Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

N.135 - Novembre 2022

di AA.VV.

01_abissABISSI - OLTRE (autoprod., 2022)
stoner, post-grunge

 

Trio milanese in pista dal 2018, Abissi è un progetto formato da Francesco Verri (in passato voce e chitarra con i Veracrash), Luca Ibba (già batterista con gli OdE) e Agostino Marino (voce e chitarra nei Little Pig). Unendo le forze i tre hanno scritto e assemblato il materiale racchiuso in “Oltre”, sette tracce per venticinque minuti complessivi che abbracciano un immaginario inequivocabilmente grunge-stoner. Fra i riferimenti più evidenti si possono scorgere le sagome degli Alice In Chains fra le pieghe di “Unica realtà” e degli Stone Temple Pilots in “Grunge Buddha”. E anche, perché no, la possente rocciosità dei Motorpsycho in “Demoni” e certe tinte scure hard-shoegaze che fanno molto primi Nothing in “Spazzati via”. Sprazzi di doom e psichedelia completano un ruvido mix sonoro che affonda le proprie radici in maniera salda negli anni 90. Cantano in italiano e si autoproducono (Claudio Lancia, (7/10)

 

BOB MEANZA - QUANDARY (Oxmose, 2022)
glitch

 

02_bobmea_600“Quandary” di Bob Meanza offre un catalogo di componimenti astratti, con tanto di preludio nella toccata post-psichedelica di glissandi instabili di “Grasshopper”. La doppia “Seesaw/Quiet Summons” è una serenata aliena (trilli fatti vorticare ai pitch più disparati) con un risvolto di sinfonismo romantico che via via implode e si espande a mo’ di massa critica (vi si aggiungono voci e cicalecci cosmici), e “Sunshine” è un’altra sonata post-psichedelica sfocata, densa ma celestiale, generata da un panneggio di plasma elettronico. La sua arte di sovrapposizioni e sfasamenti raggiunge una quota di follia in “Reveal”, disarticolata tra due ritmi stentorei ma confliggenti, una cantilena algida, uno strimpellio disturbato e un basso dub, e una quota di oscurità in “The Stream”, pulsante e grondante distorsioni acid-rock nel classico stile di “Welcome To The Machine” dei Pink Floyd. Il cripticismo diffuso del disco soprattutto si raggruma in dissonanza negli 8 minuti di “Unreadable Scroll”, d’acute lamine elettroniche e trambusti concreti che danno un rocambolesco avvicendarsi di eventi e segni che appaiono e scompaiono, peraltro senza appigli o sviluppi. Terzo album da parte dello sperimentatore digitale di origini veronesi rilocato a Berlino (al secolo Michele Pedrazzi), un compendio di esperienze e tecniche di ritorno dalle collaborazioni a nome Meanza&De e con gli Astma, oltre alle partecipazioni alla Berlin Soundpainting Orchestra e ai Toxydoll, basato su jam improvvisate, poi disintegrate e infine reintegrate con un che di caos calmo. Se non il massimo in fatto di composizione - spesso va a getto continuo sull’onda d’una pura impulsività - allo stesso tempo vanno a segno la temperatura, l’intensità e la densità cui giungono i suoi spunti più felici, oltre al coraggio di spingersi in un magma aperto di non-generi. Essenziali le gesta alla chitarra di Alex Baboian, ma c’è anche il cameo vocale di Bianca Guitton (Michele Saran6,5/10)


03_duocanDUOCANE - TEPPISTI IN AZIONE NELLA NOTTE (autoprod., 2022)
grunge

 

Insieme fin dai tempi dei Banana Mayor, e più avanti anche nei Turangalila, i baresi Stefano Capozzo e Giovanni Solazzo distaccano un proprio progetto, Duocane, che debutta sulla lunga distanza con “Teppisti in azione nella notte”. La febbrile frenesia metalcore con sax free di chiusa di “Entropia ed esco zoccola”, l’hard-rock petulante smezzato da un siparietto alla Bonzo Dog di “Algo Ritmo”, il crossover Korn-iano ripieno di suonini disgiunti in luogo del canto di “Old Man Yells At Clouds”, l’aria depressa con violino suonato a mo’ di western di “Biascica apri tutto” e il finalino stregato nella spezzata e irregolare “Il sonno degli statali” sono tra le loro migliori creazioni. Concessioni (power-)pop, peraltro ambedue calcistiche, sono “Neqroots” e “Zona giallo-rossa”. Presentato, con una non-bestemmia in stile Elio, come un tipico distortissimo duo basso-batteria, in realtà impiega tutto ciò che passa loro per la testa: chitarra, tastiere, archi, vibrafono, sax contralto, per non parlare dell’uso comico delle voci a cappella e dell’aleggiante spirito dadà. Seguito di due Ep, “Puzza di giovani” (2019) e “Sudditi” (2020). Disco breve e goliardico, ma non troppo: tra le righe veicola, sia pur senza eloquenza geniale, un proprio aggiornato commentario sociale (Michele Saran6,5/10)


04_enricofaENRICO FAZIO, GIANCARLO NINO LOCATELLI - 7 ROCKS (We Insist!, 2022)
free improvisation

 

Qualche mese dopo l’inconcludente minestrone ripieno d’ospiti di “Girotondo” (2022) il contrabbassista Enrico Fazio fa mostra del suo lato essenzialista con un solo compare, il clarinettista milanese Giancarlo Locatelli (di solito in coppia fissa col pianista Alberto Braida), con un ciclo di duetti documentati in “7 Rocks”. Alcuni sono dialoghi non particolarmente brillanti (“Organogena”, “Clastica”), altri sono piuttosto monologhi contrapposti (l’appeso, interrogativo “Chimica”) in cui i due sperimentano con scale modali. Altri ancora portano i rispettivi strumenti all’avanguardia rumorista, come nei 10 minuti di “Effusiva”, in cui poi il basso prende a battere un tempo rapidissimo mentre il clarinetto solfeggia seraficamente al ralenti, o a un vortice di frequenze ai limiti, come in “Filoniana”. Registrato in una sola sessione nel 2014 - nell’anniversario della liberazione -, con buone riprese di suono (mastering di Gianmaria Aprile), può essere facilmente preso per arredamento intellettualoide. Rivela, invece, pregevoli profondità d’enigma, a donargli la curiosità che merita. Edito dalla We Insist! Records per la collana dedicata ai recuperi “In Viaggio” (Michele Saran6,5/10)


05_eugeniap_600EUGENIA POST MERIDIEM - LIKE I NEED A TENSION (Bronson, 2022)
alt-pop

 

Eugenia Fera imbastisce la sigla Eugenia Post Meridiem ispirandosi allo schema del folk-pop guidato da nuove ragazze-folletto come Big ThiefHop AlongMothersSnail Mail (Any Other per l’Italia), cosicché il disco di debutto “In Her Bones” (2019), nonostante una certa ambizione di fondo, si regge quasi solo sul registro belante della leader e quasi nulla sui tre di supporto (Giovanni Marini, Matteo Traverso, Matteo Vignolo). Il singolo doppio “Life Sleeper” (2021) rende più sciolta la faccenda evidenziando, soprattutto nel Kate Bush-iano “Lato B”, qualche accento psichedelico in più. E’ l’assetto del passo successivo di “Like I Need A Tension”: proprio il maquillage alla Bush toglie di mezzo il vibrato dal canto di Fera, rendendolo quindi più intraprendente. Al contempo i comprimari si mettono ben più in luce, sicché in “Unchained Will” a spuntarla è il clima (retrò) di incontri e scontri, pause fatate e ripartenze. Fera di par suo indovina qualche refrain: quello rallentato accompagnato da una distorsione digitale nella corsa sincopata di “Around My Neck”, quello sommerso da brusche fanfare informi nel r&b St Vincent-iano di “Willpower”, e quello da canzoncina pop alla France Gall con un grazioso tribalismo tossico di “Whisper”. Prosegue la costruzione-decostruzione da parte del quartetto ligure di una post-canzone melodica, sfuggente, talvolta svanita, fratturata - anche angolosa -, e spesso ricca di dettagli disorientanti. L’incantesimo finisce nella seconda parte, quando di nuovo cadono in lungaggini e perdono l’orientamento (pomo della discordia: lo slow-pop “Tiny Prospectives”) (Michele Saran6/10)


06_metidMETIDE - CIRCADIANS EP (autoprod., 2022)
alt-metal

 

Il bergamasco Omar Carissimi mette in piedi il quartetto dei Metide facendo leva sul suo multistrumentismo (chitarra ed effetti elettronici) e ancor di più sul suo vocalismo ben spartito tra il lamentevole del grunge e il furibondo del metalcore, alla maniera di Burton Bell dei Fear Factory. Il loro primo concept “Solution” (2019) suona così impressionista, acquarellato più che brutale. La successiva suite “Circædian” di 15 minuti in due parti, nell’Ep su cassetta “Circadians”, tiene fede a queste coordinate stilistiche. All’inizio è in tutto e per tutto un pezzo ambient, voci trasmittenti inceppate su un sottofondo elettronico e una serpeggiante distorsione. Segue un inno blues Mark Lanegan-iano dall’accompagnamento centellinato (o un Mark Hollis alla testa dei Tool) la cui rabbia metal non esplode tutta in un colpo, anzi transita senza scosse al growl in una variazione appena enfatica. La seconda parte si intitola “Reprise” ma è di fatto una prosecuzione necessaria ad evidenziare la tragicità teatrale di questo duetto schizoide. Canovaccio post-metal illuminato al nero in cui i dettagli - niente riff veri e propri, pochi assoli o progressioni eccitanti - si sottomettono a una maratona un po’ lenta e sbrodolona ma dall’indubbia importanza monumentale, con uno stile deficitario sacrificato per una buona causa. Una volta tanto conta più il messaggio d’insieme: mitigare la depressione con la maniacalità. Libero download (Michele Saran6/10)


07_sabualaSABÙ ALAIMO - STAR DELLA PROVINCIA (Arancia, 2022)
songwriter

 

Ancora forte della prima esperienza di gruppo con i Sabù e La Vigilia, il palermitano Salvatore “Sabù” Alaimo debutta con quello che rimarrà il suo album migliore, “Logica egoistica” (2013), decadente e ombroso. Gli fa seguito un molto più educato “Generazione digitale” (2017) che getta anche le basi per il terzo “Star della provincia”, a partire dall’immacolata dedica sentimentale di “E’ Palermo che ti piace” e poi in un paio di tarante Toto Cutugno-esche in rima con archi, dolentemente agrodolci, “La giostra” e “Sconosciuti”. Per il baricentro emotivo si accosta di quel tanto a Ligabue, ma temperando il vigoroso vaticinio sulla sconfitta quotidiana dell’emiliano con un afflato quasi sacerdotale, per cui risulta un’accennata alternanza tra pacatezza (“Caffetterie e Call Center”) e risolutezza, pur meno riuscita (“Il pazzo”). Album non privo di coscienza nelle canzoni e intuito negli arrangiamenti. La mancanza di amalgama però lo vizia: l’eponima “Star della provincia” è in realtà un singolo risalente al 2020 prodotto da Riccardo Piparo in una modalità da pop italiano vecchio stampo, il resto, fortunatamente più serio e salace anche se con qualche scadimento, viene da una successiva sessione prodotta, e in parte, con Leo Curiale. Rappezzato anche negli studi utilizzati (il suo Arancia Records, Play Studio, Cantieri 51) e persino sprecone nell’uso dei musicisti, più di venti in tutto (Michele Saran5,5/10)


08_radiotrRADIO TRAPANI - T.V.B. KIND OF LOVE (Spazio Dischi, 2022)
neo-soul

 

Radio Trapani (Dario Trapani, Domodossola) si avvicina alla creatività in proprio dopo un diploma in jazz e musica elettronica e la trasferta in terra olandese, ma con il concept di rottura amorosa “T.v.b. Kind Of Love” dimostra di accontentarsi di una forma-canzone per lo più di scarsa sostanza. Lo “spot” con cui si apre, “Jealousy”, contiene in un minuto e trenta un po’ tutte le tecniche di produzione e canto che poi il resto si limita vieppiù a diluire, specie la novelty amabile di “Salix Babylonica” e il fare da post-chansonnier per piano invecchiato in “The Afternoon”. Agganci a un possibile ennesimo revival del pop “new romantic” stanno nella Romanthony-iana “Go” e nell’ancor più corrivamente derivativa “The Loss And The Gain”. Album autodefinito “genreless” di comune accordo con l’estetica fluida e non-binaria del neo-progressismo social anni 20, in realtà un’opera prima che vale solo come prova di massima, ipersatura di suoni per un verso e depauperata come dei lavori in corso per l’altro. Davvero fluida è semmai la sua vocalità - pronuncia perfetta compresa -, una delle poche degli ultimi tempi a non sfigurare nel portamento cosmopolita (Michele Saran4,5/10)


09_kabukid_600KABUKI DREAM - ABSTRACT (Veidt, 2022)
electro

 

Fuoriusciti dalla Banda Dei Sospiri, Cesena, Jacopo Gabanini e Francesco Bartoli si rinominano Kabuki Dream e improntano un primo “Progress And Total Control” (2019) al rock gotico, quindi con una trilogia di Ep traghettano ai sintetizzatori e infine completano la svolta elettronica nel secondo “Abstract”. I primi due pezzi rappresentano quanto si può ascoltare dell’album: l’eponima “Abstract”, alla Enigma (inno gregoriano su pulsazione sincopata), e “Timeless”, un mesto adagio per archi condotto in stile flamenco. In quanto rimane ci sono abbozzi, da “Giorgio MorOrwell”, abbozzo di rave techno, a “Cyber-Ronin”, abbozzo ambient-techno vagamente alla Boards Of Canada, da “Let Me Be Inebriated”, una possibile base per una canzone italodisco sofisticata, a “Lethargic Pachiderma”, una prova di colonna sonora horror Dario Argento, persino un tentativo di folktronica cubista alla Books inserito negli 8 minuti di “Verità non verità”, e tutta una serie di altri assemblati non meglio identificabili. Prodotto da Jack Ceccarelli, che interviene anche alla chitarra, e desunto da una serie di tavole (astratte) di Matteo Babbi, non manca qua e là di passione ma nell’esecuzione fa disastri, un marasma di loop malfatti, effetti a caso e preset manovrati rozzamente, linee ritmiche sequenziate alla bell’e meglio. La nuova elettronica è molto dura, direbbero gli Skiantos, perché è troppo facile da fare. Un senso questo dilettantismo però lo trova - involontariamente - nei due pezzi cantati, folli ninnenanne quasi-psichedeliche (“Your Coaches”, “Away”) gettate nella tracklist ma fuori contesto (Michele Saran4,5/10)


10_shiftyspSHIFTY SPLIT - ONLY AFTER (Brutture Moderne, 2022)
psych-rock

 

Originario d’Ivrea, Renato Elia è una delle pedine dei Bela Lugosi - i Jennifer Gentle prima dei Jennifer Gentle - quando decide di lasciare la futura band di Fasolo-Gastaldello e fondare una propria sigla neo-psichedelica, Shifty Split. A vent’anni dal primo “Before After” (2002), oltre a qualche album e progetto successivo, arriva una sorta di risposta, “Only After”. A confronto con gli abbozzi di jam deviate e tossiche post-Velvet Underground del debutto, per quanto ingenuamente autoindulgenti (non efficaci quanto quelle coeve dei Jennifer), il nuovo album appare come un vecchierello appassito. La sua chitarra che allora spumava filamenti lisergici ora strimpella in disparte in un elettro-pop orientaleggiante (“The House”) oppure in una salsa eterea (“Behind The Corner”), fin quasi a svanire (l’ancor più spenta “Oil Fable”), riattivandosi al massimo per una ballata country (“New Shape”). Unico cambio di passo è il garage-pop maschile-femminile di “Brace Yourself”, che però suona come una demo o poco più, e unico esperimento è “The Promise”, sorta di remix amatoriale di una canzone languida di George Harrison, per di più ammazzata di riverbero. Concept dedicato alla figura di A. Jacob, abbracciata da Elia dapprima dal vivo in veste acustica e poi portata su disco con l’arrangiatore Francesco Giampaoli. Un connubio d’eccezionale svogliatezza. Fiacca anche quando - l’eponima “Only After” di 7 minuti - emerge a spizzichi una vera squadra di supporto (Massimiliano Amadori, Marco Bovi, Jan Falinski, Francesca Gallo, Diego Sapignoli) (Michele Saran4/10)

Streaming
ABISSI - OLTRE (autoprod., 2022)
BOB MEANZA - QUANDARY (Oxmose, 2022)
DUOCANE - TEPPISTI IN AZIONE NELLA NOTTE (autoprod., 2022)
ENRICO FAZIO, GIANCARLO NINO LOCATELLI - 7 ROCKS (We Insist!, 2022)
EUGENIA POST MERIDIEM - LIKE I NEED A TENSION (Bronson, 2022)
METIDE - CIRCADIANS EP (autoprod., 2022)
SABÙ ALAIMO - STAR DELLA PROVINCIA (Arancia, 2022)
RADIO TRAPANI - T.V.B. KIND OF LOVE (Spazio Dischi, 2022)
KABUKI DREAM - ABSTRACT (Veidt, 2022)
SHIFTY SPLIT - ONLY AFTER (Brutture Moderne, 2022)