Franco Battiato

Franco Battiato

Evadere le regole dell’universo

intervista di Alessandra De Vita
"Evadere le regole dell’universo"

di Alessandra De Vita

Reincarnazione, misticismo, monaci tibetani che hanno imparato a sollevarsi da terra e messaggi ultraterreni: alla sua dimensione spirituale di matrice mediorientale, Franco Battiato ci aveva abituati da un po’, prima attraverso il surrealismo dei suoi primi dischi, poi riversandola in molteplici forme espressive fino a una presa di posizione chiara rispetto al tema religioso che pervade il mondo sonoro dell’artista siculo.
Ma cosa accade se l’interlocutore è un sacerdote cattolico? Benché al di là dei canoni, non è stato semplice, per don Gianni Citro – l’ideatore del Meeting del mare - fronteggiare l’anima sperimentale della canzone italiana, nel corso dell’incontro con la stampa che, lunedì 2 giugno, ha preceduto il concerto finale della 18esima edizione della kermesse, sul palco di Marina di Camerota, nel Cilento. Pochi accenni alla sua musica, mai comunque slegata dalla consapevolezza spirituale acquisita negli anni.
Animato di ironia e saggezza, interrogato sul tema prescelto di questa appena trascorsa edizione, l’origine, il cantante siciliano risale alle origini del Cristianesimo quando cita il teologo Origene di Alessandria che “credeva nella reincarnazione, questo la Chiesa non l’ha mai considerato. Anche Cristo ne parlava ai suoi apostoli, se ne parla nel Vangelo secondo Matteo. Perché non lo dicono? Perderebbero tutto il potere. E comunque - precisa - meglio Buddha che casti. I sacerdoti sono dei gran figli di… lo sappiamo tutti i guai che hanno fatto. Sono uno di quelli che non crede nel Big Bang, la nostra mente l’ha creato”.
E Battiato non risparmia le sue critiche neanche a Papa Francesco: “Bergoglio mi è simpatico, ma non ha idea di cosa sia Dio”, dichiara placidamente.
Ma non è un semplice attacco al cristianesimo quello sferrato prima del concerto con cui ha ripercorso le tappe più significative della sua carriera bensì una visione differente della dottrina in questione:
“Cristo non è nato a Centocelle, non era biondo con gli occhi azzurri. Era mediorientale, come potete falsificarlo?”
Immancabile il ricordo dell’amico Sgalambro: “Manlio si credeva ateo, contrastava il mio approccio orientale alla vita. La sera in cui se n’è andato ci siamo telefonati, poi la notizia. Nella notte, ho sentito forte la sua presenza, e gli ho detto 'Hai visto che non si muore?' La morte non esiste, è solo un varco verso un’altra dimensione, oltre cui si può avere accesso a luoghi meravigliosi”.
Dunque immagino lei non abbia paura della morte? “Sarei un bugiardo se ti dicessi questo. A certe cose ci sono arrivato dopo tanti anni di studi e ricerche, ho avuto delle esperienze. Dopo, reintrodurmi non è stato semplice, facevo fatica a riconoscere gli esseri umani, mentre ero in strada, o sul tram; era strano: non capivo se ero pazzo o un mistico. Ma ho capito che il viaggio su questo pianeta è determinante. Bisogna evadere le regole dell’universo”.
E qual è dunque il ruolo della musica in questo percorso? “Se non hai il piacere di conoscere te stesso, a poco serve la musica. Oggi la musica pop ha svilito la grandiosità dei sentimenti, la può fare chiunque”.
“Verrà distribuito in autunno da Bompiani il mio documentario sulla morte – ricorda il cantautore - ideato e concepito nei tre mesi trascorsi a Katmandù, Gotha dei monaci tibetani. Si chiama 'Attraversando il bardo' e il titolo non si riferisce a Shakespeare (deriva dal celtico e tradotto il bardo sta per il cantore del destino umano, ndr); nel buddismo tibetano indica un luogo intermedio, una sorta di Purgatorio per intenderci, dove risiedono le nostre anime nei 49 giorni che seguono la morte nel corso dei quali possiamo avere possibilità di crescita attraverso la rincarnazione”. E mentre si spiega, in tal merito, lo fa con convinzione pura ma con piglio diretto: “Anche adesso, mentre parliamo, io vedo delle persone qui intorno a noi”.
Confermata  la produzione di un film sulla vita del compositore tedesco Georg Friedrich Haendel la cui uscita è prevista entro il 2015. “Nel cast ci saranno gli attori Johannes Bandrup, Charlotte Rampling et Willem Dafoe e sarà tutto girato in inglese. Se andrà bene gli darò la percentuale”, conferma l’artista quasi a volersi riappropriare di quel po’ senso pratico necessario che occorre per restare nell’universo terreno.

***

Una stabile precarietà

di Claudio Fabretti

In quasi 45 minuti d'intervista, il musicista siciliano dispensa ironia e buon umore, a conferma di una ritrovata serenità. "Una stabile precarietà" più che un "centro di gravità permanente", come ha tenuto a precisare. Fatto sta che il Battiato del Duemila ha subìto una trasformazione che lo ha portato a cercare un maggior contatto con il pubblico. E la risposta è arrivata con il successo dei suoi ultimi tour e dei sui più recenti lavori, forti anche della presenza di ospiti d'eccezione, come Natacha Atlas e Jim Kerr (Simple Minds), in "Ferro Battuto". E il pubblico ha particolarmente apprezzato anche la sua divagazione di "Fleurs", il suo primo disco di cover. "Un'idea nata in Spagna, in qualche teatro d'opera dove ho fatto dei recital - racconta -. Visto che si trattava di teatri di tradizione, ho pensato di fare una sorta di lideristica leggera, con un programma diviso in due parti, con tutto quello che c'è nel disco (tranne le due cover di De André). Dopo un po' di tempo, ho visto la reazione di vari pubblici e mi sono detto che forse potevo riuscire a documentare questa storiella. In realtà, comunque, la prima idea è nata in Sicilia, durante la prima estate catanese che dirigevo: sia il sindaco che l'assessore alla Cultura volevano a tutti i costi che facessi un concerto; io non volevo, loro insistevano, finché ho detto: canterò tre o quattro brani non miei. Interpretai quattro canzoni, tra cui "La canzone dei vecchi amanti". In Spagna trasferii questa idea: dieci canzoni invece di quattro e concerto diviso in due tempi. Così è nata l'idea che sta alla base di Fleurs".


In quel disco ci sono anche due cover molto "sentite" di due classici di De André. Che cosa ha rappresentato De André per la canzone d'autore italiana?
Credo che soprattutto per "La canzone dell'amore perduto" ho realizzato un buon arrangiamento. Ero un ascoltatore di Fabrizio, negli anni Sessanta nella mia stanza ascoltavo le sue ballate, che avevano un sapore di novità. Lo ricordo con l'affetto di un suo ascoltatore, più che di un collega.

E il progetto-tributo a Robert Wyatt?
Robert Wyatt negli anni Settanta era un nostro contemporaneo, era uno di noi. Cercavamo di fare ognuno la propria sperimentazione; chi in Italia, chi Germania, chi in Francia, chi in Gran Bretagna. Facevamo parte tutti di un stesso movimento, che veniva poi chiamato "kosmische musik" o "progressive" a seconda dei Paesi. Eravamo tutti dentro quella frenesia di nuovo che ci investì. Il mio è stato un piccolo omaggio a un grande artista spesso sottovalutato.

Ha detto che voleva "alzarsi dal tappeto", per cercare di rivolgersi a un pubblico più vasto. Che cosa intendeva dire?
Per cantare un certo genere di canzoni bisogna essere in piedi, per cantarne altre bisogna essere seduti... A me poi piace cambiare, non mi pongo il problema della fedeltà a se stessi. Comunque, anche quando sto seduto mi sento a mio agio, e per cantare un certo genere di canzoni utilizzo le mani più che il corpo.

A proposito del rapporto con il pubblico, è cambiato qualcosa oggi nella figura del cantautore? Una volta era chiuso nel suo eremo, isolato dai mezzi di comunicazione e si esprimeva solo attraverso i dischi, oggi è ancora possibile?
No, oggi il mercato è assolutamente spietato. Succede che se una persona sta fuori è "fuori" veramente, in qualche modo non esiste. Io non mi creo il problema, perché fortunatamente potrei fare a meno di fare questo mestiere oggi. Mi piace farlo, continuo, ma sono sempre all'erta. Mi posso permettere anche il lusso nel prossimo disco, chissà, di fare cose terribili...

Il sodalizio con il professor Sgalambro va avanti ormai da sei anni. In che modo i testi di Sgalambro hanno cambiato il Battiato musicista?
Adesso abbiamo un affiatamento che prima non c'era. Credo che si veda anche sul palco, nei concerti. Ho sempre scritto i miei testi, sono sempre stato un cosiddetto "cantautore", addirittura per molti pezzi ho scritto prima i testi e poi li ho musicati. Ora ho chiuso quel periodo. Non amo ripetermi, così anche nel campo di quella musica parallela che faccio e che potremmo chiamare classica: ho scritto una Messa Arcaica che per me rimane una vetta della mia produzione, ma non mi metterò a fare una messa bis. Devo affrontare altri messaggi e altri materiali. L'arrivo di Sgalambro mi ha fatto fare i conti con una prosa che ti può sembrare non naturale come la tua, ma nello stesso tempo mi ha dato una diversità di approccio al mio lavoro e mi ha fatto superare problemi nuovi nella scrittura musicale.

La ricerca del sacro è uno dei temi principali della sua opera da sempre. In una canzone diceva perfino "cerco di inseguire il sacro quando dormo". Può raccontare a che punto è arrivata la sua ricerca?
Ho alle spalle trent'anni di meditazione, quindi mi posso ritenere forse un "professionista"... E senza non potrei più vivere. Dovunque io viva, sento il bisogno di ritirarmi. Lo faccio due volte al giorno, come gli antichi egizi: mi ritiro all'imbrunire e al mattino prima di fare colazione e dopo aver fatto le abluzioni mattutine... Non è mai cambiato mai il sapore di questa dimensione metafisica (che poi per me è fisica), dai primi tempi a oggi, sono cambiate le tecniche, ma il sapore resta identico.

Una ricerca che però non si sposa alla fede in una religione esistente...
L'atteggiamento religioso è la prima tappa di una ricerca del sacro, diversamente non si può entrare in quelle zone, bisogna lasciare un po' di zavorra fuori, insomma.

Insomma, una "religione universale"...
Assolutamente sì. Le parrocchie mi hanno sempre spaventato. Amo i veri mistici, e non i burocrati. E tutto sommato un mistico alto del monachesimo occidentale è vicino a un monaco buddhista, anzi sono identici.

Un po' di tempo fa aveva detto che sognava "la fine del mondo occidentale". Che cosa andrebbe seppellito? E c'è invece qualcosa da salvare?
Il mondo occidentale ha fatto dei passi eccezionali nel campo della scienza e della tecnica. Da questo punto di vista l'Occidente è intoccabile. Un po' meno per quello che ha dimostrato nell'aspetto esteriore: non ha pazienza, non si dedica, non ha voglia di studiare, punta a fregare gli altri. Tutte nostre specialità. Il problema è che ormai abbiamo contagiato il mondo...

Già, la pazienza e la lentezza. Due altri temi fondamentali della sua opera. Ma è possibile "rallentare la vita", anche per chi fa il suo mestiere?
Io vivo così. Anche quando vado in giro difficilmente inseguo il tempo. Ci sono le stanchezze di una tournée, quando ti sposti per trecento chilometri al giorno. Non le posso sottovalutare. Però per quella mezz'ora in cui mi ritiro ritrovo il mio mondo.

Un mondo fatto soprattutto di silenzio, come ribadisce in canzoni come "Un'altra vita" e "Un Oceano di silenzio"...
Già, il silenzio per me è come l'ossigeno: è vita.

Lei è stato uno dei primi a parlare di commercializzazione della religione, preconizzando l'avvento di "buddha sui comodini" o di "rubriche aperte sui peli del Papa" ("Magic Shop", 1980). C'è il rischio oggi di un supermarket della spiritualità con new age e fenomeni affini?
Dio che sconforto... In genere non mi interessano i "fenomeni". Come non sono interessato al movimento cattolico, non mi interessa quello new age. A me piace parlare con un cattolico, con un buddhista. Ma che cos'è il buddismo? Vallo a sapere con tutto quello che si è scritto.... Buddha ha lasciato solo tradizione orale. E con Cristo è un po' la stessa cosa. Lo sfruttamento della spiritualità è un problema di chi lo fa. Mi ricordo da bambino un episodio: mio padre, in piazza, fu avvicinato da un amico che gli diceva: "Ho visto padre non so come si chiama che mangiava carne di venerdì, e io dovrei credere in Dio?". Possibile mai che la fede si riduca a questo? Ognuno deve fare la sua strada, gli altri faranno quello che vogliono. Così come non vado in chiesa perché quella liturgia non mi affascina, ma non posso fare come Savonarola e andare lì a dire "tu andrai all'inferno"...

Che cos'è rimasto dell'esperienza con Baghdad dopo quello storico concerto in terra irachena?
Lasciammo un segno indelebile nel loro mondo. A scuola, fino a poco tempo fa, si sentivano le cassette con la mia musica, si studiavano le mie canzoni. Poi fu un rapporto umano molto toccante, che ho cercato di portare avanti negli anni lavorando con associazioni come "Un ponte per Baghdad". Ma certo gli interessi contro cui fare i conti erano enormi. Abbiamo portato dei bambini all'ospedale di Parma, piccole cose, quando dietro ci sono colossi che hanno interesse a mantenere certe situazioni. Sono loro che creano le guerre.

Ha mai temuto di essere strumentalizzato da parte del regime iracheno?
No, di questo non mi è mai importato niente. D'altronde mi dicevano "vai dal diavolo" e io rispondevo "perché, qui è il paradiso?".

Di recente ha collaborato con Csi, Bluvertigo e altri nuovi musicisti italiani emergenti. Crede che ci sia stata negli ultimi tempi una crescita della musica italiana d'autore?
Sì, e anche notevole. Ho sentito diversi gruppi interessanti, molti ragazzi che stanno facendo strada. C'è più spazio, il pubblico si è allargato e anche la realtà musicale italiana è più complessa. Sono entrati in classifica gruppi che solo due-tre anni fa non potevano neanche sperare di essere nei primi cinquanta!

Ha ancora rapporti con teatri e festival culturali italiani? E come giudica quest'esperienza?
Lo considero un "servizio", che per me è soprattutto un divertimento, e qua e là riesce a dare dei risultati importanti. Abbiamo ospitato personaggi come Sakamoto e David Byrne. E per Bjork, sempre a Fano, sono venuti da tutto il mondo...

In "Shock In My Town", uno dei suoi pezzi più recenti, ricorrevano le parole "Velvet Underground". Solo un ritornello divertente o un omaggio a una band storica?
Un po' tutti e due, in realtà era un pezzo allucinante, una sorta di delirio urbano. Comunque, posso dire di aver conosciuto alcuni musicisti dei Velvet Underground. Nel 1975 sono stato in tour in Francia con Nico e John Cale (la prima cantante e uno dei musicisti-chiave dei Velvet, ndr). C'erano problemi molti forti tra loro due, per l'invidia di John Cale verso Nico, che era la beniamina del pubblico. E poi notevoli problemi di droga da parte di lei. La prima volta che la vidi mi chiese se avevo visto "mister powder". "Chi è?", le chiesi ingenuamente. Mi fece un segno inequivocabile aspirando con il naso... "No, non ce l'ho", le risposi... Poi una volta al mitico Bataclan di Parigi, Nico si stava truccando. Io sussurrai: "Cazzo, ma questa c'ha cinquant'anni!". Lei mi guardò dallo specchio e mi disse: "Veramente qualcuno di meno"... Restai immobile. Poi mi spiegò che era stata due anni a Roma e capiva bene l'italiano.

Un'ultima curiosità: tornerà mai a cantare con Alice?
Per ora non credo, ma non si può mai sapere...




Discografia
Fetus (Bla Bla, 1971) 
 Pollution (Bla Bla ,1972) 
Sulle corde di Aries (Bla Bla, 1973) 
 Clic (Bla Bla, 1974) 
 M. Elle Le "Gladiator" Bla Bla (1975) 
 Feedback (antologia, Bla Bla, 1976) 
 Battiato (Ricordi 1976) 
 Juke box (Ricordi 1977) 
 L'Egitto prima delle sabbie (Ricordi 1978) 
L'era del cinghiale bianco (Emi 1979) 
Patriots (Emi 1980) 
La voce del padrone (Emi 1981) 
 L'arca di Noè (Emi 1982) 
 Orizzonti perduti (Emi 1983) 
 Mondi lontanissimi (Emi 1985) 
 Echoes Of Sufi Dance (Emi 1985) 
 Genesi - opera classica (Fonit Cetra 1987) 
 Fisiognomica (Emi 1988) 
 Giubbe rosse (live, Emi 1989)  
 Come un cammello in una grondaia (Emi 1991) 
 Gilgamesh - opera classica (Emi 1992) 
Caffè De La Paix (Emi 1993) 
 Unprotected (live, Emi, 1994) 
 L'ombrello e la macchina da cucire (Emi 1995) 
 Shadow, light (Emi, 1996) 
Battiato Studio Collection (doppio cd, Emi, 1996) 
 Battiato Live Collection (doppio cd, Emi, 1996) 
 L'imboscata (Polygram, 1996) 
 Gommalacca (Mercury, 1998) 
 Fleurs (Universal, 1999) 
 Campi magnetici (Sony, 2000) 
 Ferro battuto (Columbia/Sony, 2001) 
 Fleurs 3 (Sony, 2002) 
 Dieci Stratagemmi (Sony, 2004) 
 Un soffio al cuore di natura elettrica (cd+dvd, Sony 2005) 
 Il Vuoto (Mercury, 2007) 
 Fleurs 2 (Universal, 2008) 
 Inneres Auge – Il tutto è più della somma delle sue parti (Universal, 2009) 
 Apriti Sesamo (Universal, 2012) 
 Del suo veloce volo (con Antony, Universal, 2013) 
 Joe Patti's Experimental Group (con Pinaxa, Universal, 2014) 
pietra miliare di OndaRock
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