FLEETWOOD MAC - Buckingham Nicks

2025 (Rhino)
blues, folk-rock, soft-rock

I Fleetwood Mac sono tornati prepotentemente di moda. La fiamma si è riaccesa a partire dal 2023, grazie alla miniserie televisiva “Daisy Jones & The Six”, liberamente ispirata dalla storia del celebre gruppo americano. “Rumours“, il loro album più popolare, continua a stazionare nelle classifiche di vendita in mezzo mondo. Questa settimana è al numero 20 (!) negli Stati Uniti (con 654 settimane di permanenza nella Top 200 di Billboard), in Inghilterra è ancora più in alto, al numero 18 (1.119 settimane di permanenza nella Top 100), con la contemporanea presenza al numero 7 dell’antologia “50 Years – Don’t Stop” e persino di tre tracce nella chart dei singoli: “Dreams” alla posizione 49, “The Chain” alla 68 ed “Everywhere” alla 83. Davvero un miracolo di longevità.
La scorsa settimana mi è capitato di riascoltarli a lungo mentre mi dedicavo alla scrittura del longform per “The Life Of A Showgirl” e constatavo gli inequivocabili omaggi di Taylor Swift ai Fleetwood Mac, ad esempio nella rullata che apre il singolo “The Fate Of Ophelia” (pressoché identica a quella di “Dreams”) e la dedizione con la quale ricalca lo stile di Stevie Nicks nell’impostazione delle parti cantate. Ma quest’anno sono molti gli artisti di fama internazionale che hanno inserito caldi suoni seventies molto Fleetwood Mac oriented nel proprio bouquet stilistico, basti ascoltare con attenzione i recenti lavori firmati da Wolf Alice e Last Dinner Party.

Non poteva quindi esserci momento migliore per diffondere la sospirata ristampa del disco che Lindsey Buckingham e Stevie Nicks incisero un attimo prima di essere reclutati da Mick Fleetwood per entrare in pianta stabile nella band, contribuendo non poco a decretarne le successive fortune. I due ex-hippie erano una coppia anche nella vita, lei faceva la cameriera per tirar su il mese, lui restava chiuso in casa a fumare hashish mentre sviluppava idee e affinava la tecnica chitarristica, sperando di riuscire a viverci, prima o poi. Già dal 1968 suonavano insieme nei Fritz Rabyne Memorial Band (nel 2021 e 2023 sono uscite due antologie di brani dell’epoca), fin quando il produttore Keith Olsen non li convinse a registrare un demo senza il resto del gruppo. Olsen ci aveva visto giusto: il potenziale era nella talentuosa coppia, e quei demo assemblati in una fattoria divennero il primo step verso un vero e proprio album in solitaria.
In solitaria per modo di dire, visto che nelle session di registrazione si verificò un bel dispiegamento di forze, comprendente sessionmen di prim’ordine, fra i quali il chitarrista Waddy Wachtel, i bassisti Jerry Scheff (già a fianco di Elvis Presley e in “L.A. Woman” dei Doors) e Mark Tulin (Electric Prunes), i batteristi Jim Keltner e Ron Tutt, il percussionista Jorge Calderòn, ai quali vanno aggiunti gli arrangiamenti degli archi curati da Richard Halligan dei Blood, Sweat And Tears. Gli aspetti grafici vennero delineati dal fratello di Wachtel, Jimmy, celebre fotografo e art director; come assistente di produzione un giovanissimo Richard Dashut, che negli anni successivi metterà la firma su tutti i lavori più importanti dei Fleetwood Mac.

Per avere a disposizione un simile parterre di collaboratori, probabile che nell’ambiente Lindsey e Stevie fossero già considerati due talenti dal potenziale altissimo. Nonostante questo, e nonostante la scintillante bellezza di quelle deliziose canzoni dall’impianto folk-rock, il disco, pubblicato nel settembre nel 1973 dalla Polydor e intitolato con i cognomi dei due protagonisti, non riscosse alcun successo, finendo presto fuori catalogo e mai più ristampato. Se ne parlò in occasione del quarantennale, quando si vociferò persino di un tour a supporto, ma per anni l’unico modo di ascoltarlo fu cercarlo in bassa qualità su YouTube. A distanza di 52 anni è finalmente possibile avere a disposizione una versione rimasterizzata, senza l’aggiunta di alcun bonus, soltanto quegli storici 36 minuti.
Riascoltando queste canzoni col senno di poi, fa impressione rilevare quanto lo stile futuro dei Fleetwood Mac sarà impregnato dal songwriting dei due giovani artisti. “Long Distance Winner” e “Crying In The Night” hanno già tutti i crismi dei grandi classici interpretati in futuro da Stevie, gli strumentali “Stephanie” (il vero nome di battesimo della Nicks) e la breve “Django” (rivisitazione di un classico del pianista jazz John Lewis) mettono in mostra l’inconfondibile perizia chitarristica di Buckingham, che col tempo diventerà un marchio distintivo. Così come risultano già Fleetwood al 100% sia le incursioni nel country elettrificato di “Don’t Let Me Down Agan” (non a caso spesso eseguita dal vivo dalla band, se ne trova una versione nell’edizione espansa di “Fleetwood Mac”), sia la dolcezza espressa dal duetto “Races Are Run”. L’unica differenza è che in “Buckingham Nicks” a regnare sovrano è l’amore, ben reso anche dall’immagine di copertina: i due sono innamorati, sono una cosa sola, distanti dai versi al veleno che per anni si grideranno in faccia sui palchi di tutto il mondo.

Essere i nuovi Fleetwood Mac prima dei nuovi Fleetwood Mac, un destino che li avrebbe resi ricchi, famosi e desiderati nel giro di pochi mesi: ascoltate “Without A Leg To Stand On” e “Lola (My Love)” e vi troverete un Lindsay già maturo, concentratevi su “Crystal”, e sì, è proprio lei, finirà, in una nuova veste, nel catalogo ufficiale dei Fleetwood Mac pochi mesi più tardi. E la sontuosa “Frozen Love”, il più classico dei pezzi classic rock: strofa di Lindsey, ritornello, accenno di assolo, strofa di Stevie, ritornello, arpeggio acustico che si spinge verso i confini col prog, maestoso assolo di due minuti, archi, strofa in coppia, ritornello. Il successo – dicevamo – non arrivò, ma i due non si persero d’animo e subito intrapresero la scrittura delle canzoni che avrebbero dovuto popolare l’opera successiva.
Non potevano ancora sapere che a quelle canzoni sarebbe toccato un destino inatteso, sotto una diversa ragione sociale, perché nel frattempo Keith Olsen fece incontrare Mick Fleetwood (alla ricerca di nuova linfa per la sua band, in affanno dopo l’abbandono di Peter Green e rimasto colpito in particolare proprio dall’esecuzione di “Frozen Love”) e Lindsey Buckingham, che dimostrò di essere perfetto sia per la qualità della scrittura, sia per la capacità di interpretare i grandi classici del gruppo. Lindsey pose un solo vincolo: che Stevie potesse seguirlo nella nuova avventura. Mick accettò, nonostante avesse in line-up già un’altra presenza femminile, Christine McVie. Fu una delle mosse più azzeccate nella storia della musica rock. “Fleetwood Mac” pubblicato nel luglio del 1975 e prodotto da Keith Olsen, venderà oltre nove milioni di copie nei soli Stati Uniti, un disco con un titolo che intendeva rimarcare l’intenzione di una nuova ripartenza, dalla quale prese il via una delle favole musicali più belle degli anni Settanta.

25/10/2025

Tracklist

  1. Crying In The Night
  2. Stephanie
  3. Without A Leg To Stand On
  4. Crystal
  5. Long Distance Winner
  6. Don't Let Me Down Again
  7. Django
  8. Races Are Run
  9. Lola (My Love)
  10. Frozen Love