Christy & Emily

Tic-Tac-Toe

2012 (Klangbad) | songwriter

Dopo un indimenticabile "No Rest", il duo formato da Christine "Christy" Edwards ed Emily Manzo perviene a "Tic-Tac-Toe", un disco problematico - di nuovo prodotto da Joachim Irmler che le ha introdotte in pianta stabile in Germania - che si scrolla di dosso le facili tentazioni claustrofobiche, curato in modo più tradizionale al limite del neo-classico da conservatorio e che presenta lucidamente le loro tematiche.

Così, le vette della loro musica si moltiplicano, mostrandone i lati nascosti, le obliquità, le esplorazioni estreme. "Something Easy" è una "Heroin" dei Velvet Underground tradotta a diario femminile. L'elettricità e il maledettismo dei Doors, un po' una costante dei loro manufatti, si esprimono nella murder ballad "Airport" (anche con un'insistenza di sezione ritmica reminiscente di "Another Brick In The Wall" dei Pink Floyd), e soprattutto nella misteriosa "Strange", basata su un pianissimo pulsante e un forte di formule magiche, mitragliato da un piano a cascata. Di più ancora, "Rolling Ocean" alterna un tappeto "marino" di piano elettrico, uno ska malinconico e un lampo di jam acidissima. L'ancestrale ode di "Green Lady", contesa tra flusso di coscienza e refrain paranoici, tra bagattella pianistica e fili magici di chitarra, è figlia dei duetti tra Nico e John Cale.

Le due hanno imparato, oltre alla modulazione nella scrittura e nell'interpretazione dei brani, anche a sfruttare e ampliare i loro specifici strumentali. La calma mesta e docile dei Mazzy Star campeggia in "Lover's Talk", ma con una fierezza tutta nuova, e una catarsi ripetuta ad libitum come nei migliori momenti di "The Good Son" di Nick Cave. Il groove disco-funk scomposto, rallentato e intristito di "Tornado" accompagna adeguatamente un soliloquio nevrotico, e il mariachi di "Japanese T-Shirt" è sovrastato da battimani, scrosci vocali e una tastiera fiammeggiante.
"Haruki" ambisce, un po' sbadatamente, ad aggiornare alla drum machine le loro tessiture di voci intrecciate e i loro origami di chitarra e organo. Ma la vera anomalia è "Bells", quasi heavy metal per i loro standard flebili, un fast forward del dream-pop dei Cocteau Twins, con una fierezza alla Patti Smith. "Florida", al contrario, torna alle loro radici folk, ma sempre mantenendo una qualità atmosferica di pattern, specie negli unisoni tra armonica e organo, davvero vicini alla "Big Big World" con cui Lisa Germano chiudeva "Excerpts From A Love Circus".

Supportate da una sezione ritmica, le due hanno prodotto un trionfo perfettamente calibrato tra infelicità e fermezza d'animo, tra racconto e poesia, tra enunciazione e ascolto, tra forma-canzone e fratture esistenziali. Una pacatezza terribile, insostenibile, che ha la sua sinestesia-capolavoro nelle distorsioni - lancinanti ma praticamente impercettibili nella loro lontananza - di "Green Lady". "Gueen's Head", in apertura, è la title track del disco di debutto (2007), qui appropriatamente aggiornata a suono-guida.

(22/07/2012)

  • Tracklist
  1. Gueen's Head
  2. Bells
  3. Airport
  4. Lover's Talk
  5. Haruki
  6. Strange
  7. Japanese T-Shirt
  8. Green Lady
  9. Rolling Ocean
  10. Tornado
  11. Something Easy
  12. Florida
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