L’odierna, variegata e fiorente scena di South London non smette mai di sfornare piccole e grandi novità. Questo giro di valzer è toccato ai Moreish Idols, quintetto con due soli Ep all’attivo: “Float”, che risale allo scorso anno, e l’attuale “Lock Eyes And Collide”. Incontratisi ai tempi dell’università, Jude Lilley (voce e chitarra), Tom Wilson Kellett (chitarra), Caspar Swindells (basso), Sol Lamey (batteria) e Dylan Humphreys (sassofono) hanno iniziato a jammare insieme quasi per caso, a seguito di un incontro avvenuto a una festa, viaggiando tra rock psichedelico e ispirazioni di stampo shoegaze. Soddisfatti del pastiche ottenuto e vista la buona chimica che si era venuta a creare tra i componenti, i cinque hanno scelto di continuare a suonare insieme, perfezionando le loro modalità di lavoro corali. Se il debutto aveva fatto leva sulla quota sperimentale, legata a suggestioni della scena di Canterbury e guizzi art-punk e post-punk, il nuovo breve capitolo spinge su derive slacker di pavementiana memoria, cercando di smarcarsi da eventuali etichette predefinite traccia dopo traccia.
A dare il benvenuto alle influenze tra indie-rock e slacker-rock è “Nocturnal Creatures”, che si divide tra un dinamismo riconducibile ai giovanissimi The Lounge Society e arie placide dalle peculiarità jangle-pop à-la Rolling Blackouts Coastal Fever, fra le cui trame si insinuano vaghe ombre pseudo-crimsoniane di sax e batteria nella seconda parte. Il sassofono impone il suo ruolo da protagonista in “Between These Ears”, prima nella sottile e mutevole intro che prende le mosse da un prog cupo, scivolando verso un mix tra indie-rock e post-punk, e in seconda battuta nella caotica e improvvisa esplosione finale.
Torna su un sentiero sperimentale “Green Light”, alle cui atmosfere jazzate rette dai ritmi serrati di batteria, in zona Hatfield And The North, si associano sfoghi art-punk in chiusura. Viaggia spedita lungo i binari di basso e chitarra la frenetica “Chum”, pezzo che riassume il ventaglio di stili sciorinato nei brani precedenti del gruppo, e in cui si fa notare maggiormente la firma del produttore Dan Carey. Nelle ritmiche introduttive si ritrovano infatti dettagli frammentari della “Generation Game” dei Lounge Society, e di conseguenza della “Boys In The Better Land” dei Fontaines D.C., come se il producer londinese proponesse negli esordi a propria cura una traccia chiave, costruita intorno a una formula adattata allo stile del gruppo.
È ancora presto per tirare le somme definitive sui Moreish Idols e capire se avranno effettivamente qualcosa di concreto e originale da offrire in termini di sonorità, ma sia “Float” sia “Lock Eyes And Collide” offrono un interessante assaggio non privo di validi colpi di scena, ponendo l’accento sulla versatilità a cui si presta il progetto. A livello di testi è già possibile intuire dove potrebbe andare a parare il quintetto, improntato verso semplici argomenti di attualità che passano attraverso un linguaggio ricercato e non scontato. Nel complesso, ciò che è stato proposto fino a questo momento promette abbastanza bene.
03/05/2023