DOVE ELLIS - Blizzard

2025 (Self released)
folk-rock

Originario dell’Irlanda occidentale, attualmente residente nella leggendaria Manchester, notato dai critici dopo un’esibizione al Windmill di Londra, e infine assoldato dagli americani Geese come opening act della recente tournée a supporto del celebrato album “Getting Killed”, Dove Ellis è la sorpresa discografica di fine anno e il suo primo album “Blizzard” è l’ennesimo progetto targato dicembre che saremo costretti a considerare per le nostre liste dell’anno nuovo.

Seguito di un Ep pubblicato nel 2024, “To The Sandals”, l’esordio del musicista irlandese non è accompagnato da alcun dispaccio d’agenzia, inoltre sembra che Dove Ellis sia refrattario nel lasciare interviste e che abbia già rifiutato contratti discografici proposti da alcune major; il disco, infatti, non è disponibile in formato fisico ed è stato realizzato in casa (con ben otto musicisti a supporto) su un rudimentale registratore a quattro tracce, per poi essere messo a punto da Andrew Sarlo (produttore noto per il suo lavoro con i Big Thief).

Il nome del musicista di Galway è assurto alle cronache tra gli addetti grazie ad alcuni concerti e a un passaparola che ha permesso all’artista di vendere i biglietti del suo più recente concerto londinese nell’arco di un’ora.

Molto rumore per nulla? Questa volta William Shakespeare può dormire sonni tranquilli: “Blizzard” è un disco sorprendente, facile da individuare nelle sue linee guida, eppur disarmante per bellezza e qualità della scrittura.

Croce e delizia, il falsetto di Dove Ellis è il primo elemento tangibile, mentre Thom Yorke, Jeff Buckley, Rufus Wainwright e Bon Iver sono i paragoni più ovvi, (“Heaven Has No Wings”), ma questa volta è percepibile anche il fraseggio di Tim Buckley. Le canzoni dell’irlandese sono graziate non solo da una padronanza vocale impressionante (la straordinaria “Love Is”), ma anche dall’abilità di Ellis nel gestire lo sviluppo delle composizioni alternando fragilità e fragore emotivo, introspezione e rabbia (“Pale Song”).

C’è il rischio che alcuni dei nomi sopracitati possano indurre in errore l’ascoltatore:, “Blizzard” non è una raccolta di canzoni facili, senz’altro amabili ma particolarmente dense, è più corretto parlare di folk, o neo-folk se preferite, ma la musica di Ellis ha il pregio di resistere a qualsiasi lettura, sia essa acustica, rock e perfino pop.

Il biglietto da visita più convincente è senza dubbio “Fearther, Cash”, una ballata noir che si sviluppa su un malinconico passo di valzer che non dispiacerebbe a Tom Waits, anche se il ruolo di traccia centrale del progetto spetta all’iniziale “Little Left Hope”, dove un intreccio di violoncello e sax agita le acque di un brano che ha il piglio folk di Paul Simon e la coralità armonica dei Queen di “Bohemian Rhapsody”.

In un incastro di canzoni dal forte impatto emotivo, Dove Ellis trova spazio per uno scattante folk a metà strada tra i Pogues e la musica klezmer (“Jaunice”) e per un brano uptempo che sfodera cambi armonici in cerca di una struggente epica che sembra sorridere al rock per trasformarsi in un ruvido gospel (la già citata “Heaven Has No Wings”).

“Blizzard” è un insieme di intuizioni atipiche che alla fine sembra quasi ordinario, ma è un debole inganno: il jangle-pop in slow motion in chiave Radiohead di “Pale Song”, il trambusto Irish-folk di “Love Is” e il crescendo blues di “When You Tie Your Hair Up” – proiettato in una jam session che mette in fila Tim e Jeff Buckley (ovvero padre e figlio) – sono sufficienti per archiviare l’album di Ellis come un piccolo gioiello di scrittura (ed evito di parlare dei testi per non dilungarmi, meriterebbero infatti un’analisi a parte).

In verità quando l’anima più folk e riflessiva prende il sopravvento, le qualità del musicista emergono con ancor più forza. Ambizioso, complesso, profondo e professionalmente impeccabile, “Blizzard” dispensa brani folk dall’animo soulfunky (“It’s A Blizzard”), inventa stranianti duetti tra una chitarra acustica e un sax su un sottofondo di synth distorti per una delle più toccanti canzoni d’amore perduto (“To The Sandals”) e fa calare il sipario con una ballata che dietro fragili accordi di fingerpicking nasconde un’anima incendiaria (“Away You Stride”), un’ultima esortazione in cerca di ascolto, un doloroso coming out emotivo che lacera il cuore con una forza e un’onesta artistica il cui risuono ci accompagnerà per tutto l’anno a venire.

02/01/2026

Tracklist

  1. 1. Little Left Hope
  2. 2. Pale Song
  3. 3. Love Is
  4. 4. When You Tie Your Hair Up
  5. 5. Jaundice
  6. 6. Heaven Has No Wings
  7. 7. It Is A Blizzard
  8. 8. Feathers, Cash
  9. 9. Away You Stride
  10. 10. To The Sandals

DOVE ELLIS sul web