10/11/2023

Do Nothing

Covo Club, Bologna


È di nuovo tempo di gradevoli debutti al Covo Club di Bologna, e questa volta è toccato ai Do Nothing, alla loro seconda tappa italiana in assoluto per presentare l’esordio sulla lunga distanza “Snake Sideways”. La band guidata da Chris Bailey, prontamente inserita nel calderone post-punk fin dalle prime avvisaglie del trittico di singoli “Handshakes”, “Gangs” e “Lebron James”, ha mostrato una maggiore propensione alla quota melodica indie-rock all’interno del debut, senza tuttavia rinunciare a stilettate di deriva art-punk e liriche pregne di ironia.

Ad aprire le danze sono gli Eugenia Post Meridiem, con la loro ultima data del tour a supporto di “like I need a tension”, sophomore pubblicato lo scorso anno, annunciando una pausa dai live a tempo indeterminato. La partenza spetta alle note armoniche di chitarra e tastiera di “Mad Hatter” e alle due parti che compongono la lunga “Life Sleeper”, i cui vocalizzi e bei passaggi strumentali di matrice psichedelica si tuffano nelle atmosfere sognanti di “Crucial Spring”. A spiccare come sempre sono le ritmiche coinvolgenti dal sapore afrobeat e i cambi di velocità della più corale “Around My Neck” e i trascinanti esercizi di stile della frontwoman Eugenia Fera su “Willpower”.

Il quartetto di Nottingham fa il suo ingresso in scena poco dopo le 23, calando subito un asso con “Gangs”, i cui passi incalzanti appaiono ancor più frastagliati nella sua versione live. Alternando allegramente a rotazione acqua, birra e vino, Bailey appare molto sicuro di sé, confermandosi grande protagonista sia in studio, in quanto principale compositore, sia sul palco, tra sprechgesang deciso e controllato e gesti teatrali.

La melodica e trionfante “Happy Feet” assume contorni maggiormente grintosi, cedendo il posto agli efficaci incastri di basso e chitarra di “Glueland”, tratta dall’omonimo Ep uscito nel 2021. “Snake Sideways” e ancor di più “Rolex” si focalizzano sui guitar-riff taglienti di Kasper Sandstrom, velocizzando il passo con “Fine” e la strokesiana “The Needle”. Si toglie gradualmente il piede dall’acceleratore con la bassline di “New Life”, i vocalizzi della melodica “Ivy” e il piglio istrionico di Chris sulla quieta “Sunshine State”. Il frontman si avvicina per gridare i versi di “Contraband” e “Amoeba” in faccia alle prime file, ormai “sciolte” in piccoli balli sul posto, e i ritornelli armonici di “Nerve”, dove la voce del pubblico si fa (finalmente) sentire.

Saltata la finta uscita di scena, usuale preludio dell’encore, con tanto di piccola presa in giro a tale pratica (effettivamente alquanto inutile e scontata), il gruppo continua con la quieta “Moving Target”, anticamera della buona chiusura del set con la ruvida “Lebron James” e la batteria calibrata di “Handshakes”.

Per chi è abituato a esibizioni ben più sudate e loud da far tremare l’impianto e le pareti del Covo, i Do Nothing forse non rappresenteranno un’assoluta novità, tuttavia l’impressione finale è quella di un debutto dal vivo piacevole e divertente da parte di una band con buone prospettive future, protesa più sul versante indie-rock dal punto di vista delle sonorità, ma con un forte accento sui contenuti testuali, mantenuti in evidenza sia su disco sia nella dimensione live.

Scaletta

  1. 1. Gangs
  2. 2. H
  3. 3. appy Feet
  4. 4. Glueland
  5. 5. Snake Sideways
  6. 6. Rolex
  7. 7. Fine
  8. 8. The Needle
  9. 9. New Life
  10. 10. Ivy
  11. 11. Sunshine State
  12. 12. Contraband
  13. 13. Amoeba
  14. 14. Nerve
  15. 15. Moving Target
  16. 16. Lebron James
  17. 17. Handshakes

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