Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 34

di AA.VV.
numero6NUMERO6 – Per Il Rock N Roll Ep (2014, The Prisoner/Urtovox)
alt-pop

Senza metronomo, effetti, sovraincisoni, fronzoli e paranoie di alcun tipo. Chitarra acustica-basso-batteria-voci. Quattro canzoni che ci andava di pubblicare ora e che rappresentano per noi un nuovo inizio all'insegna dell'essenzialità e dell'energia”. Questo è il nuovo Ep dei Numero6 nelle parole della band e, ascoltandolo, si colgono facilmente tutti gli elementi citati in questa breve presentazione. Alla band non è mai mancato un senso melodico particolarmente diretto e immediato e, in questo caso, esso si associa perfettamente a un suono che si basa unicamente su naturalezza e spontaneità. Certo, l’utilizzo della sola chitarra acustica lo rende anche decisamente pulito e anche questa è una caratteristica ideale per valorizzare al meglio le melodie e i testi: anche questi ultimi, infatti, suonano proprio come un prodotto totalmente spontaneo dell’ispirazione di Michele Bitossi e danno l’idea di essere stati buttati giù così come sono usciti, basandosi meno che in passato su abili e arguti giochi di parole. Ovviamente un lavoro del genere può considerarsi riuscito se tutta questa naturalezza si traduce poi in brani compiuti e efficaci e questo è sicuramente il caso. Questo è uno di quel dischi che colpiscono subito al primo ascolto ma il cui effetto non svanisce dopo pochi altri passaggi, ma le vibrazioni positive rimangono costanti anche dopo che l’ascoltatore è tornato sui brani per molte volte. Vedremo se davvero i Numero6 perseguiranno questa strada anche per le loro produzioni future e se sì, con quali risultati, ma per ora queste quattro canzoni sono altrettante ventate di aria fresca e trasmettono un entusiasmo che normalmente si associa a band esordienti e non a dei veterani come loro, segno di quanto la band sia convinta e contenta di questo, per loro, nuovo modo di esprimersi (Stefano Bartolotta 7/10)


flyingvaginasFLYING VAGINAS – And That’s Why We Can’t Have Nice Things (2014, MiaCameretta Records)
indie-rock, shoegaze

Li avevamo già incontrati con “Toaster Ballad” nella compilation “Miniature”, della quale parlammo diffusamente un annetto e mezzo fa. Difficile dire se a colpire sia più la ragione sociale o gli pseudonimi scelti dai tre protagonisti: Wellworn Banana (chitarra e voce), Disappointed Kiwi (basso e voce) e Angry Pineapple (batteria). Troppo spesso l’uso di questi giochini per colpire l’attenzione del pubblico cela il nulla cosmico dal punto di vista musicale. Non è il caso delle “vagine volanti”, trio laziale che all’esordio assoluto marcato MiaCameretta dimostra estro e capacità compositiva. L’estetica è indie-rock (“Trainman Grief”), il retrogusto vagamente shoegaze (le pazzesche “Doodle” e “D.S.M.”), di quello fatto con voci basse e tutto il resto alto, un po’ alla My Bloody Valentine, tanto per intenderci. Le mamme magari si arrabbieranno per il frastuono, ma fra una “Happiness And Flour” che divora l’asfalto, una “Steve Brick And The Portland Concrete” che ti prende al cuore, ed una “Hey Nostradamus” che profuma di R.E.M., i Flyng Vaginas portano a casa un gran bel risultato. Ed è soltanto l’inizio…(Claudio Lancia 7/10)


geometricvisionGEOMETRIC VISION – Dream (2013, Swiss Dark Nights)
synth-wave

La Swiss Dark Nights è una giovane etichetta ticinese, dietro alla cui sigla troviamo Valerio Lovecchio, nostro connazionale di stanza al di là delle Alpi. Attiva inizialmente come booking agency, da qualche tempo si è dedicata anche alla produzione discografica, con l'obiettivo puntato sulle nuove realtà dark della nostra penisola. I Geometric Vision nascono nel 2012 come progetto solista, grazie ai synth del musicista partenopeo A. Giordano (già nei Blood Shot Eyes); la loro formazione si allarga successivamente ad un trio con l'ingresso di Gennaro Campanile al basso e Roberto Amato alla chitarra. In questo "Dream" propongono una minimal wave veloce e "quadrata", contraddistinta per l'appunto da una visione... “geometrica" delle coordinate stilistiche del genere: la produzione velatamente lo-fi porta alla mente le compilation ottantiane "Flexi Pop", mentre il sangue tricolore tradisce l'influenza dei seminali Neon e della wave fiorentina. In bilico tra l'urgenza dei synth e una malinconia gotica molto invitante, un lavoro in grado di muovere l'ascoltatore e al tempo stesso lasciarlo naufragare dolcemente, in un mare di note oscure. Un po' come nel caso di "Belirdi Gece" dei turchi She Past Away, è un disco che probabilmente non inventerà nulla di nuovo, ma che si fa proprio fatica a togliere dal proprio stereo: tra le più belle sorprese italiane nel filone degli ultimi tempi. (Lorenzo Pagani 7/10)


skyofbirdsSKY OF BIRDS - Rivers Flow Free, Lakes Just Agree (2014, autoprodotto)
indie-rock

Esaurita la parabola dei Mosquitos, Mario Martufi si è lanciato in un nuovo progetto musicale che prende il nome di Sky Of Byrds. Ne fanno parte anche Strueia (già attivo negli Shout), Simone Podagrosi, Alberto Capocitti (già Slacker Monday e Mahatma Transistor) e Sandro Traversi (pure lui ex Mosquitos). “Rivers Flow Free, Lakes Just Agree” è la prima prova in studio degli Sky Of Birds, quattro tracce che ben raccontano dell'amore della formazione italiana per l'indie-rock americano, ritratto attraverso riff liquidi e onirici spaccati strumentali sui quali si innesta la calda voce di Martufi. Un bel biglietto da visita, quello con cui i cinque navigati musicisti si presentano sulle scene. Da tenere d'occhio (Fabio Guastalla 6,5/10)


yabanciYABANCI – Grimorium (2014, Swiss Dark Nights)
gothic-rock

Dopo i Geometric Vision, un altro gruppo che esce su Swiss Dark Nights: del resto è proprio il titolare dell'etichetta, unitamente a tre nostri connazionali, a realizzare il full-length d'esordio di questo ensemble gothic-rock. "Grimorium" contiene (remixati) tutti i brani presenti nell'Ep "Birth", pubblicato nel 2013, e tre nuove composizioni; altre quattro bonus tracks (altrettanti remix) saranno presenti sul cd "fisico", in uscita nel mese di aprile. La musica degli Yabanci guarda più ai Fields Of The Nephilim che ai Sisters Of Mercy, e pertanto sonorità potenti ma anche molto atmosferiche, seguendo il solco della tradizione del genere ma al tempo stesso dando ampio sfoggio di personalità. La chitarra di Valerio, intenta a disegnare sconfinati paesaggi dell'anima, costituisce l'ossatura dello Yabanci-sound, un gothic-rock molto "tecnico" dove l'intreccio tra gli strumenti, con il basso pulsante e la batteria precisa e chirurgica, funziona alla perfezione. Il timbro della cantante Laura è un'interessante anomalia, essendo inedito per il filone: una voce alla Siouxsie, molto potente e stilisticamente impeccabile, ma un po' troppo debitrice della madrina del (post) punk inglese, e questo è l'unico “neo" di un riuscito esordio sulla lunga distanza. Se amate il rock gotico suonato bene, gli Yabanci sono un gruppo da non farsi scappare: un esordio di tutto rispetto per una band che, lavorando un pochino sulla "personalità" delle vocals (magari tentando la strada della lingua italiana?), potrebbe crescere ulteriormente. (Lorenzo Pagani 6,5/10)


regosilentaREGO SILENTA - La notte è a suo agio (2013, autoprodotto)
alt-rock

Dalla provincia di Novara, con un Ep alle spalle pubblicato già cinque anni orsono, arriva nel 2013 per i Rego Silenta il momento di dare alle stampe il loro primo lavoro sulla lunga distanza, interamente autoprodotto e diffuso all'aprirsi dell'anno nuovo attraverso tutti i grossi canali informatici. Scelta saggia, dacché la proposta della band piemontese ha tutto per riuscire ad attecchire: buona attenzione alla poetica e ai testi (sempre diversi i punti di vista e le tematiche trattate), impianto sonoro ben radicato nella tradizione alt-rock italiana ma capace di belle sviate verso territori più heavy e nervosi (ottimo lo strumentale in scia Kyuss di “Guardando in terra mentre defecavo”), interpretazioni sentite e variegate da parte del cantante e chitarrista Luca Borin. Senza grosse acrobazie, e con un filo di grasso di troppo, un disco solido e convincente. Notevoli i margini di miglioramento (Vassilios Karagiannis 6,5/10)


julesnotjudeJULES NOT JUDE – The Miracle Foundation (2013, Urtovox)
pop, psych-pop

Disco prodotto dalla scena indipendente italiana di medie aspettative, questo dei Jules Not Jude, bresciani giunti alla seconda uscita. La ricerca della “Perfect Pop Song”, che già citano nel Beatles-iano brano iniziale, si risolve in “The Miracle Foundation” con quella verve un po’ citazionista che li accomuna ai concittadini Annie Hall, dei quali sembrano corollario diretto (l’esecuzione è più giovanile ma la scrittura è la stessa). I Jules Not Jude hanno una vena più power-pop (“Raise The Hood”, “Orphan”), che si declina in generale in un prodotto forse un po’ più appetibile (il tono Yorke-iano di “Loons”). “Martha”, nonostante alcuni passaggi un po’ telefonati (il bridge in minore su tutti), è però un buon pezzo anni Settanta (Lorenzo Righetto 6/10)


exkgbEX KGB – False Hope Corporation (2014, Prosdocimi / Ma.Ra.Cash)
hard-funk, alt-rock

Un bel meltin’ pop quello dei veneti Ex Kgb, trio formato da Mike 3rd (voce e chitarre), Emanuele Cirani (voce, basso stick) e Alberto Stocco (batteria). Dieci composizioni riunite in due tracce, a formare le ipotetiche due facciate di un vecchio vinile. Tutto gira intorno ad una personale rielaborazione di quell’hard funk che fece la fortuna dei Primus e dei primi Red Hot Chili Peppers. La ricetta musicale prevede forme decisamente oblique, con puntate verso il post-punk, la psichedelia ed il noise-rock, attraverso strutture che (pur se snelle) strizzano talvolta l’occhiolino al prog. E’ comunque il groove a restare sempre saldamente al centro del progetto. “False Hope Corporation” è il loro secondo esplosivo lavoro, che segue l’esordio di “I Putin” , ben recensito dalla stampa specializzata. L’artwork è opera di Hurricane Ivan, illustratore italiano dall’inconfondibile tratto, già collaboratore per Frigidaire. Da segnalare la presenza in studio di Ronan Chris Murphy, musicista, produttore ed ingegnere del suono che in passato ha collaborato con molti artisti di fama internazionale, spaziando dai giganti della salsa cubana ai King Crimson di Robert Fripp, passando per Tony Levin e Nels Cline (Claudio Lancia 6,5 /10)


hystericalsublimeHYSTERICAL SUBLIME - Colour Ep (2014, autoprodotto)
songwriter

Progetto con base a Palermo fondato dal cantautore Angelo Di Mino, anche cantante e violoncellista, Hysterical Sublime debutta con l’impeccabile pop di “Colour”. La complessità ballabile della title track, la giostra Smiths-iana con fondali sinfonici di “Gimme”, i refrain reiterati con inquietudine di “Control” e l’aurorale ballata a cappella di “Were”, compongono un competente tutto diverso dalla somma delle parti. La nostra preferenza non va a una canzone piuttosto che un’altra - comunque per niente triviali - ma alla produzione (lo scafato Marco Trentacoste) copiosa e lussuosa, un affresco di archi, elettronica, riverberi, e un mosaico di riferimenti che prende tanto da next big thing recenti (National, Vaccines) quanto da risaputi stilemi provenienti dal britpop (Blur, Coldplay) e dal synth-pop europeo. A fianco di Di Mino ci sono Francesco Incandela (violini), Gianlorenzo Mungiovino (chitarre, synth), Luca La Russa (basso), Simone Sfameli (batteria). Tre clip diretti dal videoartista Luca Trevisani (Michele Saran 6/10)


johansebastianpunkJOHANN SEBASTIAN PUNK – More Lovely And More Temperate (2014, SRI/Audioglobe)
pop-rock

Basteranno una presunzione sconfinata e un paio di endorsement di peso (Enrico Ruggeri e Beatrice Antolini) a sconfiggere il “grigio e sordido provincialismo” (citazione dalla press release) della scena musicale italiana? L’impressione di questa dichiarazione di intenti è in realtà proprio l’opposta, mentre l’ascolto di questo “More Lovely And More Temperate” ha almeno il merito di sganciare un po’ la propria proposta dai riferimenti più comuni alle band nostrane, quelle magari nate proprio nei Novanta o che avrebbero voluto esserlo. Un po’ Bowie (“Jesus Crust Baked”), un po’ Costello (“Yes, I Miss The Ramones”), Johann Sebastian Punk ostenta acerbamente (anche e soprattutto dal punto di vista dell’esecuzione vocale) un istrionismo glam (“Barber’s Shops”) e interpretazioni/arrangiamenti sopra le righe e ben sopra le possibilità dei suoi pezzi (“The Well-shorn Moufflon Paradox”). Pochissime le buone intuizioni (“Rainy Spell” buona tirata frastornatamente psichedelica, che ricorda gli Yuppie Flu), soffocate nel marasma di suggestioni, richiamate con supponenza e capriccio, più che con estro. Del disco rimangono infine solo i proclami, espliciti e impliciti (Lorenzo Righetto 4/10)
Playlist
NUMERO6 – Per Il Rock N Roll Ep (2014, The Prisoner/Urtovox)
FLYING VAGINAS – And That’s Why We Can’t Have Nice Things (2014, MiaCameretta Records)
GEOMETRIC VISION – Dream (2013, Swiss Dark Nights)
SKY OF BIRDS - Rivers Flow Free, Lakes Just Agree (2014, autoprodotto)
YABANCI – Grimorium (2014, Swiss Dark Nights)
REGO SILENTA - La notte è a suo agio (2013, autoprodotto)
JULES NOT JUDE – The Miracle Foundation (2013, Urtovox)
EX KGB – False Hope Corporation (2014, Prosdocimi / Ma.Ra.Cash)
HYSTERICAL SUBLIME - Colour Ep (2014, autoprodotto)
JOHANN SEBASTIAN PUNK – More Lovely And More Temperate (2014, SRI/Audioglobe)
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