Foo Fighters

Wasting Light

2011 (Rca) | mainstream rock

La prima impressione che ho avuto ascoltando questo disco è stata quella di trovarmi al cospetto di un "Songs For The Deaf" Volume II. Dave Grohl è uno dei grandi protagonisti dei palcoscenici rock degli ultimi vent'anni, quando la disgraziata fine di Kurt Cobain pareva precludere ogni chance agli Nirvana, ecco che si caricò gli strumenti in spalla, si piazzò davanti al microfono, e vomitò tutto d'un fiato un esordio ("Foo Fighters") in grado di rappresentare uno dei più luccicanti colpi di coda del Seattle Sound.
A quel punto molti compresero che la band di "Smells Like Teen Spirit" non era soltanto Cobain e quanto l'apporto degli altri membri in fase di scrittura non dovesse essere così limitato.
Il primo disco dei Foo Fighters sembrava un apocrifo postumo dei Nirvana e, ripartendo da lì, Grohl divenne il carismatico leader dei Foos, affrontando il pubblico vis a vis con chitarrona a tracolla. Si ritrovò poi nel corso degli anni successivi a prestare la propria opera come sessionman di lusso in decine di dischi altrui e a entrare a tempo determinato in line-up da mille e una notte, quali Queens Of The Stone Age e, più recentemente, Them Crooked Vultures.

I lavori successivi dei Foo Fighters presero però una piega più furbetta, sempre più stadium rock e sempre meno ricchi di rabbia e intensità. "Wasting Light" oggi suona come una decisa discontinuità con il passato più recente. I signori dicono di averlo registrato in cantina, per ritrovare l'attitudine garage degli esordi, quella che sa far ardere il sacro fuoco. Beh, non esageriamo, è pur sempre la cantina di Dave Grohl e il risultato finale è comunque una superproduzione (curata da Mister Garbage Butch Vig, lo stesso di "Nevermind") che suona meravigliosamente bene. E il piglio stavolta è davvero più aggressivo.
Giunti alla traccia n. 5 viene boglia di fermare il dischetto e ricominciare l'ascolto da capo, come se da "Wasting Light" non ci si potrebbe aspettare nient'altro di meglio. La seconda metà è in effetti meno appariscente, ma con un livello medio che resta pregevolissimo.

La partenza è sconvolgente: "Bridge Burning" è Queens Of The Stone Age allo stato puro, adrenalina che entra dritta nel sangue e nelle ossa. La successiva "Rope" (scelta come primo singolo) è un math-rock semplificato, senza alcuna soluzione cervellotica, ma con una serie di controtempi spaventosi e l'innato gusto per la melodia sprigionato da un ritornello killer.
"Dear Rosemary" è l'atteso duetto con Bob Mould degli Husker Du, rotondo e prossimo alla perfezione, poi arriva la mazzata di "White Limo", una delle cose più aggressive ascoltate negli ultimi mesi, roba da stropicciarsi gli occhi dall'incredulità. Cos'altro si può chiedere oggi a un disco di sano rock'n'roll?

 Nella seconda parte "Alandria", "Back And Forth", "A Matter Of Time" e "Miss The Misery" sono anthem catartici perfettamente studiati per le grandi platee, con tanto di ritornelli catartici. Pezzi minori? Forse. Ma, attenzione, non esattamente dei riempitivi, sono tutti suonati con una potenza indescrivibile e una perizia invidiabile.
C'è uno spazietto riservato anche agli aromi (hard) alt-country di "These Days", del resto questi son signorotti americani e le radici alla fine emergono. Posto quasi malinconicamente verso fine dischetto c'è il siparietto nostalgia di "I Should Have Known", forte di un arrangiamento impreziosito dagli archi e della partecipazione speciale di Krist Novoselic al basso. Chissà se oggi i Nirvana avrebbero suonato così?

Quando i giochi sembrano terminati, in Zona Cesarini ecco il power rock di "Walk". Robetta da adolescenti con il debole per l'air guitar? Poco importa: questo è il suono che spacca, che può tornare a farti sentire come un ragazzo al centro del mondo, mettendo in riga stuoli di indie rockers contemporanei.
Il bello è che i Foo Fighters fanno tutto ciò sempre con il giusto grado di ironia, senza prendersi mai troppo sul serio, basti dare un'occhiata ai videoclip che stanno circolando, fra i quali spicca quello di "White Limo", con Lemmy nelle vesti di simpatico chauffeur pronto a scarrozzare in limousine la band per le vie di Los Angeles.

Doverosa segnalazione il rientro in pianta stabile in line-up di Pat Smear, già chitarrista con i Germs e con gli ultimi Nirvana.
Detto questo, possiamo considerare "Wasting Light" un disco di una potenza entusiasmante, che riporta i Foo Fighters ai fasti degli esordi. Se nel 2011 dovessi scegliere un album di "classic rock" da conservare, non potrebbe che essere "Wasting Light".

(01/05/2011)

  • Tracklist
  1. Bridge Burning
  2. Rope
  3. Dear Rosemary
  4. White Limo
  5. Arlandria
  6. These Days
  7. Back & Forth
  8. A Matter of Time
  9. Miss the Misery
  10. I Should Have Known
  11. Walk
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