Come se la
Pre-Millennium Tension si stesse dissolvendo in una gigantesca camera di decompressione, la transizione verso il Duemila segnò una svolta: alle spinte futuristiche dei
90's subentrò una sensibilità elettronica più sfumata e contemplativa. Club e locali di ogni angolo del globo iniziarono a essere invasi da un'ondata di soffici sonorità
chill-out e
downtempo. Un intrigante ed estatico mixage presentato spesso sotto forma di compilation, alcune delle quali (Café del Mar, Buddha-Bar etc.) finiranno con l'essere identificate come una sorta di degenerazione commerciale del fenomeno, pur risultando sempre d'indubbia piacevolezza all'ascolto. Era una musica capace di passare indifferentemente dai club ai salotti, tenendo insieme gli appassionati di elettronica e quanti semplicemente cercavano un sottofondo elegante e gradevole alle proprie serate.
La Terra di Oz
Volendo individuare un antecedente storico, si potrebbe risalire perfino alla Terra di Oz di fine
anni 80. A quelle serate acid-house (intitolate per l'appunto Land of Oz), in cui alla
console del londinese Heaven c'era il buon
Paul Oakenfold, mentre al piano superiore del club si poteva fruire di uno straordinario spazio di decompressione denominato "White Room", curato da Alex Paterson assieme al suo collega Jimmy Cauty (all'epoca condividevano ancora il progetto Orb) in cui, a un volume più basso del normale, le note dei
Pink Floyd, di
Brian Eno e di
Mike Oldfield confluivano in un intrigante ed estatico mixage. L'ideale per rasserenare in un bagno oblioso mente e corpo e a scaricare l'adrenalina accumulata sui
beat house e techno.
Alla fine degli
anni 90, lo stesso
trip-hop, pur mantenendo la sua tensione originaria, si fece sempre più sfumato, il
downtempo smussò progressivamente gli spigoli del
clubbing, mentre l'eredità della Warp, di nuovi corrieri cosmici come
Boards Of Canada e
Autechre e della sofisticazione rétro degli
Air ridefinì il lessico di una elettronica insieme colta e accessibile, praticamente universale. Fu un in particolare "
Moon Safari" degli Air (1998) a dettare la linea, con il suo lounge-party alieno a base di cocktail retroglamour di effervescenti sonorità sintetiche e melodie
easy listening. Nicolas Godin e Jean-Benoît Dunckel dimostrarono che, proprio alla fine del decennio che l'aveva rinnegato, il pop elettronico era ancora vivo e poteva rigenerarsi in nuove, scintillanti forme sonore.
In quel clima, "Melody A.M." dei
Röyksopp irruppe sulla scena come il degno erede del
Safari Lunare. Uno dei dischi-manifesto di un'epoca in cui l'elettronica si distaccava dal gelo delle macchine per inseguire il calore, la melodia e perfino una forma di intimità pop. Eppure, per provenienza geografica, il duo norvegese era molto lontano dai centri nevralgici della
club culture europea...
Gelo e funk
Tromsø, Norvegia, è una cittadina del Circolo polare artico con non più di 80.000 abitanti. Uno scenario fatto di ghiacci, casette di legno e luci del Nord. "Forse lì ci sentiamo un po' isolati dal resto del mondo - racconterà Svein Berge, che insieme a Torbjorn Brundtland darà vita ai Röyksopp - Solo un paio di ponti ci collega alla terraferma e la città più vicina è a cinque ore di auto. Non possiamo frequentare i club alla moda delle metropoli, così siamo costretti a inventarci qualcosa per vincere la noia". Sotto i ghiacci di Tromsø, infatti, cova da tempo una fertile scena elettronica e pop, che ha avuto i suoi maestri nei sublimi
Bel Canto di Anneli Marian Drecker, Nils Johansen e Geir Jenssen, e negli ancor più sperimentali
Biosphere fondati da quest'ultimo. Svein e Torbjorn, ex-compagni di scuola uniti dalla passione per computer ed elettronica, iniziano a smanettare con i sintetizzatori sin dall'età di 14 anni. Manipolano temi ambient, remixano, pubblicano
demo. Quindi, decidono di formare i Röyksopp (gioco di parole che, secondo i due, sta per "funghi che crescono nei pavimenti e che esplodono se calpestati" ma anche "la nuvola di fumo che segue l'esplosione di una bomba atomica").
Il primo fan del duo è proprio il concittadino Geir Jenssen dei
Biosphere, che li mette in contatto con l'entourage della Apollo (prestigiosa casa discografica di musica ambient) e fa produrre dalla Aedena Cycle il loro "Travellers Dream" (1995). Dopo un paio di prove con l'etichetta norvegese Tellé, il duo viene ingaggiato dalla Wall Of Sound, che pubblica il singolo "Eple". È il perfetto biglietto da visita del loro sound, con il suo magnetismo melodico, il suo
refrain irresistibile e il suo passo sbilenco alla 808 State. Un saggio di chill-out raffinata, in cui tastiere levigate e
sample (il piano rhodes è un campionamento di "You're As Right As Rain" di Bob James) si sposano a una chitarra acustica e a una batteria pesante e rallentata.
"Melody A.M." (2001) esce sull'onda del successo di quel singolo e ne fa germinare tutte le intuizioni. I Röyksopp raccolgono la corona degli Air e la poggiano su una house-ambient morbida e ipnotica, tra gelide brezze elettroniche, melodie rapinose, pulsazioni
downtempo, atmosfere jazzate. Il tutto sorretto da un'anima
funk, seppur trapiantata in un'ambientazione tipicamente nordica. E proprio l'equilibrio tra suoni caldi e freddi è una delle peculiarità del duo. "Le nostre radici sono nell'ambient music - racconterà Berge - Crescendo, abbiamo virato verso suoni house. Più basso e batteria, insomma. A Tromsø fa molto freddo, così abbiamo sentito il bisogno di scaldarci un po' con ritmi afro-americani".
Funk caldo che ribolle sotto la superficie gelida del permafrost, dunque, ma anche una sensibilità melodica che ha in nobili maestri come
Burt Bacharach e
Brian Wilson i suoi numi tutelari. Ecco allora rispuntare addirittura i panni inamidati da
crooner di Bobby Vinton e della sua hit anni 50 "Blue On Blue", campionata nel brano d'apertura "So Easy". Un brano firmato proprio da Bacharach assieme a Hal David e qui ripreso dalla interpretazione degli svedesi Gals and Pals. Quasi una dichiarazione di sfida sin dal titolo: te lo do io l'easy listening! Con quel basso robusto ad accompagnarci in questo surreale viaggio nel tempo e un senso di sospensione lievemente straniante.
Artigianato elettronicoQuel che colpisce in "Melody A.M." è la costruzione finissima, la calibratura degli arrangiamenti. Da veri artigiani del pop, i Röyksopp cesellano i dieci brani in ogni aspetto, dalle sfumature sonore più sottili all'intrico delle melodie, fino alla costruzione e al flusso complessivo. Anche la strumentazione rivela molto del loro metodo. I due privilegiano infatti tastiere e macchine analogiche,
Mellotron, vecchi sintetizzatori (Yamaha CS-80, Korg PS-3100 e MS-20, Roland Juno-106), capaci di generare una grana più calda e manipolabile rispetto alla pulizia asettica di tanta elettronica digitale del periodo. Ma non è un feticismo rétro. Le superfici sonore di "Melody A.M." sono sì avvolgenti e vellutate, ma sempre increspate da intuizioni sonore e sbalzi ritmici che le fanno deragliare dalla
comfort zone dell'easy listening. Ecco perché la loro non è musica da Café del Mar, come qualche indiesnob all'epoca l'aveva frettolosamente etichettata.
Nel frullatore dei Röyksopp c'è posto per le influenze più disparate: "I riferimenti obbligati sono i
Kraftwerk e
Brian Eno, che rappresentano il nostro lato elettronico - spiegano - Ma amiamo molto la disco-music di
Giorgio Moroder, l'uso del sampler degli Art of Noise e le armonie semplici, ma drammatiche al tempo stesso, del primo
Vangelis. Descrivendo la nostra musica, ci piace dire che combina le armonie filmiche, Erik Satie e le melodie di Francis Lai con il calore dell'analogico
anni Settanta, la pomposità degli
Ottanta e la programmazione".
Ambiziosi, sfrontati, i due norvegesi si divertono a citare e manipolare con un'attitudine vintage alla
Moby. Prendiamo quell'ibrido di "Sparks", dove spunta l'ugola trasognata di Anneli Drecker (
Bel Canto) a spargere suggestioni dream-pop su morbidi battiti trip-hop alla Portishead, attenuandone il lato notturno e torbido in favore di una sensualità più rarefatta. Oppure l'ambient mutante di "In Space", che aggiorna la lezione di
Boards Of Canada e della scuola Warp galleggiando tra ricami d'archi e arpe dolenti, mentre un incessante lavoro ritmico ticchetta sullo sfondo.
Con "Poor Leno" entra in scena l'altra
guest star, Erlend Øye, e il disco abbraccia la sua anima più pop: il cantante dei
Kings Of Convenience chiamato a snocciolare un motivo da ninna nanna su pulsazioni dance-house e un
groove in sottile mutazione. E che si sia ormai entrati in pista lo certifica anche la successiva, funkeggiante "A Higher Place", con i suoi synth tirati a lucido e un pungente
loop di chitarra, inframezzati da riverberi vocali in lontananza. È un funk ancor più teso a scandire la "Röyksopp's Night Out", in cui il duo scivola in un'oscurità più fluida e leggermente meno controllata. Uno dei pochi momenti del disco che lasciano intuire quanto i Röyksopp avrebbero anche potuto spingere più a fondo sul versante inquieto e notturno della loro musica.
Ma "Melody A.M." preferisce quasi sempre la misura, il lavoro di cesello, la seduzione discreta. Ecco allora la suadente "Remind Me", ancora con Øye alla voce, ad aggiornare l'estetica
easy listening al tempo dell'acid house, tra ritornelli di tastiera dal candore infantile e una melodia vocale
anni Sessanta, poggiata su sinuose linee di basso (se ne apprezza anche il brioso remix radiofonico a opera del duo elettronico Someone Else, uscito solo come singolo e abbinato a un
videoclip fra i più iconici dell'epoca). Un po' paraculi 'sti Röyksopp? Forse anche sì, ma poi ti piazzano a tradimento la lounge aliena di "She's So", e ti ritrovi catapultato in un avveniristico night-club di "
Blade Runner" (
Vangelis docet) tra malinconici sax jazzati (campionamento di "Love In Space" di Peter Thomas), synth lunari stile
Tangerine Dream, moog e archi languidi alla
Air. È la zampata a sorpresa che prelude all'epilogo di "40 Years Back/Come", mini-suite in due parti attraversata da linee di synth sottili che si intrecciano a ritmi ruvidi prima di dissolversi nel calore di un basso
fretless.
Fuori dal tempo"Melody A.M." è il classico mosaico perfetto in cui ogni tassello è incastrato al posto giusto. Una colonna sonora ideale del passaggio di secolo, vintage nell'immaginario ma modernissima nell'assemblaggio. Anche per questo avrà un impatto notevole, arrivando al numero 1 in Norvegia e vendendo 750mila copie in tutto il mondo, 450mila delle quali nel solo Regno Unito (numero 9 nella Uk Chart), trasformando i
Röyksopp in uno dei nomi chiave dell'elettronica dei primi Duemila.
"Melody A.M." resterà anche il loro disco più radicato in territori ambient-electro. Negli anni seguenti, infatti, i Röyksopp accentueranno progressivamente gli aspetti più pop della loro scrittura, anche attraverso svariate collaborazioni, su tutte quelle con
Karin Dreijer e
Robyn. In questa evoluzione si perderà qualcosa della magica sospensione cosmica e del mistero artico dell'esordio, ma si consoliderà la statura dei
Röyksopp come autori pop in senso pieno.
Riascoltato oggi, "Melody A.M." conserva intatta la sua qualità più misteriosa: appartenere in tutto e per tutto alla sua epoca e restare, al contempo, un classico fuori dal tempo.
(Contributi di Chiara Nicaso)