La prima impressione che ho avuto ascoltando questo disco? "Songs For The Deaf" Volume II. Spero di non far troppo la figura del nostalgico grunge dichiarando di aver sempre considerato Dave Grohl come uno dei più grandi personaggi ad aver affollato gli intasatissimi palcoscenici rock negli ultimi vent'anni. Quando la disgraziata fine di Kurt Cobain pareva precludere ogni chance agli altri 2/3 dei Nirvana, ecco che Grohl si caricò tutti gli strumenti sulle spalle, si mise davanti a un microfono, e vomitò tutto d'un fiato quell'esordio Foo Fighters in grado di rappresentare uno dei più luccicanti colpi di coda del Seattle Sound.
A quel punto furono in molti a comprendere come la band di "Smells Like Teen Spirit" non fosse solo Cobain e quanto l'apporto degli altri membri in fase di scrittura non dovesse essere così limitato. Il primo disco dei Foo Fighters sembrava davvero un apocrifo dei Nirvana. Ripartendo da lì, Grohl divenne il carismatico leader dei Foos, affrontando il pubblico vis a vis con chitarrona a tracolla. Si ritrovò poi nel corso degli anni successivi a prestare la propria opera come sessionman di lusso in decine di dischi altrui e a entrare a tempo determinato in line-up da mille e una notte, quali Queens Of The Stone Age e, più recentemente, Them Crooked Vultures.
I lavori successivi dei Foo Fighters andarono però prendendo una piega più furbetta, sempre più stadium rock e sempre meno ricchi di rabbia e intensità. "Wasting Light" oggi suona come una decisa discontinuità con il passato più recente. I signori dicono di averlo registrato in cantina, per ritrovare l'attitudine garage degli esordi, quella che sa far ardere il sacro fuoco. Beh, non esageriamo, è pur sempre la cantina di Dave Grohl e il risultato finale è comunque una superproduzione (curata da Mister Garbage Butch Vig, lo stesso di "Nevermind") che suona meravigliosamente bene. E il piglio stavolta è davvero più aggressivo. Giunto alla traccia n. 5 avrei voluto fermare il dischetto e piazzare uno dei rating più alti degli ultimi anni, avrei voluto fermarmi lì, sapevo che "Wasting Light" non avrebbe potuto reggere su quei livelli sino alla fine. Altrimenti sarebbe stato un disco epocale. Altrimenti sarebbe stato un disco monumentale. Eppure ci va parecchio vicino, con una seconda metà meno appariscente, ma con un livello medio che resta pregevolissimo. Ma procediamo con ordine.
La partenza è sconvolgente: "Bridge Burning" è Queens Of The Stone Age allo stato puro. Adrenalina che ci entra dritta nel sangue e nelle ossa. La successiva "Rope" (scelta come primo singolo) è una sorta di math-rock semplificato, senza alcuna soluzione cervellotica, ma con una serie di controtempi spaventosi e l'innato gusto per la melodia sprigionato da un ritornello dannatamente killer. "Dear Rosemary" è l'atteso duetto con Bob Mould degli Husker Du, rotondo e rasentante la perfezione. Poi arriva la mazzata di "White Limo": una delle cose più aggressive che ho ascoltato negli ultimi mesi. Da non credere! Roba da stropicciarsi gli occhi. Cos'altro si può chiedere oggi a un disco di sano rock?
Ed eccoci alla seconda parte. "Alandria", "Back And Forth", "A Matter Of Time" e "Miss The Misery" sono anthem catartici perfettamente studiati per le grandi platee, con tanto di ritornelli inno. Pezzi minori? Forse. Ma, attenzione, non riempitivi. E tutti suonati con una potenza indescrivibile e una perizia invidiabile. C'è uno spazietto riservato anche agli aromi (hard) alt-country di "These Days", del resto questi son signorotti americani e le radici alla fine emergono. Posto quasi malinconicamente verso fine dischetto c'è il momento nostalgia di "I Should Have Known", forte di un arrangiamento impreziosito dagli archi e la partecipazione di Krist Novoselic al basso. Chissà se oggi i Nirvana avrebbero suonato così?
E quando i giochi sembrano terminati, proprio alla fine, ecco i fuochi d'artificio che prendono le sembianze del power rock di "Walk". Robetta da adolescenti con il debole per l'air guitar? Sono soltanto un insulso romanticone? Poco importa. Questo è un suono che spacca! Che ti torna a far sentire come un ragazzo al centro del mondo.
Grohl & Co. oggi mettono in riga stuoli di indie rockers che hanno farcito gli ultimi due decenni di musica. E lo fanno evitando di prendersi troppo sul serio, con l'autoironia che da sempre li contraddistingue. Senza sentirsi costretti a interpretare il ruolo dei disadattati problematici. Basti dare un'occhiata ai videoclip che stanno circolando, fra i quali spicca quello di "White Limo", con Lemmy (sì, proprio lui) nelle vesti di simpatico chauffeur pronto a scarrozzare in limousine la band per le vie di Los Angeles.
Ultima segnalazione: il rientro in pianta stabile nella line-up di Pat Smear, già chitarrista con i Germs e con gli ultimi Nirvana.
Giudizio finale: "Wasting Light" è un disco di una potenza entusiasmante, attraverso il quale i Foo Fighters si iscrivono definitivamente nel libro dei più grandi di sempre. Conservatelo gelosamente. Magari riponendolo nel vostro personalissimo archivio accanto a "Songs For The Deaf", "In Utero" e "Led Zeppelin II". Se nel 2011 dovessi scegliere un album di rock "classico" ("classico" secondo parte della critica imperante, ma non intendo allinearmi a questa visione di classicità, quindi lo indico virgolettandolo) da conservare, questo non potrebbe che essere "Wasting Light".
(01/05/2011)
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