Rock in Onda

Classifica dark di OndaRock

I migliori dischi darkwave - Ascolta

di Claudio Fabretti

Le classifiche dark e gothic di OndaRock al centro della nuova puntata di Rock in Onda, il programma condotto da Claudio Fabretti tutti i mercoledì dalle 12 alle 14 sulle web-frequenze di Radio Città Aperta (www.radiocittaperta.it).
Seguendo la lista confezionata dalla redazione di OndaRock, ripercorriamo la storia della musica dark, attraverso pionieri storici (Joy Division, Cure, Siouxsie and the Banshees, Cocteau Twins, Dead Can Dance, Bauhaus, Killing Joke, Public Image Ltd., Sisters of Mercy) e nuovi esponenti del cosiddetto movimento "neogotico" (Black Tape For A Blue Girl, Lycia, Aurora, Have A Nice Life, Sopor Aeternus, Anna Von Hausswolff, Chelsea Wolfe).

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Classifica dark-gothic di OndaRock

La musica dark, che, in realtà, nella natia Inghilterra, prende il ben più suggestivo nome (dal punto di vista letterario) di musica gothic, è uno dei filoni più floridi dell'intera scena new wave inglese: attraverso la catarsi del punk anch'esso recupera, metabolizza e rielabora alcuni linguaggi musicali del passato. I padri putativi del dark si possono rintracciare nell'hard venato di paesaggi spettrali dei primi Black Sabbath di Tony Iommi e Ozzy Osbourne, nella psichedelia ombrosa e spaziale di "A Saucerful Of Secrets" dei Pink Floyd di Roger Waters, nel progressive cupo e macabro dei Van Der Graaf Generator di Peter Hammill, nella disperata malattia sonora e lirica dei Velvet Underground di Lou Reed e John Cale, nelle tetre litanie della sepolcrale Nico e, infine, nel David Bowie tenebroso della cosiddetta "trilogia berlinese". Musicalmente, siamo in presenza di suoni cupi, ossessivi, tetri, mentre, dal punto di vista lirico, l'indice viene puntato verso atmosfere lugubri o, comunque, opprimenti, malinconiche, tristi: in una parola, la cifra stilistica del dark è un romanticismo sì minimale e oscuro, ma quanto mai ricco di tensione emotiva.
Alla fine degli anni 70, mentre gruppi come i Clash e i Jam ribadiscono, nei testi e negli atteggiamenti, il loro impegno sociale e politico, altri gruppi e altri autori scelgono volontariamente un totale ripiegamento su se stessi e sul loro mondo in miniatura, dando sfogo a liriche e a suoni minimali, ora malinconici, ora disperati, ma completamente impregnati di un romanticismo che rimette in primo piano la sensibilità sofferente dell'uomo contemporaneo, non più padrone del mondo, ma sfasato rispetto a se stesso e agli altri. Simbolo di questa visione della vita e progenitore-catalizzatore di tutte le caratteristiche del "mood" dark che abbiamo evidenziato fino ad ora è sicuramente Ian Curtis, leader degli indimenticabili Joy Division, morto suicida a soli 23 anni. Gli unici due album incisi dalla band, "Unknown Pleasures" ('79) e "Closer" (80), sono, musicalmente e liricamente, un viaggio senza ritorno negli abissi dell'incomunicabilità e della solitudine interiore, un precipitare freddo e insensato in una sorta di "cupio dissolvi". (...)

Una musica lenta ed evocativa, accanto a un feroce e scabroso tormento esistenziale, segnerà invece il trionfo artistico della cosiddetta "trilogia dark" di Robert Smith e dei suoi Cure, i quali, dopo un esordio di interessante commistione tra pop e punk, "Three Imaginary Boys" ('79), sprofondano per tre anni in un buio lacerante. Il mondo si è trasformato in una landa desolata e incomprensibile, dove la natura fredda si aggroviglia a sentimenti sempre più scarnificati e la via d'uscita non solo non c'è, ma non c'è mai stata: è "A Forest", vero capolavoro di una vita e brano guida di "Seventeen Seconds" ('80), primo album della trilogia. Qui e in "Faith" ('81) la chitarra si contorce in riff taglienti e gelidamente morbosi, le tastiere, più che ricamare in primo piano come nel progressive e nel glam, tessono un sotterraneo ordito di continua tensione, il drumming è ossessivamente metronomico e il basso si trasforma, da strumento essenzialmente ritmico, in supporto melodico di malinconica efficacia, mentre i testi ora sussurrano ora gridano la coscienza timorosamente consapevole di un'esistenza sospesa in un mondo assurdo e senza significato. Tutte queste caratteristiche vengono sublimate all'ennesima potenza nell'ultimo album della trilogia, "Pornography" ('82), vero capolavoro del dark "all times" e disco capace di esprimere una sincera poetica rock, sganciata dalla più o meno pedissequa imitazione di modelli altrui.
"Sorella" dark di Robert Smith è Susan Dallion (in arte Siouxsie Sioux), carismatica e attraente leader dei Siouxsie and the Banshees. Il gruppo, che avrà a più riprese tra le sue fila proprio Robert Smith alla chitarra e alla composizione attraversa la new wave inglese seguendo un suo percorso coerente e lucido che lo porterà dal punk meno immediato e più sofisticato a una brillante e mai banale psichedelia, il tutto retto dalla potente e oscura voce di Siouxsie, capace di far precipitare l'ascoltatore nelle più cupe profondità del suono dark: a tal proposito segnaliamo i primi cinque album, "The Scream" ('78), "Join hands" ('79), "Kaleidoscope" ('80), "Ju-Ju" ('81), esemplare compendio dell'arte dei Banshees , e "A Kiss In The Dreamhouse" ('82).

Iniziale deferenza alle sonorità strumentali e vocali di Siouxsie Sioux è presente nei magici Cocteau Twins, band capofila del cosiddetto dream-pop. Ricordiamo gli album "Garlands" (82) e "Head Over Heels" (83) e i delicati Ep "Lullabies" (82), "Peppermint Pig" (83) e "Sunburst And Snowblind" (83), nei quali sono anche presenti soffuse ma elaborate orchestrazioni elettroniche. Successivamente la band di Elizabeth Fraser saprà trovare una sua originalità compositiva che la allontanerà dal gothic e, più in generale, dalla new wave, ma che sarà in grado di mettere nel giusto risalto le potenzialità vocali della cantante. L'onirico, spettrale "Treasure" (1984) resterà il vertice assoluto di questa band e di questo genere musicale, nonche' uno dei dischi piu' suggestivi della storia del rock. Simili per impostazione sono i Dead Can Dance, band australiana ma che incide per un'etichetta inglese: atmosfere gotiche e sepolcrali, utilizzo sapientemente dosato di strumentazione acustica ed elettronica, il tutto accanto a un delicato cantato che a volte si erge a picchi da brivido della vocalist Lisa Gerrard, sono le prerogative del loro esordio - l'Ep "The Garden Of The Arcane Delights" ('83) - del primo, omonimo, album (84) e del secondo, "Spleen And Ideal" ('85), che, già nel titolo, coniuga alla perfezione le istanze dark con quelle più sensibilmente romantico-decadenti. Già a partire da "The Serpent's Egg" (1988) la band australiana introdurrà i primi elementi di un sound etnico e ancestrale, che diventerà il suo marchio di fabbrica. Progetto del tutto particolare è This Mortal Coil (supergruppo di cui fanno parte, tra gli altri, componenti dei Cocteau Twins e dei Dead Can Dance), emanazione della 4AD, etichetta, appunto, delle sopracitate band e titolare di un delicatissimo primo album, "It'll End In Tears" (84), in bilico tra sperimentazione e atmosfere gotiche eteree e malinconiche.

Contemporanee ai Joy Division e ai Cure sono le prime esperienze discografiche dei Bauhaus e dei Killing Joke, altri due gruppi cardine per la definizione del suono gothic e non solo. Entrambi sommano, alle istanze glacialmente melodiche delle band che abbiamo citato in precedenza, un background fondamentalmente punk nell'approccio, un sottile gusto per certo hard intellettualistico e per certo rumorismo chitarristico ed elettronico, accanto alle inquietanti voci, rispettivamente, di Peter Murphy e di Jaz Coleman.
Dei Bauhaus (la cui caratura tecnica e l'eclettismo stilistico li porta a fondere in un "unicum" tutto le splendide peculiarità dark del loro suono) ricordiamo il tenebroso singolo "Bela Lugosi's Dead" del 1979 (chiari i riferimenti alla letteratura gotica inglese, con basso e chitarra a tracciare lividi percorsi sonici) e gli album "In The Flat Field" del 1980 (impressionante per l'impatto devastante e per la compattezza sonora), "Mask" del 1981 e il malinconico "The Sky's Gone Out" ('82); dei Killing Joke il primo, seminale, omonimo album del 1980 (apripista per una infinità di suoni che verranno, specie sul versante industrial).

La commistione tra sonorità ora oscure, ora rumoristiche, ora addirittura psichedeliche trova la sua più completa realizzazione nel progetto Public Image Ltd., creatura di Johnny Lydon (Rotten, ai tempi in cui era frontman dei Sex Pistols). Al, tutto sommato, semplificante approccio al rock dei Pistols, i P.I.L. contrappongono una complessità sonora, frutto della contemporanea assimilazione e rielaborazione su basi più consce del messaggio punk, che di fatto li rende l'ideale "prova provata" dell'intrinseco legame che unisce indissolubilmente, in una sorta di evoluzione darwiniana, il sound e il "mood" del punk con le più elaborate atmosfere new wave. Di questa band sono imprescindibili i primi, solidissimi, tre album, dal suono ossessivo e claustrofobico: "First Issue" ('78), "Metal Box - Second Edition" ('79) e "The Flowers Of Romance" ('81).

In ultimo citiamo i Theatre of Hate, i Sisters of Mercy, i Cult e i Mission, i cui rispettivi album d'esordio - "Westworld" (82), "First And Last And Always" (85), "Dreamtime" (84) e "God's Own Medicine" (86) - presentano un approccio gothic maturo e affascinante, ma, in certi momenti (specie per quanto concerne Cult e Mission) eccessivamente epico, in una sorta di "retoricizzazione" del suono dark. I Sisters Of Mercy saranno anche autori di uno degli "inni" del movimento gotico, quella "Temple Of Love" che a distanza di anni mantiene ancora intatto il suo lugubre fascino.

Le intuizioni del movimento dark-gothic britannico saranno riprese oltreoceano dai californiani Christian Death di Rozz Williams (memorabili "Only Theatre Of Pain" del 1982 e "Catastrophe Ballet" del 1984), oltre che da mostri sacri della scena industrial e hardcore, come Nine Inch Nails, Ministry e Swans (autori quest'ultimi di un disco, "Children Of God", che può essere considerato il capolavoro assoluto della musica dark d'oltre Oceano).

In Italia, invece, i gruppi wave più oscuri, almeno nella prima fase della loro attività, saranno i fiorentini Litfiba ("Desaparecido") e Diaframma ("Siberia"), così come in Spagna gli Heroes del Silencio, formazione di Saragozza che otterrà una certa fama internazionale con il suo "Senderos de Traicion").

Una scena, quella dark/gothic, che dopo il decennio d'oro degli 80's è uscita dai radar dell'informazione, ma non è mai finita, anzi: si è rigenerata grazie a nuovi filoni, dal gotico neoclassico dei Black Tape For A Blue Girl e della scuderia Projekt (Attrition, Lycia, Unto Ashes) alle varianti eteree e medievaleggianti di derivazione Dead Can Dance (Aurora, Arcana, Love Is Colder Than Death), fino alla new new(dark)wave di Interpol, Organ e I Love You But I've Chosen Darkness, al baratro rock nero pece di Have A Nice Life e Soft Moon e alle evoluzioni oscure di creature misteriose, come Sopor Aeternus e Zola Jesus, e muse dark affascinanti come Anna Von Hausswolff, Andrea Schroeder e Chelsea Wolfe.

(estratti da "Storia della new wave" di Alino Stea e Claudio Fabretti)


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Playlist
Scaletta del programma
  
 
1. Cramps - I Was A Teenage Werewolf
2. Litfiba – Guerra
3. Amon Duul II – Kanaan
4. Chelsea Wolfe – Iron Moon
5. Have A Nice Life - Bloodhail
6. Siekiera – Nowa Aleksandria
7. Diaframma – Siberia
8. Cocteau Twins – Wax And Vane
9. Anna Von Hausswolff – The Mysterious Vanishing Of Elektra
10. Héroes del Silencio – Entre Dos Tierras
11. Buck-Tick - Reborn
12. Public Image Ltd. – Swan Lake
13. Killing Joke – Requiem
14. Depeche Mode – Stripped
15. Virgin Prunes - Decline And Fall
16. Sound – I Can’t Escape Myself
17. Siouxsie & The Banshees – Arabian Knights
18. Christian Death - Romeo's Distress
19. Lycia - Drifting
20. Dead Can Dance - Avatar
21. The Cure – One Hundred Years
22. Swans – Real Love
23. Nico - All That Is My Own
24. Sisters Of Mercy - Marian
25. Black Tape For A Blue Girl - Redefine Pure Faith
26. Joy Division – Twenty Four Hours
27. Bauhaus– Double Dare


Bonus track

28. Aurora – Floating Dolphins
29. Sopor Aeternus & The Ensemble Of Shadows – Beautiful
30. Andrea Schroeder – Burden

Base strumentale: Lycia - Baltica


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