Metronomy

The English Riviera

2011 (Because) | alt-pop

Isaac Asimov non credeva possibile che i robot potessero rinunciare alle tre leggi della robotica, ma in cuor suo sapeva che ogni corpo attraversato da elettricità possiede un'anima, e se da ora in poi guarderete con un certo timore e rispetto il vostro cellulare o lo schermo del vostro personal computer, o addirittura la lampadina dell'abat-jour, è per merito o colpa dei Metronomy.
"The English Riviera" è il manifesto più vitale dell'anima di ogni corpo tecnologico, una creazione di musica elettronica che non usa effetti speciali o roboanti trucchi industriali; è l'anima sofferente e gioiosa della tecnologia quella che i Metronomy ci rivelano, ed è più affascinante del residuo creativo che resta a noi umani.

Il terzo capitolo del gruppo è il manifesto della melanconia elettro-pop, lì dove Pulp, Saint Etienne, Scritti Politti, Associates, Pet Shop Boys, Air, Wire e altri illuminati hanno già osato, il gruppo londinese emerge con autorevolezza e consegna uno dei migliori album dell'anno.
Senza tralasciare gli elementi disco-rave dei loro esordi e coinvolgendo in modo creativo il bassista Gbenga Adelekan e la batterista Anna Prior (reclutati dopo il secondo album "Nights Out") i Metronomy programmano una struttura malleabile che sfida i confini dei precedenti album, progressive, spunti cantautorali, pop puro, country-blues, trame Aor e altre contaminazioni si depositano su un terreno fertile e generoso.

I Metronomy applicano il metodo sophisticated degli Steely Dan e dei Fleetwood Mac al pop elettronico, con un distacco stilistico che ricorda i Talking Heads. Sonorità che cullano l'udito, canzoni prive di cedimenti armonici, e soprattutto un fascino retrò trasversale che cattura.
Una linea guida di basso accoglie twist e beat in "Everything Goes My Way" e trasforma il pop in un gioco numerico dove vince la semplicità e l'incastro stilistico, "Trouble" corteggia l'America anni 50 con un romanticismo essenziale e una melodia che è un piccolo classico.
La sensualità che si è insinuata nel sound del gruppo è figlia del funky più raffinato e si colora di inattese soluzioni sonore in "We Broke Free" che sposano Boz Scaggs a Prince e Terence Trent D'Arby.
Più english l'anima negroide di "She Wants" che i synth destrutturano in una contagiosa e malsana ballata di rara bellezza.
Geniali strutture da dance-floor che riscrivono la british invasion degli Human League con sfumature più malinconiche in "The Bay" o con toni festosi e irresistibili nel perfect-hit-single "The Look", ma anche avventurose pagine di vintage-pop come "Corinne", dove i Metronomy sfoggiano tutta l'arte della rifinitura artigianale e industriale che rende "The English Riviera" rimarchevole.

Album della maturità e della consapevolezza, "The English Riviera". I Metronomy, dopo averci condotto per mano nelle gioie dell'elettro-pop, scrivono nuove pagine in cui confluiscono jazz, world music e latin-sound ("Some Written"), psichedelia bizzarra alla Connan Mockasin ("The English Riviera"), oscure trame post-lo-fi-depression ("Loving Arm") e meravigliose creature dove il ritmo cresce in un tortuoso e gigantesco insieme di elettronica moderna ed euro-dance. Ed è proprio quest'ultimo episodio la definitiva conferma del talento del gruppo: il brano possiede una urgenza che cattura l'anima di Londra, Parigi, Berlino, Hong Kong e Tokio con charme e fervore, e apre a nuove soluzioni da approfondire in futuro.

"The English Riviera" ricolloca il lato romantico del pop inglese e americano. Come i Supertramp di "Breakfast In America" i Metronomy giocano coi confini stilistici del pop, come artigiani rifiniscono con maestria un sound ricco di dettagli che si conserva leggiadro e imponente, un album che è il trionfo dell'immaginazione pop e ripudia le false ambizioni indie.

(11/12/2011)



  • Tracklist
  1. The English Riviera
  2. We Broke Free
  3. Everything Goes My Way
  4. The Look
  5. She Wants
  6. Trouble
  7. The Bay
  8. Loving Arm
  9. Corinne
  10. Some Written
  11. Love Underlined
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