I Lebanon Hanover sono un fenomeno generazionale esploso grazie al successo di “Gallowdance” (singolo da cappio al collo con oltre quaranta milioni di visualizzazioni) e di una serie di slogan di facile presa (sadness is rebellion è uno di questi).
Provate a chiedere a un giovane dark chi siano William Maybelline e Larissa Iceglass: la risposta non tarderà ad arrivare, anche perché nella playlist di un ventenne è più facile trovare un pezzo dei Lebanon Hanover che un brano dei Bauhaus, dei Siekiera o dei Modern Eon. Nulla di male, sia chiaro, ma quanto valgono effettivamente questi due musicisti?
C’è da dire che “Why Not Just Be Solo” (2012) resta un buon lavoro darkwave dai forti connotati minimal, un album poi seguito da una serie di uscite non sempre brillanti, al di là di qualche ottimo pezzo piazzato qua e là (da “Kiss Me Until My Lips Fall Off” a “The Last Thing”). Adesso invece, a cinque anni di distanza dai sentori apocalittici del discreto ma non imprescindibile “Sci-Fi Sky” (2020), i Lebanon Hanover tornano con la loro proposta per certi versi più ostica e sperimentale. Un disco borderline costituito da otto tracce i cui testi prendono ispirazione dagli oscuri labirinti delle malattie mentali.
Ancora una volta, l’esperienza parallela di William Maybelline con il progetto Qual rimane giustamente sullo sfondo: la possiamo assaporare nelle atmosfere liquide di “My Love” oppure nella ragnatela sintetica “Waiting List”, considerando che l’approccio elettronico presente in “Asylum Lullabies” è di ben altra sostanza.
“Pagan Ways” vira infatti sul rumorismo post-industriale, così come il tribalismo delirante delle stranianti “Torture Rack” e “I’m Doing This For You” (una sorta di litania per la fine dei tempi). Il risultato, seppur originale, non convince al cento per cento. Sensazioni (a tratti incompiute) che ritornano anche quando il duo imbocca la strada acustica di “Frosty Life” o quella marziale della nerissima “Parrots”. Molto meglio il puro incedere darkwave di “Sleep”, un freddo tappeto che si riavvolge fino a stritolare l’anima in un gelido abbraccio.
Può bastare? Non proprio, anche se questo come back va comunque decodificato con la giusta pazienza. Dopotutto, si tratta di un lavoro per certi versi coraggioso, uno specchio frammentato in mille pezzi come la psiche di un malato di mente forse destinato a non guarire mai.
21/07/2025