“Juke-Box” è un passo indietro dal formato-album, un ritorno ai mattoni del pop: le canzoni. Riff, ritornelli, parole e immagini: quelle dei videoclip, o quelle che la musica evoca e utilizza per sedurre l’ascoltatore.
Lo scopo di questa rubrica è proprio entrare in questo gioco di seduzione, da sempre cruciale e da sempre dato per scontato. Scoprirne storie e protagonisti, ma soprattutto meccanismi, regole ed eccezioni. Guidati da una semplice domanda: come funziona una canzone?
dall’album “Private Revolution” (1986)
La “nave dei folli” e la coscienza ambientalista nella pop music

Conclusa questa breve ma importante esperienza, Karl Wallinger decide di mettersi in proprio e nel 1986 nasce quella che, almeno agli inizi, è la sua one-man band. È lui, infatti, a suonare quasi tutti gli strumenti nel primo album a nome World Party, “Private Revolution”, in sostanza una registrazione domestica che riuscirà ad avere un discreto riscontro di critica e di vendite non solo nel natio Regno Unito ma anche negli Stati Uniti. Impermeabili alle mode, le canzoni di Wallinger assorbono anni di amorevoli ascolti delle sue più grandi passioni musicali, ossia i Beatles, i Beach Boys ma soprattutto Bob Dylan – e nella sua opera prima trova posto anche una cover di “All I Really Want To Do”, sorprendentemente fedele all’originale e già portata al successo da Cher e i Byrds. Tutto questo in un momento in cui diversi pesi massimi del pop/rock degli anni Sessanta e Settanta cercavano a fatica di capire il nuovo decennio, le sue logiche e il suo linguaggio, e di stare al passo con i tempi aggiornando maldestramente la propria ricetta (è pur sempre l’anno dell’incerto “Press To Play” di Paul McCartney e di “Leather Jackets” di un Elton John a corto di idee, con le pile scariche, che in seguito arriva anche a escludere il suo ultimo album per la Geffen dalla campagna di ristampe rimasterizzate).

In “Private Revolution” spicca soprattutto una canzone, che una volta pubblicata su 45 giri arriva fino al quinto posto della Mainstream Rock Chart di Billboard (nel Regno Unito si fermerà al 42esimo posto). “Ship Of Fools” resta per molti anni la sua trademark-song, fino a quando nel 1998 la EMI (in combutta con Guy Chambers, che prese il posto di Wallinger nei Waterboys nel 1986, e i sessionmen che accompagnano l’artista in sala d’incisione e in tour) decide di affidare la sua “She’s The One” – inizialmente destinata ad una colonna sonora cui Tom Petty stava lavorando – al più famoso Robbie Williams. Nelle mani dell’ex-Take That la canzone diviene un successo internazionale clamoroso, vende 400.000 copie nella sola terra d’Albione e vince ben due Brit Awards (“Single Of The Year” e “Best British Video”), ma Karl Wallinger accuserà la casa discografica di non aver promosso adeguatamente e, anzi, di aver volutamente boicottato il suo album “Egyptology” che contiene il brano in questione. A questo punto accade l’inevitabile: Karl si lecca le ferite, abbandona la EMI, entra in possesso del back-catalogue e ristampa tutto tramite l’etichetta Seaview (forte di un accordo di distribuzione con la Universal Music). In occasione della tournée degli Steely Dan del 2007, nel corso della quale i World Party si esibiscono come supporter, esce anche una prima raccolta di successi, “Best In Show”, che comprende appunto i migliori episodi dai cinque album pubblicati a nome World Party.
Fortemente identificata con il movimento ambientalista internazionale, la canzone “Ship Of Fools” esce in un momento di certo molto particolare. Siamo nel 1986, tristemente noto come l’anno del disastro nucleare di Chernobyl, e tematiche come la gestione delle risorse energetiche, l’inquinamento e la conservazione della Natura e dei suoi equilibri sono percepite dal pubblico in misura sempre più dirompente e vengono abbracciate più convintamente che in passato. Nell’Europa degli anni Ottanta, nello scenario politico, prendono piede con successo le prime liste Verdi dopo i primi tentativi in Australia, Inghilterra e Germania (diversi anni dopo nascerà proprio un gruppo parlamentare a Bruxelles, Verdi Europei – Alleanza Libera Europa, oggi presieduto da Cohn-Bendit).
La canzone procede con una strofa quasi blues, dall’incedere apocalittico, che è un letto monocorde per le riflessioni amare di un Karl Wallinger che esterna la propria angoscia nel suo registro più basso. Lo sostiene un solo accordo, con qualche momentaneo arpeggio. Poi arriva il ponte, sostenuto da fiati sintetizzati, e Karl Wallinger tenta di scuotere le nostre coscienze (“You will pay tomorrow”, ovvero, “pagherete domani”… sottintendendo “per quello che state facendo oggi”) fino a portarci alla robusta melodia del ritornello. “Salvami, salvami dal domani… non voglio salire su questa nave di folli, no!”.
Il continuo alternarsi di stati d’animo, dalla lettura cruda dei danni provocati dalla nostra incoscienza e dalla nostra avidità alla speranza, fino all’invito a prendere in mano la situazione e rivedere i nostri modelli, i nostri valori. Karl Wallinger riesce a far arrivare il suo messaggio, destreggiandosi tra metafore riuscite ed evitando, fortunatamente, di sovraccaricarlo di preachiness. Il suo, in poche parole, non è un “ve l’avevo detto, io” ma semmai un “fermiamoci, siamo ancora in tempo”.
Il factotum dei World Party si aiuta qui trasportando in un contesto nuovo un’allegoria che viene da molto lontano. Così come l’ex-sodale Mike Scott, anche lui trae ispirazione dall’arte e dalla letteratura: la “nave dei folli” squisitamente evocata riporta infatti non solo a un’opera satirica (“Das Narren Schiff”) di Sebastian Brant pubblicata a Basilea nel 1494, ma anche a un’opera d’arte del pittore olandese Hieronymus Bosch, dello stesso periodo storico e conservata oggi nel Museo del Louvre di Parigi. “La nave dei folli” è un dipinto a olio straordinariamente ricco di simboli, che attinge tanto dallo scritto di Brant quanto dal più conosciuto “Elogio della Follia” di Erasmo da Rotterdam: in primo piano si vedono dei personaggi stipati su una piccola nave che scialacquano la propria vita nel vizio e nel peccato (rappresentato da un gufo che osserva impietoso la scena, appollaiato sull’albero, e dalle ciliegie sulla tavola).
From which no one has ever returned
Torn by the promise of the joker and the fool
By the light of the crosses that burn
Torn by the promise of the women and the lace
And the gold and the cotton and pearls
It’s the place where they keep all the darkness you meet
You sail away from the light of the world
Listen baby, you will pay tomorrow
You’re gonna pay tomorrow
You will pay tomorrow
Save me, save me from tomorrow
I don’t want to sail with this ship of fools, no, no
Oh, save me, save me from tomorrow
I don’t want to sail with this ship of fools, no, no
I want to run and hide, right now
Avarice and greed are gonna drive you over the endless sea
They will leave you drifting in the shallows
Drowning in the oceans of history
Travelin’ the world, you’re in search of no good
But I’m sure you’re philosophic, like I knew you would
Using all the good people for your gallant slaves
As your little boat struggles through the the warning waves
But you will pay, you will pay tomorrow
You’re gonna pay tomorrow, yeah
You gonna pay tomorrow
Save me, save me from tomorrow
I don’t want to sail with this ship of fools, no, no
Oh, save me, save me from tomorrow
I don’t want to sail with this ship of fools, no, no
Where’s it comin’ from? Or where’s it goin’ to?
It’s just a, it’s just a ship of fools, yeah, oh Lord
(17/02/2012)