10/06/2022

Off Tune Festival 2022

Officina Giovani, Prato


di Maria Teresa Soldani
Off Tune Festival 2022

Si è chiusa la prima edizione dell’Off Tune Festival che ha visto alternarsi, per quattro giorni sui due palchi di Officina Giovani a Prato, un calendario di stelle italiane e internazionali di area indie-rock, dal cantautoriale allo sperimentale. La resa sonora dello spazio ci è sembrata ottima in una location ben attrezzato per la convivialità, che offriva anche un programma di concerti gratuiti per la cittadinanza all’interno degli Ex-Macelli.
Come OndaRock abbiamo preso parte alla giornata del 10 giugno che ha offerto diverse gradazioni e sfumature della ricerca contemporanea nel contesto anglosassone tra acclamate rivelazioni dell’anno (King Hannah), mostri sacri (Thurston Moore Group) e scommesse avanguardiste (Horse Lords).

 

Il sound deciso, pastoso e vibrante dei King Hannah avvolge il palco principale. Il duo di Liverpool presenta i brani dell'esordio “I'm Not Sorry, I Was Just Being Me” (City Slang, 2022) – album molto apprezzato dalla redazione di OndaRock – che dal vivo assumono una forma robusta ed elettrica, meno folk e più psych-rock, con echi trip-hop e post-rock, forma che viene subito definita dall’incipit del disco e del concerto con “A Well-Made Woman”. Hannah Merrick, con la sua voce da crooner eterea, conduce in maniera ferma l’ensemble in un concerto che conquista la platea, con un fascino cinematografico e musicale che rimanda a Elina Löwensohn e a Beth Gibbons. I brani acquisiscono un corpo maggiore nella tessitura dal vivo venendo anche dilatati, allungando così il tempo di coinvolgimento e di piacere. Spuntano anche un paio di chicche, la cover di “State Trooper” di Bruce Springsteen e “Crème brûlée” dall’Ep “Tell Me Your Mind And I’ll Tell You Mine” (City Slang, 2020).

Thurston Moore arriva in solitaria sul palco con una proverbiale camicia da cattivo ragazzo del college, sprigionando subito una sequenza noise-rock tipica dei mirabolanti sperimentalismi di “Spirit Counsel” (Ecstatic Peace!, 2019). Viene poi raggiunto dal resto della band, che prende il suo nome, con Debbie Googe (My Bloody Valentine) alla chitarra baritona, James Sedwards (Nought, This Is Not This Heat) alla chitarra elettrica e l’ex-compagno di avventure Steve Shelley (Sonic Youth) alla batteria. Sono infatti le pennate di Moore insieme ai groove nervosi di Shelley a portarci immediatamente indietro nel tempo, ai gloriosi concerti della band newyorkese. Difficile anche avere altro da aggiungere rispetto al fatto di trovarsi di fronte a uno dei monumenti viventi della chitarra (elettrica) moderna, in un live che è un’ulteriore conferma di un dàimon per la creazione artistica che brucia nelle mani dell’ex-Sonic Youth il quale, muovendosi tra grazia e deflagrazione, si accosta più volte a un suo mito, Neil Young (soprattutto con i Crazy Horse).

 

Gli Horse Lords si confermano dal vivo una delle band più intriganti del panorama underground. Il loro stile cinetico basato su frenetiche ripetizioni li colloca in un territorio dal corpo ritmico math-rock e dalla testa armonica post-minimalista. Presentano, a due anni dall’uscita di “The Common Task” (Northern Spy, 2020), una sorta di versione kraut per organico rock della musica continua di Lubomyr Melnyk. Un live trascinante e godibile che brano dopo brano ci conduce in una spirale emotiva che sprigiona, grazie anche alla performance del sassofonista, un’energia che i dischi trattengono solo in parte. In una giornata che ospitava due nomi così attesi come Thurston Moore e King Hannah, i ragazzi di Baltimore si sono rivelati una bellissima sorpresa.

Setlist
King Hannah:

A Well-Made Woman
State Trooper (cover Bruce Springsteen)
Foolius Caesar
Go-Kart Kid (Hell No!)
I’m Not Sorry, I Was Just Being Me
The Moods That I Get In
Crème brûlée
It’s Me and You, Kid

Thurston Moore Group:

Locomotives
Siren
Hashish
Cantaloupe
Temptation Inside Your Heart (cover Velvet Underground)
Speak To The Wild