“Sky Is The Limit” (2022), firmato da Tommy Toxxic e Joe Scacchi, non ha saputo mantenere lo stile unico de “La danza delle streghe” (2020), forse anche per la sua natura di album a quattro mani. Con “Pinocchio”, invece, Tommy Toxxic punta tutto sull’impatto delle produzioni glitchy e ipercinetiche di Nikeninja, preferendo al malinconico intimismo dell’album precedente un più sfrontato assalto di rime in forma abbastanza libera: più che contenuti e narrazioni, qui il rapper romano sfoggia tecnica e citazioni di pop culture a raffica, con uno spiccato gusto per il gioco di parole e le punchline (“Brucio la città ridendo come Joker”; “Hai fatto il cash come Renato/ Zero“; “Vengo dallo spazio perché odio voi terrestri”).
Ascoltare i diciotto brani in scaletta, di cui diciassette sotto i tre minuti, può disorientare, vista la densità di momenti come “444”, “Pokémon” e “Crazy Shit”, affollati di voci riverberate e filtrate, versi in inglese e in slang, suoni distorti e spruzzi di rumore bianco, pitch-shift selvaggio e beat instabili.
Si fa spazio, oltre al mondo androide degli Autechre, anche l’hyper-pop frenetico e crossover di 100 gecs (in “Rockstar”, quasi un tributo), ma con un pizzico della stravaganza sgangherata di Pop X (la cassa dritta di “Okay”; nel Lazza synth-wave di “Mula”).
Più raramente, si rallenta: in “Jupiter” e “Gemma di cristallo” una produzione futuristica si accoppia a linee vocali melodiche, trasportando la trap in una cornice vaporwave; “Ho uno spasmo” e “Rage punk” spingono verso intensità estreme, tra l’ultimo Slowthai e gli incubi dei Clipping, con versi come:
Tu non puoi venire al party
Ti taglio in sedici parti
Dopo ti butto nel water
Rime protette da laser
Filo spinato di un lager
L’ultimo colpo è fatale
Anche se non faccio karate
L’album funziona meglio come flusso sonoro ininterrotto, un tipo di ascolto che fa passare in secondo piano i momenti meno creativi e più confusi per restituire un rocambolesco susseguirsi di idee alternative al sound pop-trap dominante.
Sorprendentemente, Tommy Toxxic e Nikeninja trovano questa loro dimensione creativa senza guardare al passato, che sia quello remoto degli anni Novanta hardcore-hip-hop o quello più recente, ma scartando in numerose altre direzioni e inerpicandosi in territori inesplorati che non includono semplificazioni pop. Più che un punto d’arrivo, “Pinocchio” indica un punto di partenza dal quale, auspicabilmente, potersi muovere in modo meno dispersivo in futuro.
29/06/2023