Gold Zebra

Gold Zebra

2014 (Visage Musique) | synth-pop, disco-noir

Una synth-pop connection sull'asse Parigi-Montreal, con tappa sulle piste mai troppo usurate della italodisco. Si chiama Gold Zebra ed è una delle più riuscite creature mutanti partorite dalla canadese Visage Musique, fucina inesauribile di nuove, plasticose tendenze elettroniche.
JP Richard e la vocalist Julie, da Montreal, come i concittadini Austra, sono due che di synth-pop targato Eighties devono aver fatto indigestione in questi anni, ma il loro sound si distingue dalla pletora di cloni di Omd, New Order, Depeche Mode & C. per via di un'atmosfera tenebrosa, già ribattezzata "disco-noir", e per la sensualità di un cantato che richiama fascinazioni francesi di stereolabiana memoria o, volendo guardare più indietro, risalenti addirittura all'era Visage della leggendaria "Fade To Grey" (sarà un caso, del resto, quel nome della label?).

Dopo il primo passo ("Debut") su Ep del 2010, tornano ora alla carica con un album eponimo che di quell’Ep ripesca e rilegge un paio di tracce. Nel solco di formazioni come Chromatics e Automelodi, i Gold Zebra confezionano un synth-pop analogico immerso in eleganti scenari notturni e metropolitani, con dense stratificazioni di tastiere e una preziosa sensibilità melodica, cui bastano anche un paio di accordi per sedurre (vedasi l'iniziale e programmatica “Drift Away”).
Sorta di piccola Sadier da dancefloor, Julie alterna sapientemente inglese e francese, come in “Love, French, Better” - brano ripreso anche dai parigini Scratch Massive e inserito nella colonna sonora del film "The Canyons" di Paul Schrader - in cui oscilla tra romantico disincanto (“je serai où je suis, dans tes reves et dans ta vie”) e vigorosa assertività (“Love French is better, this gonna change my life for ever and ever”). Un contrasto in chiaroscuro che permea l'intero album e che su "Invisible Disorder" si risolve drammaticamente, nella malinconia di un amore tramontato, seppellendo ogni traccia di speranza dietro vortici di tastiere e una muraglia di beat italodisco.

"Apart Again", scandita da un basso pulsante e da droni di synth, esalta ancora la grazia infinita di Julie, che oppone la radiosità del suo cantato alla monotonia ottundente dei battiti, svelando tutte le qualità ipnotiche di questa disco-noir al neon. Musica che scorre sempre sul filo di una tensione inesplosa, anche quando le parole non servono più (“When Words Fail”).
A svettare su una tracklist comunque compatta è però la splendida "Back In The Dust", dove un roboante synth detta legge, mentre Julie si strugge in abissi di contrita solitudine ("solitaire", "sadness", "tristesse"), chiosando con un ritornello quasi funereo: “Cause I was far away, back in the dust anyway”. Un gioiellino sintetico che strizza l'occhio agli XX, combinando le pulsazioni di una drum machine con una chitarra effettata e sinistra.

Ma “Everything Beautiful Is Transient” - come ci ammonisce l'omonimo strumentale di due minuti e mezzo, posto a metà scaletta – e così il disco svanisce dopo soli 35 minuti, con il duplice effetto – assai raro di questi tempi - di non stancare e far venire voglia di premere ancora il tasto "play".
Prodotto dallo stesso JP Richard con l’aiuto di JB Valiquette al mixer, "Gold Zebra" è un progetto intrigante, che non pretende di innovare profondamente il genere, ma contribuisce con intelligenza a consolidarlo. Per irriducibili synth-popper e non solo.

(27/09/2014)



  • Tracklist
  1. Intro
  2. Drift Away
  3. Apart Again
  4. Back in the Dust
  5. Everything Beautiful Is Transient
  6. Invisible Disorder
  7. Love, French, Better
  8. Interlude
  9. When Words Fail
  10. Outro




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