William Basinski

On Time Out Of Time

2019 (Temporary Residence) | ambient/drone

Ospiti di alcuni spettacolari eventi espositivi a cavallo tra astrofisica e arti visive, i russi Evelina Domnitch e Dmitry Gelfand creano installazioni dove l’interazione fra acqua e laser genera aloni di luce che si compongono e orbitano in mutevoli forme nebulose, come riproduzioni in scala di fenomeni gravitazionali, buchi neri e altre magnifiche manifestazioni del cosmo. La fotografia dell’opera Orbihedron, raffigurata sulla copertina del nuovo album di William Basinski, è necessariamente una sottrazione al tempo e allo spazio d’esistenza della stessa – carattere di per sé intrinseco al medium fotografico – dunque un tempo fuori dal tempo.

Assieme al sentimento malinconico, è inequivocabile la ricorrenza di questo elemento nella produzione del sound artist americano: materia prima ed essenza della tape music, dai “Disintegration Loops” sino a “Cascade” e “A Shadow In Time”, esso fa sì che l’opera di Basinski somigli a un percorso di assurgimento da cronos, tempo come successione lineare, ad aion, tempo assoluto ed eterno; un’utopia inseguita invano dall’arte classica e che nell’ambient music, da Brian Eno in poi, è divenuta il nucleo di brani generativi che già racchiudono la potenzialità dell’infinito.

Da questa prospettiva, diversamente, i lavori su commissione presentati in “On Time Out Of Time” non sono di tempo ma sul tempo. La sorgente primaria delle espansioni atmosferiche elaborate da Basinski sono i suoni rilevati dall’osservatorio statunitense LIGO, per mezzo di interferometri laser, in relazione alla fusione tra due buchi neri avvenuta 1,3 miliardi di anni fa. Ciò significa tracciare idealmente una linea che, originata in un passato troppo remoto da concepire razionalmente, attraversa l’ignoto sino all’immediato presente: una vertigine insostenibile e ardua a riprodursi entro la ristrettezza di una singola opera d’arte che, necessariamente, non può che limitarsi a evocare tale vastità in scala ridottissima.

Giunta a compimento diversi decenni dopo la corrente kosmische e le pietre miliari della dark-ambient, la traccia titolare di quaranta minuti porta indubbiamente con sé l’eredità di Steve Roach, Thomas Köner e Lustmord ma segue lo stesso sviluppo per gradazioni di gamma dell’affresco “Mono No Aware”, metà della recente collaborazione con Lawrence English; una musica delle sfere che da una sfocata oscurità si apre ben presto alle frequenze acute di baluginanti cerchi concentrici, reminiscenti della sci-fi esistenziale di “Solaris”. Superati i venticinque minuti, si fa strada una più nitida sinusoide melodica, solenne raggio che potrebbe persino custodire il mistero ultimo dell’universo.
Come altre volte in passato, Basinski sigilla il disco con un più breve episodio, “4(E+D)4(ER=EPR)”, dal titolo di un’altra installazione del duo russo: una coda ancor più accomodante e trasognata, d’ispirazione decisamente più attuale, percorsa dalle quasi impercettibili oscillazioni di tono cui sono soggetti i nastri magnetici. Dieci minuti di estatico abbandono che riconfermano la sensibilità minimalista di colui che oggi è giustamente considerato un nuovo maestro dell’ambient.

“On Time Out Of Time” torna a simulare una tensione verso l’infinito che, in rapporto alla percezione umana, pare realizzarsi più efficacemente nell’incessante reiterazione di brevi motivi, destinati a perpetuarsi nella memoria di chi ne fa esperienza. Le presenti composizioni esercitano il loro fascino in maniera analoga ma più circostanziata, emanando un’impalpabile aura che, a dispetto del materiale sviluppato a monte, non lascia dietro di sé i sedimenti dell’eternità cui si ispira e coerentemente anela. Al netto delle implicazioni concettuali, tuttavia, risulta ancora una volta impossibile non rimanere avvinti dalle trame di una così limpida poetica del suono puro.

(08/03/2019)

  • Tracklist
  1. On Time Out Of Time
  2. 4(E+D)4(ER=EPR)


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