Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani

Dieci Piccoli Italiani - N. 118 - Giugno 2021

di AA.VV.

01_romolROMOLO - RAGAZZO BLU (Bunker, 2021)
psych-trance

Romolo cambia pelle, o meglio punta dritto, al secondo giro di boa, verso quella che potremmo definire una mescola in cui il big-beat inglese incontra in qualche modo la psichedelia dei Can. “Ragazzo blu” non è quindi soltanto il primo Lp del polistrumentista partenopeo, dopo l’ottimo Ep “Bunker Records” del 2017, ma qualcosa che va ben oltre la mera dichiarazione d’intenti. Il giovane musicista napoletano stavolta fa sul serio. E lo dimostrano le scorribande psicotiche di “Delta”, a condurre l’ascoltatore per mano nel deserto del Nevada, magari per mostrargli i suoi demoni prima di farli danzare intorno al fuoco. Elettronica nineties e assoli corrosivi che si inseriscono a gamba tesa tra un beat e l’altro sono gli ingredienti di un sound meticoloso, eppure straniante quanto basta per disorientare i timpani con trovate di vario tipo e roboanti pulsazioni che riportano a galla i dimenticati Add N To (X). Insomma un patchwork di trovate estasianti, dove l’unico collante è l’innata abilità di tergiversare a seconda dell’occasione: quasi un J Rocc con chitarra e synth al posto dei piatti. E anche quando c’è da prendersi una pausa, ad esempio in “Meta A’”, il ritmo esotico scazzotta subito con partiture folli dando vita all’ennesima fuga. Entropia, direbbero i più confusi; puro talento, replicherebbero gli altri (Giuliano Delli Paoli7,5/10)


02_gentlesoGENTLE SOFA DIVER - OFF THE FISH TANK (Non Ti Seguo, 2021)
alternative, post-rock

Dopo una gestazione di alcuni mesi, passati all’Avangarage Recording Studio della sua Pesaro a incidere, da solo, praticamente tutte le parti strumentali, Nicolò Baiocchi, 27enne di stanza a Bologna, fresco di laurea in Medicina, ha rilasciato per la milanese Non Ti Seguo Records il suo esordio sulla lunga durata: “Off The Fish Tank”. Le nove tracce letteralmente “fabbricate” da Gentle Sofa Diver – questo il nome del progetto solista di Baiocchi, in passato membro dei FAT – tradiscono una lunga lista di ascolti che include i numi tutelari della scena post-rock internazionale, da SlintBark Psychosis (su tutti) a TortoiseRodanUnwound e Mogwai, passando anche per Massimo Volume e Giardini di Mirò. A sporcare di genuino lo-fi la carica di episodi come l’iniziale “That Dream I Made”, peraltro corroborata da un allucinato spoken-word, concorrono rumorismi di evidente matrice Sonic Youth (in particolare quelli di “Dirty”), di cui il Nostro sembra altrettanto avido divoratore. Tra liriche intimiste e sezioni ritmiche poderose (“Self Sabotage”), malinconiche introspezioni chitarristiche (“Seaside Winter Postcard” e “Embrace”), evocative code strumentali dal sapore psichedelico (“A World I Used To Know”), deviazioni nell’emocore à-la American Football (“Control” e “In The Fish Tank”) e lente immersioni negli abissi shoegaze (“Home”), Gentle Sofa Diver si dimostra già alla sua prima prova un valido e sensibile polistrumentista, oltre che un one-man-band su cui tenere alta l’attenzione (Davide Tucci, 7/10)


03_younotYOU, NOTHING - LONELY / LOVELY (Floppy Dischi/Non Ti Seguo Records/Dotto, 2021)
shoegaze, dream-pop

Arriva da Verona una delle realtà più interessanti del nuovo shoegaze di casa nostra. Un sound che riporta in parte ai fasti della “Pesaro rumorosa” di Be Forest e Soviet Soviet, ma senza mai trascurare notevole gusto “pop”, attenzione per la melodia e irruenza quasi “post-punk”, tutto evidente dal muro di suono che si concretizza sin dai primi secondi dell’iniziale “Identity”. Otto tracce che rappresentano l’esordio del quartetto veneto, un concentrato di presente e passato in grado di soddisfare sia nostalgici che nuovi adepti, e in tal senso un brano come “Somber” dimostra di sapere coniugare alla perfezione le atmosfere degli Slowdivecon quelle dei Nothing (ma fra le righe potrete agilmente rintracciare anche rifrazioni molto Beach House). Ulteriori motivi di interesse dentro “Lonely/Lovely” arrivano con il ritornello killer di “Reflectie”, l’ambientazione pop di “Waves”, l’aggressività di “H.Y.E.” (dal sapore vagamente Editors, sostenuta da un prodigioso basso e da un convinto solo di chitarra), la sbarazzina visceralità di “Problems”, con cascata di chitarre finale in perfetto stile My Bloody Valentine, le patina di malinconia che contraddistingue “Closer”, la coinvolgente velocità di “Gazers” che ricorda qualcosa dei migliori Placebo (Claudio Lancia7/10)


04_indianizINDIANIZER - RADIO TOTEM (Tega, 2021)
psych-rock, elettronica, ambient, free-jazz

Direttamente dalla capitale sabauda sbucano gli Indianizer, un quartetto non di primo pelo che ha già alle spalle numerose pubblicazioni (2 Ep e 3 Lp) e svariate partecipazioni live in importanti festival europei, dove ha condiviso il palco con artisti del calibro di King Gizzard And The Lizard WizardBlack LipsFat White Family e Lino Capra Vaccina. Il nuovo progetto intitolato “Radio Totem”, autoprodotto e pubblicato per TEGA, la neonata etichetta indipendente creata dal collettivo veronese C+C=Maxigross, nasce dall’esigenza di dare una forma al dolore, alla perdita e al senso di abbandono; un inno oscuro alla consapevolezza di dover imparare a lasciare andare le cose, i momenti e le persone. La musica proposta scava nell’ombra, come un requiem liberatorio, un rituale ipnotico che accompagna a vedere ciò che non c’è più, ma che in qualche modo resta tangibile, molto più di quanto la realtà imporrebbe. Il disco si compone di alcune tracce strumentali e altre cantate o recitate per la prima volta tutte in italiano, solo in un caso per una durata ampiamente dilatata (“Tocca a noi”), un viaggio cosmico di circa venti minuti plasmato su un crescente e catartico ritmo magnetico. Le sonorità sono un mix di psichedelia, ambient, world music e quell’elettronica d’avanguardia che ha avuto in Franco Battiato uno dei più fervidi esponenti (“Dopo l’estate”). Le tribali varianti free-jazz (“Impossibile” parte 1 e parte 2), si appoggiano sulla personale analisi di sonorità esotiche che ben si accompagnano agli stilemi psichedelici di fondo. Gli Indianizer meritano ben più che un semplice ascolto. Una proposta coraggiosa sfornata da chi – e s'intuisce chiaramente – non ha alcun timore di mostrarsi fuori dai classici canoni imposti dal mainstream (Cristiano Orlando7/10)


05_lazyfre_600LAZY FRENKY - ORTHO (Totally Imported, 2021)
alt-pop

I modenesi Francesca Regoli e Andrea Zambelli, l’una alle tastiere e l’altro alle chitarre, fanno coppia a nome Lazy Frenky per il debutto “Ortho”, subito inaugurato da due delle loro prime e migliori canzoni appiccicose: “Breathless” e “The One About Tomatoes”. A seguire il tono si fa appena più meditabondo senza comunque attutirne la vena canora e una spinta propulsiva tanto lo-fi quanto hi-fi. L’eponima “Ortho” riproduce solamente un semplice refrain, ripetuto come un mantra su una soundscape fantasmagorica. “Crystal Mind”, r’n’b elettronico e altissimo, dapprima sospeso e poi scattante, s’impreziosisce di contrizione chiesastica. “Mama”, ballata fatalista d’indole gospel, e “Stunning”, di spiccata indole soul-hop, ricevono una buona dose di angelica profondità in “Elide” e poi di solennità nella “Hearth” di chiusa. Voci in impostazione Fiery Furnaces: Regoli spadroneggia con un certo carisma, Zambelli sta vieppiù rarefatto in seconda. Non frequente, in ogni caso, sentire un album di nuovo pop prenditutto (SiaAdeleLykke LiLana Del Rey) con popò di amalgama e cotanto distinto portamento. Melodie non di prima mano e d’ispirazione media, ma sempre trasparenti nel sentimento, vivide, edulcorate con gusto. E che confezione (Lorenzo Borgatti) (Michele Saran6,5/10)


06_enricomoENRICO MORELLO - CYCLIC SIGNS (Auand, 2021)
post-bop

Il batterista jazz di origini capitoline Enrico Morelli per il suo primo quartetto recluta Francesco Lento (tromba), Daniele Tittarelli (sax alto) e Matteo Bortone (double bass). Primi episodi interessanti di “Cyclic Signs” sono proprio quelli fondati sul ritmo, “Forest People” e “Quite Close”, la prima un’insistente quadriglia tribale di doppi assoli incrociati di tromba e sax, la seconda una scandita bossa introdotta da un bel recitativo evanescente di tromba. “Natural Movement” è un doppio tributo: al bop di Charlie Parker e al jazz creativo dei tardi 80. Si entra davvero nel cuore del progetto con “What Happened On The Road”, un blues sincopato con feeling e sviluppo Ornette Coleman-iani, e ancora meglio con “Drill In My Brain”, vertice caotico, e “Ghost Truck”, vertice di rarefazione (un tour-de-force di 9 minuti). Passato da sideman (anche con Rava) a bandleader e compositore in un debutto serpentino sostenuto da comprimari che grondano voglia e competenza (qualche interludio d’improvvisazione collettiva), Morello ne è uscito vittorioso. In aggiunta alla sua batteria infaticabilmente malleabile suona anche il qraqeb di provenienza marocchina, sorta di nacchere (Michele Saran6,5/10)


07_tundrTUNDRA - NUVOLE ROSA, RAGNI E GUAI (Freecom Music Booking, 2021)
indie-rock, post-punk

Prodotto da Luca Matteucci e registrato al Redroom Recording Studio, l’esordio della giovane band pisana Tundra raccoglie i cocci del post punk a primo acchito vagamente alla Fugazi, per intenderci, con l’intento di incollarli qui e là mediante una scrittura intimista, che trae spunto dalle peripezie interiori di tutti i giorni attraverso un ermetismo tanto criptico quanto immediato. Un immaginario in cui Pisa prende un po’ il posto di Washington, volendo giusto rimanere nella dimensione del parallelo e della metafora di turno. La band - nata nel Dicembre 2017 dall'incontro tra il chitarrista Matteo Carli e il cantante Daniele Piai, ai quali successivamente si aggiungono Lorenzo Artigiani (batteria), Lorenzo Mariotti (chitarra) e Federico Vannelli (basso) - si dichiara vicina a sonorità britpop, con influenze grunge e indie rock. Certo, in più di un’occasione tornano a galla i grandiosi e inarrivabili Manic Street Preachers, così come Strokes, i primissimi Verdena e gli altrettanto iniziali Arctic Monkeys. Ma in ballate come “Tremo” c’è tutto il rock indipendente italiano a cavallo tra i Novanta e i Duemila, quello che unisce Valentina Dorme e Virginiana Miller, a conti fatti gli avi più sinceri di un gruppo in alcuni momenti ancora “acerbo” ma da segnare immediatamente sul taccuino. Soprattutto per chi ha voglia di tornare indietro di un paio di lustri, senza per questo aizzare il tanto blasonato revival “rock” in voga ultimamente a Rotterdam e a Sanremo (Giuliano Delli Paoli6,5/10)


08_massimogMASSIMO GARRITANO - FREEFOLK (Manitù, 2021)
folk

Massimo Garritano inizia come chitarrista e arrangiatore del canzoniere pop di Verdiana Zangaro, quindi con il sassofonista Alberto La Neve approfondisce il suo flirt col jazz in “Doppio sogno” (2014). Il suo primo lavoro solista, “Present” (2016), propone un fingerpicking perlopiù pacato ma anche un paio di esperimenti: le stratificazioni leggermente dissonanti di “Costellazione 5” e la scorsa di slide di “Great Spirit”. Sono episodi profetici che si approfondiscono in “Talknoise” (2018), un disco collaborativo in cui affresca le sue soundscape più aspre e cacofoniche in accompagnamento alle recitazioni del narratore Ernesto Orrico, e in “Freefolk”, finora il suo parto più ambizioso. Intercalano l’opera degli “Haiku” che sono proprio quello: versi poetici minimi che bastano a loro stessi, d’una rarefazione trascendentale eccettuata solo dal quinto (invece insolitamente denso e scattante). Il grosso ha un che di dimostrazione tecnico-virtuosistica un tantino viziata d’enciclopedismo; si svaria da una quasi-taranta (“Magara”) a una quasi-serenata (“Night Moon”), da un momento strutturato come una piccola improvvisazione jazz (“Bottle Cup Blues”) a un altro impostato come una sorta di rondò neoclassico (“Una danza nuova”), da un impressionismo (“Pitagora”) a una nostalgia mediterranea (“Joe Zangara”). I due brani maggiori sacrificano in evocazione ciò che guadagnano in sforzo armonico: “Life In A Box”, una toccata e fuga d’indole progressive-folk, ma anche questa con sentori di danza agreste e sovraincisioni dissonanti, e “Xenos”, un’improvvisazione fatalista persa in effluvi psichedelici. Frutto di un ritorno nella terra natia (San Fili, entroterra cosentino), di un “riportando tutto a casa” che ha anche svolazzi politici in qualche titolo-didascalia (“Joe Zangara”, conterraneo fautore dell’attentato a Roosevelt) oltre a quelli estetici (“John Fahey” omaggia i primi “death chants” del grande di Washington), conteso, e forse non risolto, tra raziocinio e passionalità. Lo stile di Garritano, disegnato da chitarre (anche preparate), bouzouki, lap steel e qualche tocco di live electronics, spuma screziature e sovreccitazioni ben riprese da Pierpalo Mazzulla e di nuovo Orrico. “Free” a modo suo. Sottotitolo: “Songs & Instant Compositions” (Michele Saran6/10)


09_humanbHUMANBEING - HUMANBEING (RareNoise, 2021)
modern creative

Compositore di colonne sonore per cinema e televisione, Rossano Baldini converte queste sue competenze, oltre a quelle di tastierista e multistrumentista, per cimentarsi con la creazione in proprio. Il nome Humanbeing prende ispirazione dalla paternità. Si parte perciò da “Flesh”, una trenodia da camera remixata digitalmente, e si arriva a “Heart”, un ultimo Om di serenità a lambire certi Penguin Cafe, fatto di corde volanti, aloni celestiali e un pacificato pianismo. Non eccelle invece “Liver”, un tributo alla vaporwave che anzi zavorra un po’ un insieme già gracile e breve. L’equilibrio di massima è comunque garantito da pezzi come “Blood”, pulsante corsa metafisica post-Radiohead fondata sul piano elettrico e i suoi echi deformi, e “Skin”, estatica sospensione di ronzii e vocalizzi. Alla prima operetta del concertatore romano si può rimproverare la sgonfiante concisione che, però, allo stesso tempo convoglia quel senso unitario necessario al concept meta-fisiologico, correttamente condotto nella forma-suite di due blocchi di brani in continuità. Se non pathos, vanta un’appassionata levità. Uscita felicemente agli antipodi per Rare Noise (Michele Saran6/10)


10_turanga.TURANGALILA - CARGO CULT (Private Room, 2021)
alt-rock

Di Bari, il quartetto dei Turangalila (Pino Di Lenne, Antonio Maffei, Giovanni Solazzo, Costantino Temerario: due chitarre, basso e batteria, tutti alla voce, più qualche strumento alieno) comincia nel segno delle sonorizzazioni di classici muti con il “Caligari” di Wiene, poi immortalata nel mini “Della gioia sovrumana, impetuosa, abbagliante e sfrenata” (2019). Il primo lungo “Cargo Cult” al contempo beneficia e si appesantisce proprio di quest’approccio cinematico. “Omicidio e fuga” è un doom-metal forte di quello slancio dannato, sdrucito e sottilmente industriale dei Swans. La specialità del complesso sta comunque nelle mini-suite. La prima, “Tone Le Rec”, comincia scandita genericamente come una pendola e poi viene portata al bilico tra andazzo nervoso ed evanescenza psichedelica, la stessa che poi pervade quasi in toto “Liquidi e spigoli”. L’eponima è una elegante variazione del post-rock in accelerazione e crescendo che converge in un altro paradiso artificiale con coro a mezza voce e tanto di “Coda” distorta. La più lunga, “Die Anderen”, è la tirata finale (10 minuti) che torna al metal, gotico stavolta, percorsa da un inno elettronico dolente e spezzata da un interludio stregato pseudo-avanguardista. Il complesso (nome tratto dal capolavoro sinfonico di Messiaen) non ribalta alcuno stereotipo, o meglio maschera il manierismo con lo stereotipo del ribaltamento degli stereotipi: suona, gorgheggia, diventa pestone, quindi leggiadro, poi progressive, poi hard. Si droga, ritorna sobrio. N’esce un disco mediamente ambizioso con punti mollicci (“Don’t Mess With Me Renato” è una power-ballad pop-metal, pur ruggente) come pure un disco, dote non frequente, col turgido afflato di un concerto dal vivo. Singolo: “Tone Le Rec”. Solo streaming (Michele Saran6/10)

Playlist
ROMOLO - RAGAZZO BLU (Bunker, 2021)
GENTLE SOFA DIVER - OFF THE FISH TANK (Non Ti Seguo, 2021)
YOU, NOTHING - LONELY / LOVELY (Floppy Dischi/Non Ti Seguo Records/Dotto, 2021)
INDIANIZER - RADIO TOTEM (Tega, 2021)
LAZY FRENKY - ORTHO (Totally Imported, 2021)
ENRICO MORELLO - CYCLIC SIGNS (Auand, 2021)
TUNDRA - NUVOLE ROSA, RAGNI E GUAI (Freecom Music Booking, 2021)
MASSIMO GARRITANO - FREEFOLK (Manitù, 2021)
HUMANBEING - HUMANBEING (RareNoise, 2021)
TURANGALILA - CARGO CULT (Private Room, 2021)
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