche, del basso elettrico, come parte di un unico organo.

Si prenda, ad esempio, “FI-O-OI”. Nella sequenza di basso che la sorregge, Lambert dispiega subito una buona parte dello sterminato ventaglio di tecniche da lui padroneggiate: pizzicati e tocchi percussivi, poliritmi, armonici impossibili. Una voce singola prende a fraseggiare, enunciando i frammenti di un linguaggio inesistente: come in tutti i brani del disco, si tratta di trascrizioni fonetiche del canto degli uccelli, estrapolati dal volume “Europas Fåglar I Färg” regalato al bassista dal nonno. Poi le altre voci si aggiungono a complicare l’intreccio, coadiuvate poco dopo da scansioni elettroniche innescate dallo stesso Lambert. Se ne ottiene una foresta di segni sonori dal ruolo al tempo stesso melodico e ritmico, in cui si perde la distinzione – se mai è esistita – tra naturale e artificiale.

La comune provenienza svedese, la compresenza di coralità e cadenze tambureggianti e i riferimenti ornitologici suscitano più di un’associazione con i Wildbirds & Peacedrums di “Rivers”. A dire il vero, in metà dei brani di “Sirkulu”, con alternanza ragionata, le sincopi e gli accenti pronunciati si acquietano, e il basso elettrico, filtrato da miriadi di pedali, si limita a generare sfondi ultraterreni, come negli echi sottomarini che danno il via a “DE-RU-BIM” prima di trasformarsi in maree di distorsioni.

Nei momenti in cui le voci vengono quasi lasciate da sole (“BU-RU-SE”), diventa ancora più evidente l’influenza del post-minimalismo sacro più accessibile (si pensi al David Lang di “I Lie”, celeberrima per la sua apparizione nella colonna sonora de “La Grande Bellezza”).

Nella loro astrattezza, i vocalizzi del progetto BITOI convergono verso un folklore universale, in cui canti dalle metriche imprevedibili sembrano imitare il sillabare labirintico del konnakol indiano nelle sue fasi meno convulse, per poi evocare misteriose armonizzazioni bulgare o occitane (“MI-RO-SE”). Questa commistione tra esotismo e tecnologia sembra erede di certe umbratili esperienze degli anni Ottanta: le corde fretless di Lambert lasciano intuire un retroterra fusion in “PA-SI-PA”, dibattendosi e agitandosi come muscoli strappati a Mick Karn su un tavolo chirurgico, e chi abbia avuto la fortuna di ascoltare gli Hugo Largo non potrà non sussultare alla menzione di un progetto per solo basso e voci.

La tracklist di “Sirkulu” presenta almeno due bizzarrie. Invece che dal potenziale finale perfetto, una “SEKOMITSE” che combina la melodia più discernibile della raccolta con un incedere inesorabile, il disco viene chiuso da “MA-A-GOA”, una ripresa con variazioni di “DE-RU-BIM”. Ma, soprattutto, l’album si gioca subito, in apertura, il brano-capolavoro. In “TI-RI-MA”, Lambert cava fuori dal suo strumento il suono di un cordofono di provenienza non identificata ed elabora un riff memorabile, che si arricchisce di variazioni minutissime e di mutamenti di timbro via via che le voci lo stringono nel loro abbraccio progressivo. Dopo due minuti, ci si ritrova a camminare in punta di piedi su una superficie sonora cristallina, su cui rimbalzano cori circolari e un basso indeciso tra divagazione libera e imitazione di strani meccanismi a orologeria. Le intonazioni si distorcono, le frequenze si piegano come gomma sotto il peso dell’elettronica, ed ecco, vediamo Lambert, Shabo, Kroner e Lahrmann girare chiavistelli, far scattare lucchetti, scardinare gabbie: le voliere sono aperte, un fruscio di ali ci sovrasta, ritorna il riff iniziale, e seguiamo con la mente uno stormo di uccelli colorati solcare il cielo sopra il cratere di Ngorongoro arrossato dal tramonto, sospinto da un handclapping africano. Lassù, oltre le nuvole, dove non esistono frontiere e i popoli sono uniti in un solo canto.

25/12/2025

Tracklist

  1. 1. Ti-Ri-Ma
  2. 2. Ke-To-Ro
  3. 3. Fi-O-Oi
  4. 4. De-Ru-Bim
  5. 5. Mi-Ro-Se
  6. 6. Bu-Ru-Se
  7. 7. Pa-Si-Pa
  8. 8. Sekomitse
  9. 9. Ma-A-Goa