Welcome to the Orange Era!
È questo il colore che contraddistingue il dodicesimo album (sedicesimo considerando le
Taylor's Versions) di
Taylor Swift, scelta cromatica anticipata da alcuni abiti di scena indossati dalla cantautrice americana durante l'
Eras Tour, elemento che non sfuggì ai fan più attenti, subito pronti a esprimere congetture che ora trovano puntuale conferma. Un colore rilassante, quello del tramonto, degli spritz, perfetto per riflettere il periodo felice che la Swift sta attraversando, ricco non soltanto di soddisfazioni professionali ed economiche, ma anche personali, con una relazione sentimentale finalmente stabile, quella con il campione di football americano Travis Kelce, che condurrà la coppia la prossima estate al già annunciato matrimonio.
"The Life Of A Showgirl" è stato composto e registrato durante le pause della
leg europea dell'Eras Tour, durante l'estate del 2024, quando - pur se provata da un lunghissimo e sfiancante tour - Taylor già progettava lo step artistico successivo: con tutte le giovanissime nuove
starlet che ci sono in giro, minimizzare il tempo di assenza evita che lo
scrolling quotidiano possa lasciarti indietro. Per velocizzare le operazioni si è affidata alla collaudata coppia Max Martin-Shellback, co-produttori e co-autori dell'intero album insieme alla Swift, due
producer svedesi di grande fama che già avevano posto la propria firma in calce ai
blockbuster "
1989" e "
Reputation", i due lavori che spostarono il baricentro stilistico di Taylor dal
country e dal
soft-rock degli esordi verso quella forma di electropop che l'ha resa un'icona irraggiungibile.
Si tratta quindi di composizioni che riflettono la vita "lontano da casa", che intendono indagare il mondo - fisico e interiore - che si cela dietro le quinte di una "showgirl", intesa come qualsiasi donna di spettacolo di un certo successo. Cosa succede alla
star di turno dopo la fine dello spettacolo, quando le luci si spengono e il pubblico abbandona la sala, quando l'artista si cambia, si strucca, rientra in una spersonalizzante (seppur costosissima) stanza d'hotel, restando da sola con sé stessa e i propri pensieri. Da questa rapida descrizione risulta chiaro come il risultato finale non possa certo essere quel disco scintillante e iper-ballabile che la campagna promozionale pre-pubblicazione voleva lasciar intendere. Non è il "
Confessions On A Dancefloor" di Taylor Swift, né tanto meno una riedizione del
sound degli
Abba, piuttosto una raccolta di canzoni che solo in parte incitano a scendere in pista, che non possiedono alcun grido liberatorio, semmai la consueta introspezione da diario personale alla quale Taylor ha ormai abituato il mondo intero.
Nulla che non funzioni eh, parliamo di un disco pop formalmente perfetto, nel quale Swift, dopo quattro album che non contenevano alcuna potenziale hit ammazza classifiche (giusto "Anti-Hero", su "
Midnights", poteva aspirare a un ruolo simile) ne estrae dal cilindro almeno due o tre, a cominciare da "Opalite", che si inchioda immediatamente in testa, con un ritornello killer disteso su una base figlia dei
Daft Punk, pronta a giocarsi contro chiunque lo scettro di migliore
pop song del 2025, e quando nel
bridge ti aspetteresti un assolo di chitarra, trovi solo i vocalizzi di Taylor, intenta a riempire di sé ogni spazio possibile.
Non meno infettive risultano "CANCELLED!", lo spunto che più si avvicina a quello che potremmo definire soft-rock (in scia finiscono anche "Actually Romantic" e "Ruin The Friendship", ci piace quando il basso pulsa e si sentono le chitarre) e alcuni ingegnosi passaggi che arricchiscono "Wi$h Li$t", riuscita evoluzione di "Glitch" (la trovate nella
versione ultra-notturna di "Midnights").
Ma il brano scelto come primo singolo, accettato a braccia aperte dai fan come il nuovo
instant classic swiftiano, è "The Fate Of Ophelia", con i riferimenti
shakespeariani (non una novità, ricordate "Love Story"?) tratteggiati lungo il testo e la partenza affidata a una rullata di batteria che ricorda l'
incipit di "
Dreams" dei
Fleetwood Mac, scelta leggibile come il personale omaggio a
Stevie Nicks, vagamente imitata nell'impostazione vocale, la prima "showgirl" che si ritrova a sfilare lungo questo tappeto color arancio. La seconda è Elizabeth Taylor, leggendaria star di Hollywood con in curriculum film indimenticabili, vacanze a Portofino (il sindaco ringrazia per la citazione e ricambia con un invito ufficiale), sette mariti e otto matrimoni, titolare del brano nel quale iniziano a emergere i propulsivi
beat che ricordano (non a caso, vista la scelta dei co-produttori) i tempi di "
Reputation".
Si balla anche con il
funkettino vagamente
seventies di "Wood" (qualcuno ha detto
Jackson 5?) e, rallentando la battuta, con l'insipida "Honey", sbiadita parente di alcuni passaggi di "
Folklore" e "
Midnights".
Numerosi - dicevamo - i momenti riflessivi, a iniziare dalle nuove invettive lanciate contro il nemico storico Scott Barchetta in "Father Figure" (vicina al
mood di "
The Tortured Poets Department", con tanto di interpolazione con l'omonima canzone di
George Michael, indicato fra gli autori, la George Michael Foundation ringrazia) e dalla successiva "Eldest Sister", soffice
ballad acustica giocata fra pianoforte e chitarra, che va a occupare nella
tracklist la strategica posizione numero 5, quella che per i fan riveste sempre un particolare significato.
Impossibile evitare di fare cenno al chiacchierato
dissing con
Charli XCX. La popstar inglese nel celebrato "
BRAT" aveva dedicato versi di fuoco a Taylor in "Sympathy Is A Knife", affermando di non gradire la sua presenza nel
backstage della band del suo ragazzo, che nel frattempo è diventato suo marito, George Daniel, batterista dei
1975, mentre la Swift aveva una relazione con il cantante Matthew Healy. Charli XCX addirittura incrociava le dita affinchè la Swift e Healy si lasciassero presto, cosa poi puntualmente accaduta. In "Actually Romantic" Taylor le risponde con la frase "Ti ho sentita chiamarmi Barbie noiosa/ quando la cocaina ti ha reso coraggiosa". A giudicare da come Taylor ballava durante l'esibizione di Charli agli ultimi
Grammy Awards, non sembra però di poter rintracciare motivi di particolare preoccupazione, pare più un
dissing studiato a tavolino.
Un'altra popstar protagonista nelle classifiche degli ultimi mesi,
Sabrina Carpenter, funge invece da
sparring partner nel cadenzato episodio conclusivo, che riassume alcuni temi trattati nell'album. Un'occasione mezza persa: tutti si aspettavano fuochi d'artificio da due regine delle
chart, invece ne esce la consueta Swift offusca-chiunque, come avvenne in occasione del duetto con
Lana Del Rey, "Snow On The Beach", persino riregistrato a causa delle proteste dei fan di Lana.
Consumato l'epilogo fra gli applausi catturati in occasione dell'ultima data dell'Eras Tour, appare evidente come "The Life Of A Showgirl" sarà tanto amato dai fan quanto giudicato superfluo e banale dai detrattori, pronti a trovare mille motivi per criticarlo: dal mezzo plagio dei
Pixies contenuto nella sequenza di accordi sui quali è costruita "Actually Romantic" all'elenco di oggetti da ricconi ai quali la protagonista rinuncerebbe in favore di una vita serena, con un paio di figli e il vialetto di casa con il canestro per giocare a basket (il sogno della
middle-class espresso in "Wi$h Li$t", ma è facile sostenerlo quando hai due miliardi di dollari in banca..), dai versi fin troppo adolescenziali di "Ruin The Friendship" a quelli troppo volgari di "Wood".
A mancare questa volta è il particolare lirismo di Taylor: la sua "narrazione da diario privato" risulta stemperata dal periodo idilliaco che sta vivendo, come se (pare proprio un dato di fatto) un'artista riesca a dare il meglio di sé soltanto nei momenti più complicati della propria esistenza. Troppa felicità per poter concepire un "capolavoro"? Più che altro "The Life Of A Showgirl" appare come il disco di cui oggi non avevamo bisogno da Taylor Swift, un repentino ritorno al passato proprio quando era riuscita a sdoganarsi presso il pubblico
indie. In molti avrebbero preferito constatare un certo gusto per l'esplorazione, per l'opzione inattesa e spiazzante, e invece la superstar dei record si rifugia in una
comfort zone proprio quando non ne aveva più la necessità.
I risultati non mancheranno, sin troppo facile prevedere che sarà l'album più venduto dell'anno, ma probabilmente
Taylor Swift ha raggiunto l'apice del proprio percorso fra il 2020 e il 2024, diciamo fra la pubblicazione di "
Folklore" e la fine dell'Eras Tour. Sarà difficilissimo per chiunque - anche per lei stessa - riuscire a replicare tutto quello che ha saputo fare nello spazio di quei cinque anni, anche se da ora in poi potrebbe tranquillamente non incidere più nulla e pianificare un tour perpetuo di concerti intorno al mondo, consolidando un successo senza ostacoli che oggi - a prescindere dalla riuscita di qualsiasi nuovo album - appare sempre più inarrestabile e fuori dalla portata di qualsiasi potenziale
competitor.